Sacco e Vanzetti

A quasi cento anni dalla morte dei due anarchici italiani il caso appassiona ancora, morirono per le loro idee e perché porci italiani

“Gli abbiamo spalancato le porte del nostro Paese, li abbiamo nutriti e custoditi, gli abbiamo dato benessere e loro come si sono comportati nei riguardi del nostro Paese? Non solo sono italiani, ma si prendono anche il lusso di essere anarchici, sono due maiali bastardi che l’unica cosa di buono che può fare questo tribunale è consegnarli al boia per farli sparire dalla faccia della terra”.

Così espresse la sentenza il giudice del tribunale  Webtser Thaver, personaggio corrotto e influenzato dal Governo Americano, la sentenza di morte di Sacco e Vanzetti fu scritta sin dal giorno del loro arrivo in USA.

Il Governo Americano voleva a tutti i costi un Paese tranquillo, senza problemi, e Sacco e Vanzetti, e gli altri come loro erano in quegli anni il più grande problema degli americani.

vanzetti LondraQuando i due, accusati di un assassinio mai commesso, furono condannati a morte da accuse improvvisate e irreali il mondo, si ribellò, da Stoccolma, a Boston ci furono manifestazioni che chiedevano la loro grazia a Londra, ci fu una manifestazione epocale che causò anche arresti e feriti.

Pochi sanno che a ucciderli non fu solo un razzismo strisciante ma soprattutto il fatto che i nostri due compagni erano a conoscenza di un assassinio perpetrato dalla polizia ai danni di un altro italiano, Andrea Salsedo, anarchico anche lui, uccidendo Sacco e Vanzetti si chiudevano per sempre due bocche scomode in quanto a conoscenza di una assurda quanto scandalosa verità.

In Italia il compositore napoletano E a Mario pubblicò “a seggia elettrica“, canzone dedicata alla madre di Sacco che si ridusse in miseria pur di pagare la difesa di suo figlio, pochi anni dopo la morte di Sacco anche lei morì per un attacco di cuore, la canzone fu presa in prestito dai gruppi anarchici di quel periodo. A Boston durante una manifestazione Woody Guthrie, popolare folk singer che avrebbe poi ispirato la luminosa carriera di Bob Dylan fece un concerto tra la folla che veniva caricata dalla polizia.

Per qualche giorno ci fu anche la speranza che quel grande movimento di opinione che correva in tutto il mondo potesse salvare le loro giovani e innocenti vite.

Alla fine dopo un consulto tra il Governo, il Presidente degli Stati Uniti e lo stesso Presidente del Tribunale si decise che a scopo cautelativo era comunque giusto ucciderli, non fosse altro per dare un esempio e un monito a tutti gli italiani che avevano eletto la Patria oltre l’oceano.

Joan-Baez2Sacco e Vanzetti non sapevano che i loro nomi sarebbero corsi lontano nel tempo, quello dei due anarchici fu un caso che non si riuscì mai a seppellire, e molti anni dopo, grazie a Ennio Morricone, a Joan Baez,  gli Abba, Gianni Morandi, Giovanna Marini, e Francesco de Gregori, il caso riesplose in tutta la sua crudeltà e voglia di giustizia. Anche la città di Napoli ha dato contributi per la loro causa attraverso artisti come Daniele Sepe,  nonché l’uscita di uno sceneggiato RAI  per la regia di Giuliano Montaldo, così il caso improvvisamente si riaprì e l’amministrazione Carter decise di creare il giorno dedicato a Sacco e Vanzetti, fu il Governatore greco americano, Michael Dukakis ,  poi candidato perdente dopo due anni alla carica di Presidente degli Americani, a gridare a tutto il mondo  “Io dichiaro che ogni stigma e ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti”; Ma questo non aveva il significato di assoluzione postuma, gli Americani non hanno mai ammesso di avere ucciso qualcuno  per errore. Per i due fu anche istituito il “giorno della memoria per Sacco e Vanzetti” che si celebra ogni anno nell’anniversario del barbaro omicidio, cioè ieri.

Sacco e Vanzetti sono nomi che ci portiamo dietro dal momento in cui ci si comincia a occupare di politica, perché è il simbolo della vittoria dell’ingiustizia, della sopraffazione, dell’assenza di vergogna.

Sbattuti in un carcere perché anarchici, scapparono dall’Italia più che per le loro condizioni economiche per la paura di essere richiamati nell’esercito italiano che si preparava a una folle guerra contro le più grandi potenze mondiali per stare al fianco di Hitler.

Per un anarchico la guerra è un tabù, come il maiale per i musulmani, un anarchico non può uccidere un suo simile nel nome di uno Stato, è impensabile. Entrambi scapparono, non dalla miseria, ma dalla guerra, né più né meno di tanti libici e sudanesi che arrivano in Europa solo per godere la pace, vivere lontano dalle paure, dai rumori assordanti di mitra e bombe e dalla vista di sangue e case distrutte.

Fu una corsa inutile, per loro furono firmati appelli fra tanti, due nomi su tutti, Einstein, che venne definito dall’assassino, il Governatore, Alvan T. Fuller,  un pazzo, e se fosse vero che esiste una giustizia divina ci auguriamo di tutto cuore che si stia rosolando tra le fiamme del girone più profondo dell’Inferno, anche Benito Mussolini chiese la grazia al Governatore, ma il clima politico che c’era tra Italia e America non consentiva sconti.

Per sette lunghi anni hanno abitato in due celle uno fronte all’altro, dandosi coraggio e stimoli per potere meglio sopportare il dolore dell’attesa della morte.

sacco e vanzetti 1Pochi attimi dopo la mezzanotte del 23 agosto ormai di quasi cento anni fa Sacco fu prelevato e portato nella stanza dell’elettricità, uno sguardo al suo compagno Vanzetti e da solo senza essere sorretto da nessuno si avviò verso la morte perché anarchico e italiano, fu legato, imbavagliato e in cinque lunghissimi minuti fu invaso da una scarica di volt che tanto fu forte che mancò la luce a tutto il quartiere, pochi attimi dopo Vanzetti subì lo stesso trattamento, andarono a morire fieri e con passo fermo rifiutando entrambi i conforti religiosi, una guardia che partecipò all’assassinio disse “sembravano avessero la rabbia di chi avesse subito una grande ingiustizia”, è vero a quasi cento anni da quel giorno i nomi di Sacco e Vanzetti attraversano ancora i nostri cuori e la nostra pelle.

Ecco la lettera che Bart Vanzetti scrisse al figlio Dante poche ore prima di morire.

 “Ricordati sempre, Dante, della felicità dei giochi non usarla tutta per te, ma conservane solo una parte (…) aiuta i deboli che gridano per avere un aiuto, aiuta i perseguitati e le vittime, perché questi sono i tuoi migliori amici; son tutti i compagni che combattono e cadono come tuo padre e Bartolo, che ieri combatté e cadde per la conquista della gioia e della libertà per tutti e per i poveri lavoratori  Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre idee, che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire. Tuo padre

No commento

Lascia risposta

*

*