Antisemitismo e Antisionismo

Ovvero: quando l’eccessiva semplificazione rischia di generare mostri

Scritto da Renato Genovese

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli episodi di intolleranza e di violenza verbale verso lo straniero, il diverso, il non conforme. I toni, l’intensità, la diffusione virale acritica di tali condotte,rendono il fenomeno degno di particolare attenzione In quanto: come ogni patologia Bisogna verificare che l’organismo che presenta sintomi disponga di adeguate difese immunitarie. Sono passati 80 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale vi sono state profonde trasformazioni politiche, economiche ,sociali e tecnologiche nel mondo quindi è anche il caso di chiedersi se la resistenza immunitaria possa, in questo arco temporale, essere variata. Del resto in medicina è comprovato il fatto che l’uso eccessivo di antibiotici su qualsiasi organismo produce sul lungo periodo un altrettanto forte capacità di resistenza di alcune forme batteriche. Perché ciò non Potrebbe verificarsi nella società? Il vaccino rappresentato dalla conservazione della memoria potrebbe rivelarsi non più efficace di fronte alla mancanza costante al rifiuto della cultura, ela confusione che si determina nell’uso superficiale delle locuzioni quali antisemitismo e anti sionismo ne è sintomo più che evidente.

Per antisemitismo si intende quel sentimento di rifiuto e disprezzo verso chiunque professi la religione ebraica anche se da adulto sceglie la non pratica religiosa o comunque la maturazione di una scelta di ateismo. Alla base dell’antisemitismo vi è come motivazione la madre di tutte le accuse ossia quella di Deicidio alle quale si sono poi aggiunte nel corso della storia delle varie comunità ebraiche quelle di: pratica dell’usura, di omicidi rituali, fino a quella più recente di essere a capo di una cospirazione mondiale per dominare il mondo.

Spesso le comunità ebraiche sono state fatte oggetto di vere e proprie persecuzioni, “I Pogrom” in Europa centrale e le cacciate dai vari Stati europei. A tal proposito, si ricordi quella del 1492 ,mentre scopriva il nuovo mondo la Spagna espelle gli ebrei dal suo territorio. Le motivazioni formali sono sempre quelle di apostasia, usura, omicidi rituali ,quelle sostanziali, invece, sono rappresentate all’accaparramento dei loro beni e delle loro proprietà che venivano puntualmente confiscate.

Con ciò si spiega anche l’ingegno ebraico nell’individuare nei diamanti la possibilità di convertire immediatamente il valore economico di intere e proprietà immobiliari, e perciò la acquisita capacità di specializzarsi nel taglio e commercio di pietre preziose, capacità che ad oggi conservano pressoché in esclusiva nei laboratori di taglio di pietre preziose di Anversa.

L’antisemitismo è stato quindi sempre una costante in Europa, più o meno attenuato nel corso dei secoli, ma ben radicato nei ceti popolari al punto che se ne trovano evidenti tracce nelle raccolte di fiabe dei fratelli Grimm dove l’’ebreo viene descritto con un aspetto sgradevole ed è sempre un personaggio negativo.

La svolta avviene con la Rivoluzione Francese dove, grazie all’affermazione del principio di uguaglianza cessa definitivamente ogni discriminazione . Ciò avviene anche grazie al concomitante illuminismo ebraico o a scala ,che ,nel sostenere valore dell’illuminismo europeo sosteneva anche il principio della necessità di uscire dal ghetto.

Il 28 settembre 1791 l’ assemblea parlamentare francese proclama solennemente l’emancipazione degli ebrei francesi i quali divennero per la prima volta cittadini in senso pieno. Napoleone Bonaparte estende a tutte le aree conquistate l’emancipazione per le comunità ebraiche previste dalla legge francese e quindi a poco a poco le comunità ebraiche furono emancipate in quasi tutta Europa. In Italia ciò avvenne con l’emancipazione del 1848 degli ebrei piemontesi che fu poi estesa al Regno d’Italia dopo il 1861. Pertanto si può affermare che dalla fine del 700 le condizioni le comunità ebraiche in Europa mutano radicalmente in termini più che positivi.

I cittadini ebrei entrano nell’amministrazione degli Stati entrano come ufficiali negli eserciti nazionali dirigono opifici pubblici e privati, partecipano come protagonisti alla rivoluzione industriale. Tale condizione viene a mutare nel 1891 , e di tale mutamento è testimone Theodor Herzl, giornalista ebreo di origine ungherese inviato del quotidiano viennese “Neue Freie Press”.Quando egli fu inviato in Francia dal suo giornale per seguire il processo ”Dreyfus  .Il capitano dell’esercito francese Alfred Dreyfus fu accusato di intelligenza con il nemico durante la guerra franco-prussiana del 1870 . Dreyfus , cittadino francese di religione ebraica, divenne per l’opinione pubblica francese perfetto capro espiatorio per giustificare la sconfitta militare ed il suo essere ebreo fece riemergere in Francia ,forte e prepotente, il sentimento antisemita, soprattutto nei ceti popolari .Le manifestazioni popolari antisemite, unite all’ appoggio di parte del ceto intellettuale, con la lodevole eccezione di Emile Zola, impressionano profondamente Herzl e lo inducono a considerare la possibilità di mettere in sicurezza la popolazione ebraica d’Europa attraverso la fondazione una vera e propria nazione. Idea che esplicitò nel libro “ Der Judenstaat”.

Nel libro evidenzia l’idea di creare uno stato ebraico in un qualsiasi territorio coloniale europeo al fine di sottrarre la comunità ebraiche d’Europa alle continue persecuzioni .Va ricordato che è stata molto importante per la formazione di Herzl l’ opera del filosofo tedesco, Moses Hess, amico e collaboratore di Karl Marx e Fredrick Engels, che nel suo libro “Roma e Gerusalemme” analizzando i nascenti nazionalismi italiano e tedesco, individuava , nel carattere di quello tedesco una fortissima pulsione identitaria, tale da negare qualsiasi identità difforme e quindi costituente un significativo focolaio di intolleranza verso la comunità ebraica tedesca.

Hess propone la creazione di uno stato ebraico indipendente e socialista in Palestina. Dopo il 1897 l’insieme nel movimento politico intellettuale ebraico che si raccoglie intorno ad Herzl concorda nel localizzare nel territorio coloniale britannico della Palestina la sede del futuro stato ebraico. Nasce quindi il Sionismo, ossia un movimento politico che ha come fine, quello di garantire, secondo quanto dichiarato attraverso il primo congresso sionista mondiale, “un focolare ebraico garantito dal diritto pubblico internazionale in Palestina”. Il sionismo nasce quindi, come movimento politico e ideologico in contrapposizione ai rigurgiti antisemiti che in Europa, seppur dopo quasi un secolo di assenza sul finire dell’800, tornano a manifestarsi in maniera molto forte.

Il Sionismo tuttavia non ha una diffusione estesa a tutte le comunità europee, resta un movimento più intellettuale che politico, almeno fino al 1945, ossia fino a quando la “Shoa” non mostra tutto il mondo occidentale la gravità delle conseguenze della sottovalutazione dell’antisemitismo da parte dei governi e determina la totale sfiducia da parte delle comunità ebraiche verso tutti gli stati europei e occidentali. Ed è proprio in questo momento che il sionismo diviene politico e si trasforma in prassi. La Palestina, ricordiamo, è sotto mandato britannico. Dagli inizi del 900 sono immigrati circa 45 mila ebrei dalla Russia, dai Paesi baltici e dalla Polonia, quindi il movimento sionista inizia essere monopolizzato dalla comunità Askenazita, al tempo stesso da movimento politico intellettuale accentua il suo carattere religioso attraverso l’adesione attiva di molti rabbini. Se ne evidenzia altresì, una caratterizzazione politica di stampo Socialista in una sua grossa componente alla quale fa riferimento anche David Ben Gurion.

Il Sionismo di orientamento socialista si caratterizza per l’individuazione di un processo rivoluzionario e collettivista della costruzione dello Stato, rifiutando il dialogo con le potenze coloniali. Per quanto attiene all’acquisizione del territorio, la corrente socialista, negli anni che vanno dal 1945 al 1948 risulta essere prevalente nel movimento sionista azionista, assume posizioni di comando in quella che, la Gran Bretagna definisce tout court “organizzazione terroristica“

“L Irgun” ossia”La Difesa” la struttura nella quale dalla quale nascerà l’esercito regolare israeliano.

Nel 1947 l’assemblea delle Nazioni Unite approva la risoluzione numero 181 che prevede la Creazione di uno Stato Ebraico sul 56,4% del territorio e uno Stato Arabo sul 42,8% del territorio sottoposto al mandato britannico ,stabilendo altresì per la città di Gerusalemme uno status speciale di amministrazione internazionale sotto la guida delle Nazioni Unite. La risoluzione viene, seppur con molte discussioni, accettata dalla comunità sionista anche in previsione dell’imminente ondata migratoria di sopravvissuti alla Shoah.

Nel maggio del 1948 la Gran Bretagna dispone l’abbandono del territorio da parte delle sue truppe e contemporaneamente viene effettuata la proclamazione della nascita dello Stato di Israele. Il neonato Stato viene militarmente attaccato dagli eserciti di: Egitto, Siria, Libano,Iraq e Transgiordania, intenzionati a sottrarre quanto più territorio possibile all’autoproclamato Stato di Israele. La guerra termina con la sconfitta della coalizione araba e la conquista diversi villaggi palestinesi teatro di azioni militari. si verifica la “Nakba” ossia l’esilio forzato di circa settecentomila abitanti di origine araba.

Il sionismo quindi attraverso la fondazione dello Stato d’Israele Ha pienamente raggiunto l’obiettivo prefissato quindi può tranquillamente affermarsi che cessa di esistere poiché a partire dal 1948 avendo realizzato il suo scopo diviene ”altro” diviene “Nazione” o sia soggetto pubblico diritto internazionale in situazione di parità con gli altri soggetti.

Identificare con il Sionismo quindi gli eventi storici successivi al 1948 è pertanto un’operazione intellettualmente errata poiché a partire da tale data si ci può riferire agli atti politici interni ed esterni di uno Stato nel quale una pluralità di soggetti istituzionali determinano l’indirizzo politico, istituzionale e militare.

L’attuale status quo che è rappresentato dal mantenimento dell’occupazione militare di territori, che la risoluzione del numero 181 destinata alla popolazione araba, è una scelta politica e militare della quale il governo israeliano è chiamato ad assumersi la responsabilità.

Il governo attuale insieme ai precedenti ed insieme a quella parte di società civile israeliana che pratica il vero il vero e proprio cancro dei popoli ossia il nazionalismo esasperato tale da negare completamente l’identità altrui nel tentativo di affermare la propria, cosi come aveva già evidenziato proprio il precursore del Sionismo Moses Hess.

Per tornare a oggi è proprio un errore indicare nel movimento culturale e politico del Sionismo, che come abbondantemente argomentato ,nasce come tentativo di autotutela verso le persecuzioni antisemite che sono sfociate nella Shoah ,l’attuale e discutibile condotta israeliana verso le comunità palestinesi, guidata e orientata dai settori politici più intransigenti del nazionalismo israeliano e che trova terreno fertile nella auto legittimazione interna ed esterna del medesimo fornendo un alibi culturale e propagandistico estremamente efficace.

L’errore determinato alla non conoscenza della storia, delle cause, delle origini, del carattere socialista del Sionismo, e quindi della semplificazione rappresentata dall’identificare lo Stato di Israele con il Sionismo, fornisce altresì un comodo alibi al nazionalismo israeliano per legittimarsi come vittima anche quando è ormai acclarato che verso la comunità palestinese assume ruolo dell’oppressore, del discriminante, dell’occupante che pone in essere essere condotte che, sia il diritto internazionale che l’opinione pubblica, hanno condannato senza alcun equivoco.

Moses Hess e Theodor Herzl furono sicuramente sionisti, quindi , soprattutto a sinistra, finiamola di usare tale termine in senso dispregiativo, o peggio come insulto, criticare la politica israeliana è legittimo, condannare le stragi, le discriminazioni, è sacrosanto, ma usare il termine Sionista a sproposito no!

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