DAL FORO ROMANO ALLA PIAZZA MEDIEVALE: UN INTRECCIO DIPINTO DA GIOTTO

Un’istantanea del tempio antico nel borgo medievale

Approfittiamo di questo spazio per ricordare a i nostri amici che Sabato 25 Novembre, presso la Domus Ars, VIa Santa Chiara ci sarà la presentazione del calendario di “CantoLibre“. alla manifestazione saranno presenti personaggi della cultura e spettacolo.

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dove ci sono contini aggiornamenti sull’evento. Vi aspettiamo

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e ora restituiamo lo spazio a Gilda de Feo.

 

 

Assisi è conosciuta nel mondo per essere stata la culla del francescanesimo: città natale del santo rivoluzionario, ha beneficiato della sua eredità arricchendosi di luoghi di culto e di capolavori (gli affreschi di Cimabue, Giotto, Simone Martini, ad esempio, nella basilica di San Francesco)che ne hanno completato prestigiosamentel’aspetto medievale.

Ma proprio nel cuore del borgo medievale si conservano le tracce un passato ulteriormente ricco e glorioso: un simbolo vistoso è il cosiddetto tempio di Minerva che, con la sua facciata antica e monumentale conservatasi nello stato originale, si erge nell’attuale piazza del Comune; il tempio, però, è solo la punta dell’iceberg: la terrazza su cui si affaccia il bellissimo edificio d’età augustea corrisponde al foro romano, in parte sopravvissuto per millenni celato sotto i nostri piedi.

Il foro era limitato a Nord da un alto muro in travertino, posto come sostegno al di sotto del pronao, nel quale si aprivano due scale simmetriche che permettevano l’accesso al livello del tempio; alle due estremità del muro erano collocate due grandi cisterne.

È qui che si svolgevano le manifestazioni pubbliche, dai giudizi alle celebrazioni religiose e politiche, dai dibattiti agli affari commerciali. Nel lato corto orientale, infatti, si conservano dei piccoli vani, molto probabilmente le tabernaeche vendevano vino e garum, di cui sono ancora visibili i muri divisori, le soglie con gli incavi per le saracinesche e, nelle pareti laterali, dei fori su cui si innestava il soppalco. L

a piazza era, poi, circondata su tre lati da un portico, di cui sono sopravvissute alcune colonne doriche. In asse con il tempio sono stati scoperti i resti di un tetrastilo e un basamento identificato come il tribunale, costituito da una piattaforma di blocchi di calcare su tre livelli con incavi per il fissaggio delle selle curuli su cui sedevano i magistrati. Il tetrastilo dei Dioscuri, edicola costituita da quattro colonne in calcare rosa, databile alla prima metà del I secolo d. C., completail progetto urbanistico del foro. Anche del tetrastilo, che doveva innalzarsi per una decina di metri, resta soltanto il basamento su cui si legge l’epigrafe:

«Galeone TettienoPardalas e Tettiena Galene costruirono a loro spese un tetrastilo e così pure diedero in dono ai concittadini di Assisi le statue di Castore e Polluce e in occasione della dedica offrirono un banchetto, elargendo ai decurioni cinque denari a testa, ai seviri tre denari, al popolo un denaro e mezzo. Luogo concesso su autorizzazione del senato»

Per l’inaugurazione dell’edicola fu fatta un’elargizione pubblica di denaro in base allo statusdei cittadini, in questo caso divisi in tre categorie: decurioni (esponenti del senato locale), seviri (sacerdoti del culto imperiale) e plebe. L’iscrizione, inoltre, attesta l’ascesa sociale ed economica dei liberti in età imperiale: il cognome grecizzante dei finanziatori, infatti, rimanda a un’origine libertina.

Il Tempio, caduto in abbandono per la progressiva affermazione del cristianesimo, intorno alla metà del 500 d. C. venne affidato ai monaci benedettini, che ne riutilizzarono la struttura ricavando un livello superiore per la funzione abitativa e uno inferiore per la chiesa di San Donato.

A partire dal 1212 l’abate concesse il tempio in enfiteusi – un affitto di 29 anni iterabili – al Comune di Assisi, mantenendo l’uso delle stanze sistemate nella parte superiore del pronao. La cella, già dal 1215, fu destinata al Podestà che vi svolgerà le proprie funzioni fino al trasferimento nell’attiguo Palazzo del Capitano del popolo, nel 1270. Intanto il pronao venne adibito a sede dell’arengo –  luogo d’assemblea dei cittadini– la chiesa, invece, fu trasformata in carcere comunale.

L’impianto medievale è documentato in uno degli affreschi di Giotto che ritraggono le Storie del Santo,eseguiti intorno al 1295 per la Basilica Superiore di San Francesco.

Nel dipinto è raffigurato l’omaggio a Francesco da parte di un uomo semplice, unico fra la folla, però, che riconoscela santità del giovane, stendendo il mantello al suo passaggio.

Il realismo della scena è garantito dalla resa naturalistica delle espressioni e delle figure dei cittadini, abbigliati secondo la moda dell’epoca, e dal fondale architettonico che ferma come un’istantanea l’assetto della piazza in pieno Medioevo.

Il Tempio della Minerva rievoca con le sue colonne corinzie in facciata un’atmosfera classicheggiante, ma le finestre dotate di forti inferriate rimandano alla concreta e reale destinazione a carcere dell’edificio.

Ad Assisi ci si muove per strati:al di sotto della splendida patina medievale si intravedono i fasti di un passato altrettanto florido; e qui la continuità di due epoche, Antichità e Medioevo, volute divise per fin troppi aspetti, si mostra concretamente

 

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