Canzone per un’amica

Lettera aperta a un’amica morta di Covid

Stamattina sono  stato messo al corrente di una notizia per me terribile, una mia amica importante è andata via presa dal Covid 19, so bene che questa non è la sede opportuna, ma le ho voluto scrivere una lettera che non potevo pubblicare come post su fb, per rispetto a lei stessa che era in guerra con i social.

Non è un articolo che ha pretese di visualizzazioni o visibilità, è uno scritto di un diario di un vostro amico o compagno, come preferite, pubblicato in modo aperto. Se qualcuno vuole entrare nel mio diario, ora lo faccia.

Sono certo i miei collaboratori non la prenderanno a male.

“lunga e dritta correva la strada, l’auto veloce correva… non lo sapevi che c’era la morte quel giorno che ti aspettava… (F.Guccini)

Cara Alessandra, solo ora ho saputo che non sei più qui, ho appena ricevuto la notizia dal mio caro amico Andrea, che  è a Parigi dove hai scelto di morire.  Ho avuto un arresto di pensieri, il volto rigato dalle lacrime, e le gambe che sento infocate e deboli.

Sono passati pochi minuti e già mi manchi.

Sei stata persona bella e generosa, mi hai aiutato e sempre, me e chi mi accompagnava, anche se non te lo chiedevo, tu capivi e mi venivi incontro. Grazie Ale, per me e le persone che ho voluto bene, hai fatto tanto.

Hai avuto un agonia velocissima, in meno di un giorno te e sei andata, ho saputo che eri a cena con alcuni amici e improvvisamente mentre mangiavi hai preso a vomitare sangue, e sei svenuta senza più svegliarti, il tuo lungo sonno è cominciato in quel momento, tra vino francese e riso d’insalata e appena i medici ti hanno visto si è capito subito che la situazione era più che disperata, oltre la disperazione… eppure i tuoi amici dicono che solo poche ore prima stavi benissimo.

Io credo che la cosa più brutta delle separazioni sia quello di restare orfano di pensieri e ricordi, e con te ne avrò altri, che non potremmo più condividere, li potrò solo tenere conservati per me, e non potrò più parlarne con nessuno, erano cose nostre che ci facevano ridere, a volte soffrire. La separazione è anche questo, perdere tanti ricordi che avevi costruito, svaniscono come sale nell’acqua.

Mi hai fatto entrare in contatto con tante persone che per la mia vita erano importanti, penso a De Andrè a Guccini, a De Gregori e altri, grazie per quel periodo meraviglioso della mia vita che hai regalato.

Sei stata donna brava e onesta, hai allevato come fossero figli tuoi, due bambini adottati da una famiglia gitana a cui hai dato la possibilità di vedere un modo di vita diverso da quello che gli era stato dal cielo e la società de mercato programmato.

Negli anni sei diventata ricca, e quel tuo modo antiquato di vedere il mondo, una donna tra le migliori producer della televisione, non avevi nulla che riconducesse a te, niente facebook, instagram o altre cose del genere, sei stata l’ultima a comprare un cellulare, rifiutavi il mondo moderno, fatto di immediatezza e tecnologia. Eravamo sempre felici e ridevamo sempre, ma abbiamo anche litigato, e in quei momenti uscivano fuori anima e differenze.

Ti ho voluto bene,  ricordo momenti indelebili con te, quando ad esempio una sera in un paesino emiliano, Pavullo, passammo una sera in una casa ove Francesco Guccini suonava la chitarra intorno ad un tavolo con altri sette otto di noi, e ricordo che ti tenevo abbracciata, sorridenti e cantavamo la tua canzone preferita “canzone per un’amica”. Eravamo allegri e ti tenevo abbracciata forte e tu ti accoccolavi sulla mia spalla, poi dormimmo vicino un camino come ospiti e passammo una notte indimenticabile, fatta di racconti di storie antiche e di amore,  e mi chiedesti: giochiamo a marito e moglie?

Sono orfano, Ale, e mi mancheranno i tuoi auguri di tutte le ricorrenze, sempre a mezzanotte e un minuto perché dovevi essere la prima.

Hai lavorato con grandi persone e fatto cose egregie, qualche volta anche stupide per fare cassetta.

Penso ai grandi della terra, Obama e altri del suo pianeta.

Ora sono immerso in un dolore profondo, ho perso anche te, che avevi perso presto tutti i tuoi affetti, i genitori e tuo fratello Giorgio, simile caratterialmente a me.

Era da molto tempo che non ci vedevamo, e ho ricevuto una tua ultima mail pochi giorni fa per farti leggere un mio romanzo e sapere cosa ne pensavi, e mi hai dato una risposta bellissima, “mi piace quando scrivi perché si legge dentro e fuori di te”.

Però a Natale ci saremmo visti.

La ricchezza che hai guadagnato non ti ha mai impedito di sentirti ed essere compagna, senza massimalismi e obblighi.

E ora? I tuoi figli adottivi li hai lasciati bene, e grazie a te avranno una vita agiata, sicuramente bella, anche se so che non avrebbero voluto.

Stiamo facendo i conti con un male da guerra, in un mese sei la terza amica che va via, prima Ali, monumento del centro storico di Napoli, poi due settimane fa Sergio, mio amico d’infanzia e oggi tu, nessuno di voi tre mi ha dato il tempo di abituarmi all’idea, tutti volati nel giro di ore, male schifoso, che ci sta seguendo come un’anima nera incattivita dalla gioia altrui.

Ora sto male e vivo il dolore, con il conforto di una dolce compagnia, che però di fronte a questo strazio può davvero poco.

Fumo e tanto, per dimenticare, il pensiero che non ci sia più mi fa stare male, un vuoto indomabile si sta impadronendo della mia anima e di questo corpo stanco, dai troppi dolori, dalle tante dipartite che mi fanno capire che anche io sono vicino al “grande freddo”

I negazionisti saranno ora a dibattere se sei morta di covid o del diabete, che non hai mai voluto curare. Stupidaggini di poco conto, sei una della 624 persone morte oggi in Francia, tanto basta1

Io so che stasera andrò nella piazza del paese di questa pianura toscana che sto vivendo, sperando sia vuota e griderò con tutta la mia forza il tuo nome, che mi ha accompagnato per trenta anni,  poi sceglierò una stella nel cielo e a lei ogni tanto parlerò dei nostri ricordi.

52 anni sono pochi per poter morire, e hai perso anche la scommessa con la vita, quando dicevi, “sarò io a scegliere quando e come morire” non è stato possibile… il covid ha scelto dove e come farti morire: endovene e tubo in gola, e ora senza nessuno sarai bruciata e le tue ceneri riposeranno insieme a tuo fratello.

Mi manca non poterti salutare, a Parigi sarei venuto anche a piedi, ricorderò a lungo le nostre giornate che erano bellissime, e quando venivi a Napoli vedersi allora sotto l’obelisco di Piazza del Gesù, che da oggi per me avrà un significato violento, sinistro.

È stato bello conoscerti e viverti, hai avuto una vita segreta, quasi di nascosto, so bene che queste parole, scritte come nel mio diario, non le avresti volute, ma io ho il blog più piccolo del mondo e voglio raccontare il mio dolore, le gambe che tremano e l’amore che abbiamo consumato, peraltro senza averlo mai vissuto, tu volevi una storia, io un’altra…

Ma i momenti belli, quelli ricchi di fiabe e amore non potranno mai uscire e andare via da questo cuore ora insanguinato e pervaso dai sensi di colpa per tutte le notti insonni che hai vissuto per mia causa, solo oggi    capisco il male che ti ho fatto. Sto male Ale, mi hai devastato.

Mi hai fatto tanti regali, belli e sciocchi, che a causa delle mie continue separazioni non ho più, che ho lasciato o perso in una delle mie tante case, compresa una maglietta del Che, che aveva il pregio di avere la firma autografa di Fidel, che ho pensato spesso di vendere per necessità, e ora anche quella scomparsa, quindi alla fine di tutto questo, di te mi restano solo ricordi. Come le tante foto, dai tuoi diciotto anni fino a poco fa, tante foto di tutti i tipi, e che come quando accade una separazione simile non vuoi più vederle, come fosse un sacrilegio.

Ma ora “voglio però ricordare com’eri e pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e come allora sorridi” perché tu sorridevi sempre, anche quando si parlava di cose tristi.

Ti saluto alla tua maniera, ogni volta che scrivevi, mail o sms li concludevi sempre con una frase, “un soffio” perché la vita è appunto solo un soffio, come lo sei stata tu, un soffio amore mio.

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