PROVENZANO: UN MINISTRO….”LOQUACE”

P.R,F.C quello del Ministro Provenzano è uno "scippo facoltativo"ai danni del Sud,Approssimazione, ambiguità e assenza totale di onestà intellettuale

Riceviamo e pubblichiamo di Rosario Marra segretario provinciale del PRC di Napoli

  1. Un’altra intervista del Ministro

Sul numero della rivista “Left” dello scorso 22/05 c’è un’altra intervista concessa dall’attuale Ministro per il Mezzogiorno.

E’ un vero peccato che alla loquacità del Ministro in questione non sempre corrisponda altrettanta chiarezza, qualcuno potrebbe dire altrettanta “onestà intellettuale” perché si gioca sull’equivoco e, quindi, si resta nell’ambiguità.

Quest’ ultimo caso, non rappresenta il nostro punto di vista perché, per questioni di cultura politica, rifuggiamo dalla personalizzazione delle contraddizioni, tuttavia anche noi, spesso, non riusciamo a trovare un riscontro effettivo ad alcune dichiarazioni del Ministro.

Qui tocchiamo soltanto un punto dell’intervista in commento: quello relativo alle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione.

Difronte alla domanda della giornalista se le risorse FSC potessero essere stornate o meno il Ministro, ancora una volta, smentisce tale evenienza.

    Però, osserviamo, l’insieme delle varie smentite non è mai servito ad entrare nel merito della prevista “flessibilità” nell’uso dei fondi strutturali ossia, nel caso di specie, di spostare da una categoria di Regioni ad un’altra le risorse europee.

    Uno dei punti di maggiore ipocrisia di questo Governo – che Provenzano non può non vedere –  è che gli scippi vengono presentati come facoltativi (“possono essere…”) mentre è chiara la volontà politica di procedere in tal senso altrimenti non si comprende come questa “possibilità” di uso flessibile dei fondi sia presente, in forme diverse, nel documento del Dipe della Presidenza del Consiglio, nel def 2020 e nel “decreto rilancio”.

Del resto, ad esempio, anche il “mini-scippo” del FSC contenuto negli articoli 183 e 184 del d-l n. 34/2020 per quanto riguarda il finanziamento della cultura viene presentato come facoltativo (in questo caso si tratta di uno scippo di 100 milioni dal FSC usato come bancomat).

    In  merito allo storno dei fondi dalle Regioni deboli a quelle forti, si tratta di chiarire che è uno scippo che ha delle sue specificità rispetto a quelli che l’hanno preceduto, cosi come ha anche delle forti similitudini.

Una delle specificità l’abbiamo già vista ed è relativa alla “forma” perché si presenta come “scippo facoltativo” e a tempo parzialmente determinato perché, successivamente, ci sarà una reintegrazione dei fondi dirottati in base alla flessibilità.

    Passiamo alle similitudini: innanzitutto tagli e dirottamenti di fondi per il Mezzogiorno si verificano “puntualmente” nei momenti di crisi del Paese, ossia quando il Mezzogiorno, alla pari di altre circoscrizioni territoriali, avrebbe maggior bisogno di fondi.

Perciò, quando Provenzano, nella intervista in questione, cita il dirottamento di fondi FAS (il predecessore del FSC) ai tempi di Tremonti “dimentica” che quello era un periodo di crisi come l’attuale (anzi meno grave).

Un’ altra similitudine è la diminuzione della componente proveniente da risorse nazionali per le politiche di coesione.

Non a caso, tornando ai tempi di Tremonti e del Governo Berlusconi, la SVIMEZ nella sintesi del Rapporto 2010 ricorda come: “La quota delle risorse nazionali del FAS dirottata verso altri indirizzi raggiunge circa 26 miliardi. – Ciò ha implicazioni rilevanti non solo sul finanziamento degli interventi previsti dalla legislazione nazionale per le aree sottoutilizzate, ma anche sul Quadro Strategico Nazionale 2007-13 indebolendone significativamente la componente nazionale “ (evidenziazione nostra).

L’indebolimento del cofinanziamento nazionale avviene pure nell’attuale dirottamento con l’uso strumentale dell’emergenza sanitaria e, concretamente, si verifica attraverso un’altra “possibilità” quella di chiedere il finanziamento al 100% dei Programmi Operativi a carico della UE e con i rimborsi europei che andranno alla programmazione complementare che è quella con la percentuale più bassa di cofinanziamento nazionale rispetto a quella dei POR che giunge al 50% e dei PON che si attesta al 45%.

  1. L’entità dello scippo/dirottamento di risorse e il famoso “che fare”.

Nel famigerato documento dello scorso aprile della Presidenza del Consiglio – che negli ambienti governativi hanno tutti disconosciuto salvo, poi, provvedere sostanzialmente ad applicarlo – è scritto che “il Ministro per il Sud ha richiesto alle Regioni e alle Amministrazioni centrali di destinare una quota pari al 20% delle risorse dei loro piani operativi alle priorità dell’emergenza covid-19. – Con tale quota si potrebbe realizzare una riprogrammazione generale di circa 6,7 miliardi di euro a valere sul FESR e di 3,3 miliardi sul FSE, di cui rispettivamente 5 e 2,1 miliardi a valere sui Programmi Operativi Regionali”.

E’ chiaro che – siccome il Fondo Sviluppo e Coesione essendo per legge destinato all’80% alle Regioni meridionali – tale “riprogrammazione”, fatta sulla base della flessibilità, colpirà soprattutto il Mezzogiorno;

non è difficile immaginare che lo scippo effettivo possa aggirarsi intorno al 15%, ossia passiamo dall’80 al 65%.

    Insomma Provenzano potrà anche “smentire”, come ha fatto, il documento della Presidenza del Consiglio ma non dovrebbe poter smentire se stesso in quanto è perfettamente a conoscenza che lo scippo passa attraverso la riprogrammazione flessibile del FSC.

Infatti il problema non è la riprogrammazione in sé, procedura più volte adoperata per i fondi strutturali, ma il “tipo” di riprogrammazione che è in atto.

E’ vero che è prevista una reintegrazione dei fondi ma mentre il loro dirottamento è stato avviato dal 1° febbraio 2020 la riassegnazione seguirà i tempi della rendicontazione, dei trasferimenti dal fondo di rotazione gestito dal Mef, ecc.

Pertanto, occorre evitare il dirottamento dei fondi nel periodo più acuto dell’emergenza e che gli stessi ritornino quando la situazione sarà ulteriormente peggiorata.

E ALLORA CHE FARE?

  1. si tratta, innanzitutto, di continuare e rafforzare la battaglia contro la disinformazione come premessa alla mobilitazione;

  2. interloquire con i Parlamentari più sensibili ad uno sviluppo più equilibrato del Paese per giungere a degli emendamenti agli articoli 241 e 242 del “decreto-rilancio”;

  3. formulare un paio di emendamenti di cui uno con un contenuto “massimo” mirante ad espungere dal testo i richiami ai regolamenti europei che permettono l’uso della flessibilità, un altro “minimo” che riduca l’arco temporale  dell’uso “flessibile” dei fondi al solo 2020 e la deroga alla sola concentrazione tematica (non a quella territoriale) perché se si tratta di un’eccezionalità non può durare anche per una parte consistente del 2021 (spingere sull’uno o l’atro emendamento a seconda della mobilitazione e dei rapporti di forza che si determinano anche se l’emendamento “massimo”, per ovvi motivi, sarebbe quello preferibile).

E’ possibile fare questa battaglia perché l’uso flessibile delle risorse europee per le politiche di coesione  è stato previsto a livello europeo come una delle prime risposte, ora, seppur con lentezza, si stanno mettendo in piedi anche altri strumenti come il recovery fund  che, pur con i suoi grossi limiti, può permettere di far affluire risorse che evitino il nuovo scippo o lo riducano in maniera sensibile, inoltre per gli aiuti alle Regioni maggiormente colpite dalla crisi sanitaria si può sempre pensare all’istituzione di un’imposta straordinaria sui grandi patrimoni

No commento

Lascia risposta

*

*