Zingaretti volta pagina: ecco il mio PD

Si chiude con il globalismo, si ritorni a parlare dei nostri temi, povertà, sviluppo, antifascismo e lotta al razzismo dilagante. oltre 3000 partecipanti
scritto da Mario Imbimbo
Abbiamo avuto modo di partecipare come spettatore interessato sia alla iniziativa di presentazione napoletana di PIAZZA GRANDE, sia alla due giorni romana (13 e 14 ottobre) di quella che sin dalle premesse non è stata solo la presentazione della candidatura di Nicola Zingaretti a segretario del PD.
Stando ad i numeri si può parlare di un successo ben oltre le aspettative degli organizzatori. Oltre 3000 partecipanti registrati. Ben 10 tavoli tematici. Oltre 600 amministratori e ben 130 giornalisti accreditati, parlano di un successo e di una partecipazione che si poteva anche percepire nei volti e nel clima che si è respirato nella due giorni romana svoltasi nella ex Dogana.
Il tentativo posto in essere è stato quello di individuare le ragioni prodonde delle sconfitte degli ultimi anni e del divorzio (totale se si pensa alla attuale classe dirigente del PD) fra un popolo e il partito di maggioranza relativa dello schieramento progressista, e partendo da questo ricostruire un campo largo di forze che possa arginare e sconfiggere la pericolosissima ondata razzista che monta nel nostro Paese e non solo. Impresa a dir poco titanica ma almeno individuata con chiarezza da Zingaretti.
Molte le luci ma non manca qualche ombra. Partiamo dalle luci. L’impressione complessiva che ne abbiamo tratto è che sia molto chiara a Zingaretti la portata storica delle sconfitte di cui il 4 marzo, come lui ha ribadito, é solo l’epilogo. E chiare appaiono al governatore del Lazio anche le ragioni. Significativamente sia a Napoli, sia a Roma ha indicato due dati. Dopo la devastante crisi del 2008, seguita al crack di Leman Brothers, in Italia è cresciuta sensibilmente la curva della povertà. A questa nuova domanda di protezione sociale la sinistra al governo non ha saputo dare risposte adeguate inseguendo troppo ingenuamente le sirene della globalizzazione. Pertanto a questa incapacità di rispondere adeguatamente a questa domanda di protezione sociale ha fatto seguito (con l’eccezione del 40% alle europee ottenuto da Renzi) un distacco profondo dal proprio elettorato con la perdita di milioni di voti.
Altra nota a nostro giudizio profondamente positiva inoltre è l‘emergere, per la prima volta in assoluto nel cuore del Partito Democratico, fra le ragioni della sconfitta, la inadeguata lettura della globalizzazione vista erroneamente da molti riformisti in passato come un totem all’altare del quale non ci si poteva non inchinare. Questo dato dell‘analisi di Zingaretti crediamo sia fondamentale per poter ricostruire un campo largo di forze progressiste e credo sia stato l’elemento principale, in assenza del quale, in passato sono persistite visioni diverse fra la sinistra cosiddetta riformista e quella radicale.
L’indicazione dello slogan UN’ECONOMIA GIUSTA, ovvero di una economia che coniughi crescita ed equità nella redistribuzione è un chiaro antidoto, e un ottimo punto di partenza, per ricostruire politiche fiscali antitetiche a quelle ultraliberiste e leghiste incarnate dalla FLAT TAX.
Chiara ancora appare nelle tesi di Zingaretti la deriva correntizia del suo partito (e aggiungerei della sinistra tutta, avendo io conoscenza diretta di tale deriva anche nella sinistra radicale da Bertinotti a Vendola, fino ai rivoli della sinistra attuale) e la consapevolezza di come queste siano ormai divenute solo contenitori vuoti di pensieri e carichi solo di piccole rendite di potere nelle mani di pochi notabili.
Si è difatti spinto a dire (aspettiamo modi e tempi di una proposta precisa in tal senso) che non solo serve rigenerare totalmente le forze in campo e la militanza puntando su nuovi protagonisti, ma addirittura mettere in discussione le forme classiche dei partiti  novecenteschi in nome però di non meglio precisate nuove forme di organizzazione. Con lo slogan PRIMA LE PERSONE ha voluto indicare una inversione di rotta su questo e altri temi. In primis la deriva razzista. Questo sembra essere un altro punto irrinunciabile (e aggiungo ampiamente condivisibile e politicamente e storicamente necessario) delle tesi di Zingaretti. “Salvare vite umane è un principio irrinunciabile” ha urlato dal palco prima di spendersi in una accorata difesa, accompagnato da un lungo applauso, del preziosissimo lavoro politico, sociale e umano costruito a Riace dal Sindaco Mimmo Lucano (ieri agli arresti domiciliari oggi libero ma con divieto di dimora).
Venendo alle ombre, due le principale. La prima. Zingaretti indica esplicitamente nei giovani amministratori l’ossatura di una rigenerazione, di una nuova linfa che debba pervadere la ricostruzione di un campo progressista. Questo è un fatto sicuramente positivo perchè può mettere in circolo appunto nuove energie. Ma può anche essere un limite per due ordini di motivi. Innanzitutto perchè spesso molti nuovi volti della rappresentanza sociale e politica non presenti in alcun partito ma protagonisti di battaglie sociali e civili di peso sono spesso cittadini che tutto sono tranne amministratori e ridurre il campo ai soli amministratori rischia di tagliare tante (e forse le più preziose) energie e idee. Inoltre spesso molti giovani amministratori non sono stati esenti da colpe o errori e potrebbero nell’occasione data loro da Zingaretti vedere una opportunità di rinnovare leadership piuttosto ammaccate per salire sul carro di quello che si ritiene poter essere il vincitore.
La seconda. Sono sicuramente chiari a Zingaretti i temi su cui puntare per risollevare un paese che rischia di precipitare in un baratro iperliberista e razzista. Dalla scuola, ad una economia giusta, passando per ambiente e stato sociale. È chiara a Zingaretti la crisi della democrazia e l’avvento dei populismi quali scorciatoia verso soluzioni illusorie proprio della crisi democratica. Ma uno dei principali limiti attuali di quanto esposto nelle conclusioni della due giorni sembra essere la mancanza di proposte chiare e comprensibili. Indicati pur correttamente i temi generali manca la proposta particolare. E senza la proposta che traduce le tue idee in progetto realizzabile e comprensibile le idee (pur giuste) rischiano di ricadere in un antico vizio della sinistra. La retorica priva di una effettiva capacità trasformativa della realtá.
Ci si permetta in conclusione una riflessione. Una sorta di esolicutazione del non detto delle tesi di Zingaretti. Per attuare la svolta riformatrice indicata manca ancora una gamba. Nelle sue parole è sottolineata  l’insufficienza del PD e l’apertura verso un nuovo sistema di alleanze. Ad oggi però risulta non pervenuta la proposta politica dell’altra gamba della possibile alleanza. La cosiddetta sinistra radicale che annaspa senza voce in una deriva minoritaria e impercenile ai più. Fatti di divisioni legate ormai a piccole storie prive di grandi slanci. Ma questo, purtroppo o per fortuna, è altro capitolo
Si ringrazia Mario Imbimbo per essersi recato a Roma a questa convention come inviato di CantoLibre
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