Buona notte e buona fortuna a Mohammed e Arrassusìa, scappati o scomparsi

La storia di due immigrati abbandonati, dimenticati e ospitati e curati dal nostro collaboratore

Lui ha 24 anni e si chiama Mohammed come tutti i neri mussulmani, così come durante la Grande guerra tutti i crucchi erano Fritz, così come i napoletani sono tutti Espositi, Genny, Ngeruzzo, Bbecienzo… Sua moglie invece ha 20 anni e ne dimostra anche meno, il suo nome fa rima con “arrassusìa” e quindi, affettuosamente, io e la mia compagna,tra di noi, abbiamo preso a chiamarla così.

A poche ore dalla notizia che la Corte costituzionale austriaca ha accettato il ricorso di Norbert Hofer, candidato alla presidenza con consolidate simpatie naziste, stabilendo che le elezioni presidenziali devono ripetersi, una mia amica di vecchia data mi chiama per chiedermi un piacere. Lo fa con una vocina come se dicesse “pucci pucci” e capisco che sta per piovermi addosso una di quelle rotture di scatole alle quali non ci si può sottrarre.
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In sostanza la mia amica lavora per un centro di accoglienza, nel quale da qualche giorno è arrivata Arrassusìa. All’improvviso, è sabato mattina, si presenta in questo centro di provincia il marito, Mohamed, che invece era stato assegnato in un centro di accoglienza giù in Sicilia. Il novello Romeo aveva abbandonato senza permesso il posto che gli era stato assegnato nella bella Trinacria per partire alla ricerca della sua giovane Giulietta e ora che l’aveva ritrovata chiedeva solo asilo, non importa dove, purché fosse lì vicino a lei.

Ecco. Il problema è che il sabato mattina la Prefettura è chiusa e nessuno avrebbe potuto autorizzare Romeo e Giulietta a dormire assieme, al riparo, al sicuro, nel centro di accoglienza, bisognava aspettare lunedì, ma fino ad allora non si poteva certo abbandonare il romantico fuggiasco alle insidie della strada e quindi serviva un tetto per ospitarlo fino ad allora o comunque fino a quando la Prefettura non avesse potuto esaminare la sua richiesta di ricongiungimento.

La telefonata della mia amica mi raggiunge mentre sono in metropolitana, sto andando con la mia compagna a comprarmi un completo per un matrimonio che si celebrerà il 30 luglio nel girone infernale degli “sconsiderati”, dalla mia bocca esce un “ma veramenteee…”, mi salva la galleria dei Colli Aminei, ho guadagnato un quarto d’ora circa prima di dover rispondere a questa richiesta di aiuto. Si sa che i piccolo borghesi possono anche sposare delle giuste cause, purché questa cosa non gli comporti un qualche fastidio di sorta, quindi ero decisissimo ad aiutare la mia amica e la coppia di giovani africani purché ad aprirsi fosse la porta di qualcun altro.

LookOut Magazine n. 5 - maggio 2014Numble, numble, numble… Il prete della chiesa vicino casa! A me i preti tendenzialmente non piacciono e non ci voglio avere niente a che fare, ma la madre della mia compagna lo conosce e, in più, Papa Francesco ha detto chiaramente che i preti devono aprire le chiese ai rifugiati e quindi dovrà senz’altro obbedire al suo capo. Un’idea geniale, sono orgoglioso di me stesso: risolvo il problema alla mia amica, trovo un posto per far dormire Mohammed e in più, cosa che mi rende malignamente felice, costringo un prete a fare i conti con la sua coscienza ponendolo davanti all’inevitabile decisione di ospitare un giovane africano che per giunta è anche mussulmano! In preda a questo delirio d’onnipotenza narcisista chiamo la mia amica, le dico che la mia compagna è in contatto col prete e che presto le daremo una risposta e tronfio del mio senso di giustizia piccolo borghese scelgo un completo per il matrimonio che mi calza a pennello.

A Dhaka nella notte, un gruppo di assassini ha fatto un macello gridando “Allah è grande!”, hanno torturato e ucciso tutti quelli che, interrogati, non conoscevano i versetti del Corano. Povero Allah. Quando ci penso provo un sincero dispiacere, per lui come per gli altri mono-dei, Dio e YHWH, se qualche terrorista facesse le sue oscenità dicendo “Emiliano è grande!” mi sembrerebbe di morire, così come sarei disgustato se qualcuno usasse la scusa che io lo considero il popolo eletto per portare avanti una politica di apartheid nei confronti di un altro popolo rovesciandogli addosso, tra l’altro, tonnellate di piombo fuso a intervalli regolari. Così come sarei furioso se i miei rappresentanti sulla terra si fossero fatti amici dei peggio dittatori fascisti con la scusa dell’anticomunismo.

Comunque il prete non ha risposto, ha detto che avrebbe richiamato, ma non si è fatto sentire. Si sta facendo tardi, la sera si avvicina. Mi rassegno a chiamare la mia amica per dirle che mi accollo il “profughetto”, lei non mi fa neanche aprire bocca e mi dice che servono due posti perché Giulietta non vuole più separarsi da Romeo neanche una notte.Che rabbia!! Va bene, ma lunedì vi arrangiate, dovete trovare un’altra soluzione.

Mohammed e Arrassusìa sono etiopi, uno dei luoghi del patetico colonialismo italiano, tanto patetico che i ragazzi non solo non parlano una parola di italiano, ma solo lui parla malissimo un po’ di inglese. È per questo che quando sono arrivati ad Augusta, dopo aver attraversato il Sudan, il deserto, essere arrivati in Libia e da lì’ essersi imbarcati per la Sicilia, si sono fatti registrare come singoli e non come coppia e quindi lui è rimasto lì e lei è stata mandata qui. Li guardo entrare in casa con i cuscini e le lenzuola sotto braccio, timidi, spaesati, anche io sono timido e un po’ spaesato. Io e la mia compagna ci siamo preparati due filetti d’orata congelati, gli chiediamo se hanno mangiato. “No problem, no problem”, fa Mohammed. Vabbe’ no problem, ma hai mangiato o no? Iu’ laic fisc? No problem no problem… La mia compagna prende una lattina di thè a limone, Arrassusìa si illumina. Ecco, sarà un cliché, ma le donne si capiscono meglio.

sudN2Su una spiaggia a San Benedetto del Tronto due bengalesi vengono picchiati perché non conoscono i versi del Vangelo. Chi non li conosce a memoria in effetti? Le due anime pie che, con spirito senz’altro pedagogico, hanno picchiato i bengalesi rappresentano a pieno lo strabordante sentimento religioso che anima la vita degli italiani. Brava gente, senza dubbio.

Anche io ho trovato il modo di comunicare con Mohamed: gli Europei di calcio. Beh, anche questo sa un po’ di cliché, ma dopo che ha assistito al modo patetico con cui ho cercato di trattenere le lacrime dopo i rigori con la Germania, posso ormai considerarlo un intimo, di famiglia. Nel giro di qualche giorno, il tempo di arrivare alla semifinale con la Francia e ho scoperto che la serpe in seno tifa per la Germania. Bene, occhio per occhio, i cugini d’oltralpe ve l’hanno fatta vedere: mamma Anghela piglia e porta a casa!!

Lunedì è passato, Mohamed e Arrassusìa sono ancora qui. Una notte hanno dormito in un centro sociale, ma alla fine è con una certa soddisfazione reciproca che sono tornati da noi. Nella nostra routine di precari piccolo borghesi, io e la mia compagna, ci siamo abituati a cenare con loro, a cercare di fare discorsi troppo complicati per le nostre capacità linguistiche.Le donne continuano a capirsi meglio, noi uomini iniziamo discorsi difficili che non siamo in grado di continuare e finiamo sistematicamente per concentrarci sulla partita del giorno con un sospiro sorridente. Ho scoperto che non gli piace il fiordilatte, io lo adoro, ne potrei mangiare chili, ma ci hanno spiegato quelli del centro di accoglienza che è frequente tra gli africani. Lo trovo un grave gap culturale, i latticini sono fondamentali. Invece pesce e thè freddo vanno bene. Anche i pomodori, mentre le scarole saltate in padella con olive e capperi li hanno sconcertati.

sudan4A Fermo un energumeno fascista ha ucciso un nigeriano con un cazzotto o con un palo, poco importa. Il nigeriano si era arrabbiato perché il fascista ha chiamato scimmia la sua compagna. L’attenuante alla furia razzista e omicida dell’energumeno sarebbe proprio questa secondo il suo avvocato, che il negro non è stato al suo posto, ha reagito all’epiteto scherzoso che il troglodita ha rivolto alla donna. Il fratello del patriota, per sottolinearne il carattere gioviale e i modi giocherelloni, ha raccontato che il piccolo era solito lanciare noccioline ai negri, ma per giocare, con allegria. Simpatico. I piccolo borghesi di Fermo sono caduti dal pero. Strano visto che da un po’ di tempo era diventata usanza del posto piazzare bombe carta davanti alle chiese che ospitano rifugiati.

Venerdì sera siamo andati con Mohamed e Arrassusìa a cena da amici.La mia compagna ha proposto a Arrassusìa di truccarsi, lei ha sfoggiato un sorriso meraviglioso e senza farsi pregare è corsa in bagno a truccarsi con lei. Dagli amici c’era un assortimento di bambini, nonne, zii e una caterva di cose da mangiare. Un casino di pazzi. I nostri ospiti etiopi un po’ ridevano, un po’ guardavano sgomenti, un po’ parlavano fitto fitto tra di loro. Alla fine sia noi che loro siamo tornati a casa rotolando. Non so se mangiare così tanto sia stato appropriato, ricordo sempre gli ammonimenti di mia nonna sulla fame dei bambini africani e non vorrei che tutto questo sfarzo suonasse un po’ offensivo, quasi immorale.

Sabato mattina abbiamo fatto colazione insieme. Ho cercato di far notare a Mohammed che ormai ci conoscevamo da una settimana, ma come al solito non ci siamo capiti. Gli ho versato altro caffè.L’operatore che doveva venire a prenderseli come tutte le mattine, è arrivato con un’ora di ritardo. L’ho rimproverato, per principio, è l’indole da educatore che ho sviluppato in tanti anni di lavoro. In realtà non avevo niente da fare, ma un appuntamento è un appuntamento, perbacco!!

Mohamed e Arrassusìa hanno lasciato cuscini e lenzuola da noi, come al solito. Ormai è chiaro che fin quando la Prefettura non risponde staranno tutte le notti da noi. La programmazione estiva che faccio a lavoro con i ragazzi, considerato questo caldo, è sfiancante e quindi quando i nostri sono partiti per andare, come tutti i giorni, al centro d’accoglienza, mi sono rilassato abbandonandomi a una giornata di perdita di tempo. Nel tardo pomeriggio, prima della chiusura del supermercato, sono andato a comprare dei gelatini confezionati. Ad Arrassusìa piace il gelato al cioccolato.

1Alle 21 nessuna notizia dal centro. Chiamo la mia cara amica. Mohammed e Arrassusìa sono scappati. Se ne sono partiti verso l’Austria, nella speranza di raggiungere la Germania, con tutto il gruppo di etiopi e somali ospiti del centro.

Mohamed in questa settimana mi ha chiesto più volte una SIM, ho cercato di fargli capire che il centro gliela avrebbe data appena avuta la risposta dalla Prefettura, o almeno così mi avevano spiegato. Sono uno stupido piccolo borghese, a saperlo gliela compravo almeno adesso potrei provare a contattarlo. A saperlo gli avrei dato dei soldi. A saperlo gli avrei detto che la ripetizione della campagna elettorale in Austria avrà violenti accenti razzisti. A saperlo gli avrei detto che nella civile Germania il partito emergente AFD si è scisso perché mentre tutti sono d’accordo sul fatto di essere contro i mussulmani, solo una parte del partito vuole essere anche contro gli ebrei. A saperlo gli avrei detto che sì in Etiopia c’è un regime non democratico, ma che in Europa le cose per i profughi si stanno mettendo davvero male, che la coscienza di classe si è dissolta, che i poveri se la prendono con i più poveri e i ricchi se la spassano, che non c’è più il proletariato e la fratellanza internazionalista, ma solo una melassa informe di gente abbrutita… A saperlo gli avrei augurato buona fortuna.

Io e la mia compagna siamo tornati alla nostra routine di precari piccolo borghesi, facciamo colazione in silenzio e la sera, in silenzio, guardiamo Orange is the new Black. Gli europei sono finiti. I cuscini e le lenzuola li abbiamo riportati al centro di accoglienza.

Di Mohamed e Arrassusìa non abbiamo più notizie

 

Un commento

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  • Imma Pennacchio
    18 luglio 2016 at 15:14 - Reply

    E se gli operatori del centro di accoglienza presso il quale alloggiava la giovane Giulietta non si fossero premurati di procurare un posto in cui dormire anche a Romeo, andando oltre le loro specifiche competenze? Che ne sarebbe stato di Romeo? Chi o cosa avrebbe ripagato il suo ennesimo sforzo, dopo il viaggio dell’esodo, di raggiungere la giovane moglie nell”hinterland napoletano?
    Dagli operatori del centro, che hanno continuato, in modo seppur molto complicato, a raccogliere notizie sui due giovani abbiamo saputo che sono riusciti ad arrivare in Germania. Speriamo si sentano presto “a casa”, ovunque lo desiderino.