Palestina, la più bella

Oggi a Napoli, Piazza Plebiscito manifestazione a favore di un Paese e un popolo occupato da tempo immemorabile, quei territori sono gemellati con Napoli, partecipare è dovere civico

Il mio ricordo e affetto per la Palestina è nato tra i banchi di scuola, quella elementare, facevo la terza e il maestro Muzzapappa ci diede una ricerca da portare per i giorni seguenti, mi misi con la testa e con molto impegno a prepararla, riuscì benissimo, e fui aiutato dalla mia zia, che vivendo insieme, più che una zia era una sorella.

Il Maestro fu attratto tanto da quella ricerca, che m’invitò alla cattedra e mi fece spiegare a tutti i miei compagni di classe quello che avevo prodotto e imparato, io lo feci con molta emozione, ebbi un bel 10, il primo della mia vita, e la Palestina mi entrò nel cuore, e per la sua storia, un misto tra religione e politica, che però allora non potevo capire, la Palestina  mi entrò nel cuore.

Ho cercato sempre di capire cosa succedesse in quello che per me era il Paese più bello e caro del mondo…

Poi passarono molti anni, e mentre frequentavo il liceo, scoppiò la “guerra dei sei giorni”, in verità in quella guerra che vedeva molto del mondo Arabo insieme, c’era la RAU, Repubbliche Arabe Unite, che però soccombero di fronte la straripante forza di uno degli eserciti più potenti del mondo,

a RAU e di conseguenza la Palestina,  ebbero una cocente sconfitta, con perdita di territori che ingrandirono quel Paese, creato scelleratamente dall’ ONU e dagli Usa che fomentarono quell’operazione, la pace nel modo fu in pericolo e la Palestina cambiò ancora una volta padrone e territori.

Ricordo di un mio amico Profugo egizio, si chiamava Adriano, e molto del tempo sia scolastico che libero lo vivevamo insieme, e mentre parlavamo di quella tragedia mi disse, “guarda che la Rau non è stata battuta da quello statarello così piccolo sulla carta geografica, ma dagli USA, che hanno prima foraggiato e poi vinto quella guerra”.

Aveva ragione Adriano, quei territori occupati grazie soprattutto ad armi di fabbricazione francese erano l’origine di qualcosa di avverso, di cattivo, qualcosa che andava contro ogni logica più perversa del mondo uscito dalle macerie della seconda guerra mondiale, e molte furono le similitudini tra la seconda guerra e quella dei sei giorni.

Israele, e non c’entra la religione, la morale, o altre cose del genere, è un Paese che si è creato dalla violenza e sopraffazione, a cominciare da quei giorni di giugno 67.

Si parlò tanto di Pearl Harbor, ma successe lo stesso in quei giorni, quando ancora erano in piedi tavoli di pace, trattative all’ ONU per scongiurare la guerra, che gli Israeliani sferrarono un attacco aereo contro le basi egizie e di altre zone della RAU, al mattino, e in meno di due ore e mezza gli israeliani distrussero tutte le fortezze aeree arabe.

Se per Pearl Harbor, l’intero mondo si ribellò, fino ad arrivare allo sgancio delle bombe atomiche, in quel caso, fu vissuto un silenzio terrificante.

Quindi tutto lascia pensare che quello fu un tradimento,  l’ONU cercava compromessi, e gli israeliani attaccarono con violenza inaudita, il mondo tacque, l’unica nota stonata fu del Governo Italiano, l’allora giovane e rampante Andreotti disse che quella era “un operazione che era ai limiti, se non oltre,  della scorrettezza”,

Il governo Israeliano affermò che quella era “solo” una -guerra preventiva- termine cui spesso abbiamo visto, anche oggi, il suo tetro significato.

Nei giorni seguenti l’esercito Israeliano, probabilmente anche sottostimato dalla RAU sconfinò oltre misura, allargando di quattro volte i suoi confini, morirono 20mila soldati arabi e 7000 furono feriti e fatti prigionieri, molti dei quali furono lasciati morire nei loro atroci dolori, causati dalle ferite di guerra. I soldati Israeliani periti furono solo 200 (duecento) nessuno ha mai stilato un rapporto per incapacità o volontariamente di quanti furono i civili assassinati.

A quella guerra poi è venuto tutto il resto, laghi, (Tiberiade), e fiumi, (il Giordano), videro i loro corsi deviati. per non bagnare più la Palestina, ma il florido territorio Israeliano.

Israele s’ingrandì a dismisura e passò dai 21 000 a 102000 km quadrati, territori che non ha mai voluto restituire, gli arabi furono strappati dalle loro case a favore di famiglie israeliane che non si vergognavano di vivere in quello che era un bottino di guerra.

Poi il popolo palestinese ha conosciuto la dura occupazione di un esercito straniero, ha conosciuto violenza e morte, di tutti, soldati, anziani, bambini e ha cercato di difendersi con le Intifada, con lanci di pietre e poca roba., guadagnandosi l’ammirazione del popolo di onesti sentimenti sparso in tutto il mondo, anche perché si sa…prima o poi Israele perderà, perché “nessun esercito può sconfiggere un popolo…” (V Lenin)

Per chi arriva in Palestina soprattutto di sera, scopre qualcosa di vergognoso, se sali su qualche collina osservi le luci delle città buone, e dove vedi il buio scopri che è Palestina, terra fatta di baracche per la maggiore e strade maltenute, poi il muro anch’esso emanazione della seconda guerra mondiale, A Berlino era il muro della vergogna, quello in Palestina sarebbe il muro della difesa, giusto così.

La cosa più affascinante è la prima colazione, fatte di Pane speciale e olio di oliva rigorosamente dei propri ulivi, e belle chiacchierate, conobbi un anziano che raccontava della sua vecchia Palestina, popolo pacifico in cerca di pace e dignità e che mostrava fieramente le chiavi della sua vecchia casa ora abitata da coloni, le ha conservate nella tasca perché “non  si sa mai se il sole tornerà a sorgere”.

Di contraltare parlai con un soldato Israeliano, chiedendogli come vivesse il fatto di stare in una terra rubata con violenza, e lui rispose “ma che vuoi, noi per avere questa terra abbiamo fatto una guerra, l’abbiamo guadagnata sul campo…”

Napoli è città gemellata con quei territori, e una volta intervistando il Sindaco della città lui ebbe a dire, che si sente Sindaco di quei territori, e che soffre per quello che accade in quelle terre, procurandogli lo stesso dolore e disgusto di come se avvenissero nella periferia di Napoli.

https://www.cantolibre.it/de-magistris-close-to-the-people-of-palestine/

Si quei territori sono nostri gemelli, pertanto fratelli, è un dovere civico partecipare alla manifestazione di oggi a Piazza Plebiscito, proprio perché dobbiamo difendere quei territori martoriati, perché sono anche i nostri.

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