ASSEDIARE GLI ASSEDIANTI: IL PROGETTO DEL CASTELLO DEL CARMINE, LA RIVOLTA DI MASANIELLO

L’Istituto Italiano dei Castelli – sez. Campania lancia la prossima video conferenza sul castello del Carmine

Mercoledì 27 gennaio alle ore 18 su Zomm meeting si svolgerà la nuova videoconferenza, organizzata dalla sezione Campania dell’Istituto italiano dei Castelli, intitolata “Assediare gli assedianti: il progetto del castello del Carmine a Napoli e la rivolta di Masaniello” e tenuta dal dott. Lanfranco Longobardi. Per partecipare gratuitamente bisogna inviare la richiesta, entro martedì 26 gennaio, all’indirizzo [email protected]

La prossima video conferenza, che segue a una serie di iniziative di tal genere promosse periodicamente dalla sezione Campania dell’ICC per tutto il periodo dell’emergenza Covid, avrà come oggetto di analisi il castello del Carmine, la cui costruzione risale al 1382, al tempo del re Carlo da Durazzo. Esso serviva a consolidare ad oriente il sistema difensivo di Napoli e prese il nome di “Sperone” per la sua pianta concepita con questa forma.  Sorse sul limite orientale della città, adiacente a piazza Mercato, sul mare. Nato esclusivamente con scopi militari, il castello fu dotato di forti torri cilindriche, di un elevato torrione e di merlate mura perimetrali costituite da robusti blocchi di piperno.

Notevolmente ampliato durante il periodo vicereale svolse un ruolo particolarmente rilevante durante la cosiddetta rivolta di Masaniello (1647-1648) – sulla quale pure si soffermerà il dott. Longobardi -; la vicinanza e la compenetrazione tra il forte e il convento del Carmine ne permise infatti l’occupazione da parte dei rivoltosi.  L’uso delle postazioni di tiro del castello verso la marina non permise alle galee reali di avvicinarsi al molo e quindi di scaricare agevolmente merci e truppe. Ciò fu uno dei fattori che permise ai rivoltosi di tenere la città per nove mesi. La rivolta evidenziò l’importanza di questa struttura che subì un esteso potenziamento dopo la fine dell’insurrezione.

Nel periodo 1740-49 fu costruita lungo il litorale napoletano, dal Molo Piccolo al Carmine, la “Strada Nuova” (oggi via Nuova Marina), cosa che implicò l’abbattimento di tutte le mura verso il mare. Nel 1799 il Castello del Carmine venne occupato dalle truppe francesi; fu assalito da turbe di popolani che issarono la bandiera borbonica e lo ricedettero ai francesi solo dopo strenua resistenza; alcuni mesi dopo, con l’arrivo dei sanfedisti del cardinale Ruffo di Calabria, le stesse turbe lo assaltarono nuovamente, cacciando via i Francesi e attuando una feroce vendetta contro i repubblicani napoletani che vi si erano rifugiati.

Il Castello fu trasformato immediatamente in carcere e per primi vi furono imprigionati molti dei martiri della repressione della Rivoluzione; l’edificio mantenne la funzione di penitenziario per tutto il periodo borbonico (rimangono ancora le cancellate alle finestre nel tratto aragonese rimasto).

Nel 1860 il castello cambiò solo leggermente la sua funzione, diventando carcere militare; da questa data si assiste al suo progressivo smantellamento. Nel 1864 fu demolita la porta del Carmine, unitamente alle torri che la fiancheggiavano, per la decisione del Municipio di operare lavori di ampliamento della sede viaria (attraverso la copertura dei fossati) dell’attuale corso Garibaldi, e per allargare il passaggio tra quest’ultimo e la piazza del Mercato

Nel 1906, passato miracolosamente indenne al Risanamento, fu invece quasi completamente abbattuto ancora per far posto al rettilineo di Corso Garibaldi, nonché per essere sostituito dal panificio militare (caserma G. Sani nel cui interno sembra rimangano alcuni resti del castello). L’ultimo intervento, pochi decenni dopo, per l’allargamento della via Nuova Marina, comportò un ulteriore taglio al chiostro del complesso del Carmine (oltre al panificio) e lo spostamento del Vado del Carmine sullo spartitraffico che divide le corsie della strada, a tener tristemente compagnia alle altre due ultime reliquie del castello oggi rimaste, cioè le torri Brava e Spinella, ormai assolutamente estranee al contesto urbano.

La partecipazione alla video conferenza su Zoom è totalmente gratuita. Vi si può accendere inviandone richiesta all’indirizzo [email protected] e verranno poi fornite le credenziali per l’accesso, consentito fino alle ore 18:10 per ragioni di sicurezza. Si consiglia di anticiparsi rispetto all’orario di inizio previsto

 

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