La solitudine del teatro

Con “Sabato con Viviani” per riscoprire un grande maestro del nostro teatro

Scritto da Antonio Grieco

Dal 4 aprile  “Sabato con Viviani”,  a cura di Giulio Baffi, è un appuntamento fisso sulla pagina Facebook di Scabec per ricordare Viviani nel settantesimo anniversario della morte; dai preziosi documenti audiovisivi del suo teatro qui presentati col coinvolgimento dei giovani studenti di Castellammare, sorge spontanea una domanda a chi amministra la nostra città: perché in questa tremenda emergenza non ripartiamo proprio da Viviani per rilanciare a Napoli lo spettacolo dal vivo?

Pur in una condizione di estrema difficoltà, durante l’emergenza da Covid-19 una comunità di artisti attori ha mostrato una sorprendente capacità di reazione, realizzando anche nella nostra città, e con un intelligente utilizzo della rete, eventi che possono aiutarci a trasmettere alle nuove generazioni la nostra tradizione drammaturgica.

Naturalmente, sappiamo bene che il teatro si salva in teatro (non certo in televisione o in piattaforme on line, come sembra nelle intenzioni del ministro Franceschini), tuttavia sarebbe sbagliato non tener conto di progetti di  ampio respiro culturale che in uno dei periodi più tristi della nostra storia ci hanno comunque consentito di mantener vivo, se pur da palcoscenici virtuali, il nostro legame con il  teatro e più in generale con un comparto culturale che, come hanno denunciato in queste settimane le numerose proteste dei lavoratori dello spettacolo, appare ancora molto trascurato dalle istituzioni.

Viviani in rete

Tra queste iniziative in rete, in un nostro precedente intervento, abbiamo segnalato “Omaggio a Viviani”, promosso dal Centro Studi del Teatro Napoletano Meridionale ed europeo nel settantesimo anniversario della morte del grande drammaturgo stabiese; una ricorrenza che – nonostante il lavoro avviato già da alcuni anni a Castellammare di Stabia con i “Cantieri Viviani”, a cura di Giulio Baffi – rischiava di passare in parte inosservata. Per questo motivo, crediamo sia giusto soffermarci su un altro progetto virtuale che ci sembra non solo scongiuri questo pericolo ma dia un rilevante contributo alla conoscenza stessa di Viviani, sia come drammaturgo che come autore di indimenticabili versi, musiche e canzoni in dialetto napoletano.

L’evento di cui parliamo è “Sabato con Viviani” – prodotto sempre nell’ambito di “Cantieri Viviani” dalla Fondazione Campania dei Festival in collaborazione con Le Nuvole – che dal 4 aprile ogni settimana si può vedere sulla pagina Facebook di Scabec; un appuntamento fisso per ricordare – con registazioni video degli spettacoli,  immagini, voci, brani musicali e riflessioni critiche – la vita e le opere dell’autore stabiese. Non pensiamo di esagerare sostenendo che questa iniziativa – a cura di Giulio Baffi con la collaborazione della prof.ssa Antonia Lezza e di Pasquale Scialò, tra i maggiori studiosi del teatro di Viviani – ci permette di avvicinarci in modo sistematico (e per molti versi inedito) ad uno dei più originali  poeti e autori teatrali del Novecento europeo.

 Un altro teatro

Mentre scriviamo questa nota, “Sabato con Viviani” ha postato sei video, con storiche immagini e interpretazioni di attori, artisti, cantanti napoletani di straordinaria bravura. Nella realizzazione (e nel successo) di  questi appuntamenti su Facebook , è da segnalare il coinvolgimento e il contributo attivo di tantissimi giovani studenti di Castellammare. Infatti, il primo episodio in rete – prima dell’esilarante interpretazione di Lello Giulivo di “Commediografo” – inizia proprio con un video, molto semplice ed efficace, realizzato dagli allievi dell’Istituto Superiore “Enzo Ferrari”, che racconta le origini e l’infanzia difficile dell’autore napoletano costretto a lavorare per il teatro dopo la morte del padre costumista teatrale.

Tutta l’opera di Viviani, dicono gli alunni del Ferrari, anticipa quella che sarà poi la poetica neorealistica che si affermerà in Italia nel dopoguerra; seguono, sia in questo appuntamento che in quelli successivi – con l’ausilio delle acute analisi storico-critiche di Lezza e Scialò – preziosi documenti audiovisivi delle sue opere, come “Musica dei ciechi” e “Toledo di Notte”: due atti d’inizio Novecento messi in scena da Giuseppe Patroni Griffi nel 1967 in un unico, memorabile spettacolo dal titolo “Napoli Notte e giorno”,  che – come ricordano Baffi, Lezza e Scialò – fece conoscere e apprezzare Viviani in campo nazionale e internazionale, sicuramente anche per l’importante contributo performativo di attori come Mariano Rigillo, Angela Luce, Peppe Barra, Franco Sportelli, Marina e Angela Pagano. Particolarmente interessante per il forte legame col vissuto del grande artista, è anche l’interpretazione della poesia “Campanilismo”da parte di Nino Taranto  (tra i primi attori a mettere in scena e rilanciare l’opera di Viviani nel dopoguerra). Uno degli episodi più esemplari di questi appuntamenti settimanali è senz’altro quello dedicato all’universo femminile, che Viviani esplorò con uno sguardo al tempo stesso “innocente” e spietato mettendo in luce – attraverso la storie di tante sue eroine – lo sfondo drammatico e precario della condizione di tante donne del popolo costrette per sopravvivere a prostituirsi e a subire ogni sorta di violenza da parte di ignobili sfruttatori. Questo ed altri episodi di “Sabato con Viviani” ci hanno anche permesso di rivedere e riascoltare – insieme alle storiche voci femminili dell’universo vivianeo,  tra cui Rosalia Maggio a la stessa Luisella Viviani, sorella di Raffaele – attrici e cantanti più giovani, come Fiorenza Calogero, il duo Ebbanesis composto da Viviana Cangiano e Serena Pisa, Lalla Esposito, Maria Pia De Vito, che hanno interpretato con uno stile molto personale quei testi del nostro autore attore che colpivano al cuore il conformismo piccolo borghese della società del suo tempo. Naturalmente, in questa virtuale narrazione dell’opera di Viviani, non è mancata l’attenzione a quel suo sguardo lucido e amaro – sempre alleggerito da una ininterrotta e spiazzante vis comica – sulla condizione di Napoli e del Mezzogiorno: dall’emigrazione alla prostituzione, dalla camorra alla disoccupazione, ai venditori ambulanti, agli zingari, alla guerra, ai contadini poveri del Sud, al vergognoso sfruttamento della classe operaia. Uno sguardo sull’Altro, sugli esclusi,  sui diversi e gli emarginati di ogni parte del globo, che pochi altri autori contemporanei hanno saputo far vivere in scena con la sua stessa poetica empatia e umanità.

 Ripartire da Viviani per superare la crisi

In uno di questi appuntamenti settimanali, abbiamo rivisto con grande piacere frammenti di “Circo Equestre Sgueglia” – uno spettacolo  andato in scena nel 2014 per la regia di Alfredo Arias  con attori e musicisti napoletani legati al suo mondo (come Tonino Taiuti, Massimilano Gallo, Lino Musella, Marco Vidino, Giuseppe Burgarella) – che, ancora una volta, dimostrò come la drammaturgia vivianea si sia da sempre allontanata da ogni tentazione folcloristica, talvolta anticipando di alcuni decenni le più innovative sperimentazioni teatrali europee.

Il sesto episodio in rete – l’ultimo che abbiamo visto – propone una intervista di Giulio Baffi al regista Mario Martone, che mise in scena nel 2000, e per la prima volta, “I dieci Comandamenti” con un cast di attori napoletani davvero notevole (nel documento video proposto,  riconosciamo, tra gli altri, Mario Scarpetta, Gianfelice Imparato, Nello Mascia, Ciro Capano, Salvatore Catalupo, Fulvia Carotenuto); la rappresentazione si tenne all’aperto, in strada, ai Ventaglieri, con la gente affacciata ai balconi che stringeva come in un abbraccio gli interpreti di quel genio del nostro teatro che da questi vicoli era partito per restituirci l’anima più segreta e universale della nostra città. Nel rivedere le bellissime immagini di questo spettacolo, sorge quasi spontanea una domanda, domanda che ci permettiamo di rivolgere principalmente a chi amministra la nostra città: perché nella fase2 di questa tremenda pandemia non ripartiamo proprio da Viviani per rilanciare il nostro teatro, mettendolo in scena, dal vivo, nelle piazze e nei vicoli di Napoli, che sin dall’inizio sono stati elementi assolutamente non marginali ma costitutivi dei suoi drammi? Il prossimo episodio di “Sabato con Viviani” sarà con Sal Da Vinci protagonista di “Napoli chi resta e chi parte”, uno spettacolo musicale per la regia di Armando Pugliese che fonde due atti unici, “Caffé di Notte e di giorno” e “Scalo Marittimo”. Anche questo appuntamento settimanale  (come altri in programmazione)  è assolutamente da non perdere. Buona visione

 

Un commento

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  • Maria Luisa Crudele Borgia
    26 maggio 2020 at 11:48 - Reply

    Nel settantesimo anniversario della morte di Raffaele Viviani,oltre che drammaturgo, autore di versi,musiche e canzoni nel simpatico dialetto partenopeo,si stanno svolgendo appuntamenti virtuali per tenere viva la sua tradizione drammaturgica. Dalla narrazione della sua opera traspare la condizione di Napoli e del Mezzogiorno con tutti i problemi relativi. Sono appuntamenti molto seguiti,per cui Antonio Grieco pone una domanda quanto mai opportuna che darebbe un po’ di respiro a tutti gli artisti e lavoratori del teatro:”Perché non ripartire con gli spettacoli dal vivo?”