Vittorio Forte: solidarietà al popolo zapatista

Inattuabile uno zapatismo in salsa partenopea. L’esperienza solidale cominciata in Zero81. Come andare a portare sostegno in Chapas

Vittorio Forte Vice presidente dell’Ass. Ya Basta! Onlus, da qualche anno coordina le brigate sanitarie che stanno sostenendo il Sistema di Salute Autonomo. Cura la pubblicazione di articoli e traduzioni sulla realtà messicana sul blog attivista della prima ora di “Cooperazione Rebelde”  Napoli che è un pezzo di una rete di solidarietà che nel corso di questi anni in Italia, ha mantenuto una relazione con gli zapatisti.

Lo abbiamo incontrato nel periodo del Festival dei Diritti Umani a Napoli e ha spiegato tutto di quanto si possa sapere su questa regione passata nel cuore di molte generazioni.Ci ha così spiegato tutto, quello che si fa da Napoli e dall’Italia, i successsi, e come passare un piccolo periodo “zapatista” in hiapas con viaggi dalle loro reti organizzati ad hoc.

L’esperienza di solidarietà con le comunità zapatista da lontano 96, da quasi subito l’insurrezione del 1 gennaio del 1994, dove svariati attivisti e militanti soprattutto dei centri sociali hanno approcciato l’esperienza zapatista facendo delle delegazioni che non erano solo di conoscenza ma anche che avevano in qualche modo iniziato a conoscere quell’esperienza per trarne degli insegnamenti, o comunque delle suggestioni. Suggestioni che riteniamo, e che io ritengo ancora oggi, da 25 anni dal cosiddetto “levantamiento”, ancora valide per certe cose, con una premessa che è doveroso fare, e che loro ribadiscono in ogni momento: lo zapatismo non si esporta; esso non è una cosa che può passare dalle montagne del sud-est del Messico e arrivare nelle nostre città, anche europee, e quindi nel pieno del mondo capitalista, ma addirittura, ribadiscono, “nemmeno in altri posti del Messico è esportabile. Lo zapatismo per quello che ha come possibilità, indica piuttosto delle direttrici su cui operare, chiaramente poi sta a ognuno, in termini di comunità e di attivisti dotarsi di una propria strada sulla via dell’autonomia, dell’indipendenza, del domandare quali possono essere le soluzioni migliori e metterle in pratica”.

A proposito dello zapatismo in salsa napoletana, c’è una grande differenza e soprattutto che c’è un po’ di confusione. Questa confusione è dettata da un elemento fondamentale: gli zapatisti non hanno ormai da qualche anno a questa parte nessun rapporto con le Istituzioni, anche perché le quest’ultimehanno disatteso gli accordi tra i governi messicani e le EZLN, l’esercito zapatista di liberazione nazionale, che dovevano tutelare gli usi e i costumi dei popoli indigeni e non solo gli aspetti culturali che sono diventati folklore.  Disattesi questi accordi, loro hanno deciso di portare avanti quella che chiamano l’autonomia di quelli che sono gli elementi istituzionali, per cui hanno smesso di chiedere al governo le cose e hanno iniziato a farsele da soli. Da lì tutto il meccanismo della creazione anche del sistema di salute piuttosto che del sistema di educazione zapatista e della possibilità di creare delle cooperative che sono in grado di valorizzare le loro produzioni tipiche piuttosto che iniziare un processo di autogoverno da cui poi sono nate, 15 anni fa nell’agosto del 2003 le giunte di buon governo  che sono, per dare un’idea, una sorta di organismo equiparabile alle nostre regioni che gestiscono da un punto di vista amministrativo la vita delle varie comunità che a loro volta hanno delle sottoistituzioni che  sono i Municipi autonomi che sono equiparabili alle nostre Province, e poi al di sotto di questi Municipi autonomi ci sono le comunità.

Quindi, detto questo, noi in questi lunghi anni abbiamo provato a dare sostegno a questi processi di autonomia.  Noi siamo parte di un flusso,  che dall’Europa ma anche da altre parti del mondo, nel corso di questi anni abbiamo incontrato attivisti che sono venuti dagli Stati Uniti, da altre parti dell’America Latina, ma anche dall’Australia, da una rete di solidarietà che in questi anni ha dato il suo contributo, ovviamente in una dimensione che a partire dall’inizio, dal ’94 ad oggi, ha avuto anche alti e bassi, nel senso che ovviamente oggi parliamo di una rete molto più ridotta in termini di numeri, sia per problemi meramente materiali, come il costo dei biglietti, piuttosto che la precarietà che è sempre più presente tra le persone che conosciamo, sia perché c’è stata quella che anche gli zapatisti con molta onestà riconoscono, una sorta di “passare di moda”.

Gli zapatisti hanno rappresentato anche nell’immaginario collettivo soprattutto italiano ma anche nel resto d’Europa una fascinazione. Non va dimenticato che alcuni politici di sinistra si sono fatti le foto nella Selva Lacandona, dopodiché poi però quella cosa lì non ha avuto seguito in termini nella costanza dei rapporti. Detto questo, loro lo dicono “Forse per voi siamo passati di moda, ma noi continuiamo ad esistere”, ed è la realtà.

La realtà è che tanto  per dire il livello di vita delle comunità zapatista, per chi come noi li segue oramai da 20 anni, è notevolmente cambiato, e si vede la differenza tra chi è all’interno dell’organizzazione zapatista e chi non lo è. In questi 25 anni l’organizzazione zapatista ha cambiato la qualità della vita, delle comunità l’ha migliorata. Ovviamente gli zapatisti sono anche loro un pezzetto di questo enorme mondo indigeno e con le loro forze e solo con le loro forze,cerca di cambiare le cose, aiutati da chi come noi che siamo solo un elemento che prova a dare una mano.

Le ultime cose che stiamo seguendo in questi 2 anni , in particolare, partendo da Napoli, assumendocene noi la responsabilità è il rafforzamento di quelli che sono i laboratori d’analsi all’interno del sistema di salute autonomo zapatista in una zona particolare che fa rifermento ad un caracol.

Chiaramente per chi non conosce la realtà, é incomprensibile capire il perché si dovrebbe costruire, rafforzare un laboratorio d’analisi cliniche, in un paese come il Messico che fino a qualche anno fa era  uno di quelli che aveva il prodotto interno lordo a due cifre e quindi la domanda è “perché succede questo?” succede questo, perché, ritornando a prima, gli zapatisti hanno fatto la scelta di costruirsi la propria autonomia, e gli strumenti e le organizzazioni che servono a loro stessi. In questo senso mettere in piedi le cliniche piuttosto che i laboratori d’analisi rappresenta un modo in cui loro stessi non sono soggetti ad andare negli ospedali pubblici.

La sanità in Messico è sulla stessa riga di quella statunitense: se hai l’assicurazione, sei curato, se non ce l’hai vai negli ospedali pubblici, dove il più delle volte entri vivo e se ti va bene esci come stavi prima e  se ti va male esci morto.

Gli ospedali meglio attrezzati sono quelli privati, perché il meccanismo assicurativo, a seconda di quello che è il premio che tu paghi, ti assicura dal ricovero ai grandi interventi. Di fronte a queste cose, la scelta degli zapatisti è quella di costruirsi per esempio un loro sistema di salute che è articolato dalla presenza di quello che loro definiscono microcliniche presenti in ogni piccola comunità che sono una sorta di presidio ambulatoriale che sostanzialmente ha il minimo di presenza di un promotore di salute.

I promotori sono figure, in geere, scelte dalla comunità per passione o per attitudine che sono indirizzate a svolgere quel lavoro, in campo della salute e anche in campo della formazione, dell’istruzione, etc., lavoro relativo perché lo fanno in maniera gratuita senza alcun riconoscimento economico e questo vale per i promotori fino ad arrivare a quelle che sono le cosiddette autorità, che un periodo più meno definito che varia, a seconda delle diverse zone, tra 3 mesi ai 3 anni, che svolgono quelle attività che sono amministrative e politiche, quindi raccolgono le esigenze che sono della comunità e provano a risolvere i problemi in forma gratuita, con la facoltà di poter ritornare nei loro villaggi dopo che è finito in questo periodo mettendo così  in piedi un meccanismo che impedisce l’attaccamento come diremo noi alla “poltrona”,  ad una professionalizzazione dell’incarico che ti viene affidato.

C’è una differenza tra le varie zone in cui è composto il territorio zapatista, in alcune le cliniche, parliamo di questo perché è ciò che stiamo seguendo di più, sono attrezzate per poter svolgere determinate attività di salute, che sono principalmente di prevenzione, e quando è necessario  c’è la possibilità di pianificare degli interventi con l’aiuto di medici chirurghi solidali messicani nelle cliniche, alcune non tutte, sono attrezzate per poter  fare anche delle operazioni, ma è chiaro che se devi fare un trapianto di cuore non sono in grado di farlo e allora c’è la necessità di rivolgersi a un ospedale pubblico e quindi a una struttura che non è la loro. Ogni clinica ha a disposizione delle ambulanze, alcune delle quali,nel corso degli anni sono state spedite da noi dall’Italia, infatti, c’è una zona che ha 3 ambulanze partite dall’Italia, donazioni che noi abbiamo ricevuto e che abbiamo girato a loro. Quando c’è la necessità di rivolgersi a un ospedale pubblico, gli zapatisti  caricano il malato sull’ambulanza con i promotori e insieme con loro parte una camionetta  con dentro altri zapatisti, che arrivano in ospedale e in qualche modo fanno capire che quella persona deve essere curata nel migliore dei modi, e non escono dall’ospedale fino a quando non si risolve o comunque non viene accettato il paziente. Questo perché proprio per quello che dicevamo prima, se sei indigeno e non hai l’assicurazione, il servizio che è offerto è quello che è e gli zapatisti riescono a essere abbastanza “persuasivi”, riuscendo in questo modo a risolvere il problema.

Noi stiamo da due anni a questa parte, dando il sostegno a dei laboratori di analisi perché quando nel dicembre 2016 siamo andati in Messico con una delegazione del Presidio di Salute Solidale di  Zero81, è nata una sorta di collaborazione tra il presidio di salute,  noi che facciamo da trade union, e le comunità zapatiste.

Questo laboratorio di analisi lo abbiamo fatto a partire dall’estate del 2017 con delle delegazioni napoletane che ci hanno aiutato a fare, per esempio,  la formazione alle persone di quell’universo. Quindi con l’aiuto e la grande disponibilità di alcuni professionisti napoletani siamo riusciti a dare formazione ad un gruppetto di ragazzi, che fino a quel momento non aveva visto nemmeno un microscopio e sono rimasti affascinati da quel mondo che c’è al di là dell’ottica di un vetrino, sono stati in grado loro di dare e insegnare i primi fondamentali per fare delle analisi e da lì uno dei laboratori ha iniziato a funzionare e adesso funziona a pieno regime.

Noi periodicamente abbiamo una sorta di report  delle attività che svolge il laboratorio. L’ultima volta che ci siamo stati, quindi l’estate scorsa, abbiamo fatto il punto della situazione insieme sia ai promotori che con la giunta, con l’autorità amministrativa, che raccoglie un pochino tutte le necessità e quello che è venuto fuori è che loro erano contentissimi di come andava il laboratorio che noi proviamo ancora a sostenere, ma ovviamente, poiché la zona è vasta (stiamo parlando di un territorio che si estende per svariati chilometri quadrati) e in quel territorio ci sono altre entità amministrative

Questa volta abbiamo 2 obiettivi: 1) quello che abbiamo detto prima, cioè di aprire i laboratori di analisi negli altri municipi, 2) gli zapatisti ci hanno fatto sapere che le ambulanze che abbiamo dato nel corso degli anni hanno dei problemi di tipo tecnico e i pezzi di ricambi fatti in Messico siano diversi da quelli fatte qua, per cui bisogna con il promotore meccanico che segue la parte delle riparazioni e vedere se possiamo adattare dei pezzi del posto piuttosto che portarli dall’Italia .

L’organizzazioni delle delegazioni/carovane differisce dal numero di partecipanti.

Il meccanismo è questo: va su google e cerca zapatismo italia, probabilmente entra in uno dei nostri social. Ognuno ha dei recapiti e ci si contatta e noi spieghiamo loro quando andremo , quali sono le date e quello che orientativamente faremo e gli diamo una serie di consigli utili per il viaggio. Noi lì abbiamo un furgone e quando arriviamo lo utilizziamo per spostarci insieme ad un autista che paghiamo con una cassa comune tra tutti i partecipanti che tiene dentro le spese di trasporto,la parte di mangiare comune quando vai nelle comunità.

Sulla base della loro richiesta, del tipo “vorremmo sapere qualcosa sulla chirurgia” è chiaro che tu cerchi e metti in giro la voce di volerti portare dietro un chirurgo, ma se invece quell’anno per motivi vari non c’è la necessità, noi facciamo delegazioni che definiamo di conoscenza.

Noi abbiamo portato persone di tutte le età, dai 16/18 anni fino a 70 anni e in questo arco variegato ognuno ci mette le proprie attitudini, però è chiaro che chi ti fa una richiesta del genere è curioso  di capire come dopo tanti anni hanno continuato a sopravvivere. Noi una delle cose che chiediamo è la curiosità. Noi andiamo quando gli zapatisti convocano degli eventi che sono eventi a tema, quello invernale si chiama”Coscienzias” sulla scienza  e poi ne fanno uno estivo sulle arti, ma non è detto che questi festival  ci siano ogni anno, noi abbiamo partecipato tante volte ad un primo incontro  che poi è rimasto l’unico perché poi sono cambiate le condizioni e le loro necessità ed è anche cambiato lo scenario in cui loro vivono.

Le persone quando loro vengono, noi diamo loro una serie d’indicazioni come se fossero una serie di norme di comportamento che bisogna seguire che però non sono altro che norme che si seguono quando si è ospiti a casa di altri e nel corso degli anni queste regole si sono affievolite, anche se dipende da dove vai, perché gli indigeni sono all’interno di un’organizzazione ma con le loro specificità, con le proprie etnie che non riescono a parlare tra di loro, e quindi tu hai usi e costumi completamente differenziati anche se nel corso degli anni si è molto omogeneizzato nei confronti di chi viene dall’esterno. Tu per loro sei un amico  e come tale ti trattano , con tutto il rispetto e l’attenzione di cu sono capaci.

Cooperazione Rebelde  Napoli che è un pezzo di una rete di solidarietà che nel corso di questi anni in Italia, ha mantenuto una relazione con gli zapatisti differenziandosi un pochino, nel ’96 quando ci sono state le prime delegazioni italiane, l’ipotesi di costituire un’associazione nazionale si pose senza che poi se ne sia fatto più niente e questo ha lasciato ad ogni gruppo ad ogni realtà la possibilità di creare la propria strutturazione che può essere formale, sotto forma di associazione di Onlus, oppure di gruppi informali. Se uno va su internet e cerca Ya Basta Italia, ti trovi tante realtà che sono tutte quelle realtà che sono il portato di quella grande rete che c’era  negli anni scorsi e che oggi ancora lavorano in contatto con le comunità, per dire i compagni di Milano della importazione, della lavorazione e distribuzione del caffè che si acquista dalle cooperative zapatiste, i compagni di Bologna fanno altre cose, in questo circuito noi a Napoli, in un primo momento avevamo formalizzato l’associazione, dopodiché per problemi burocratici piuttosto che per problemi economici e politici la scelta è stata quella di non mantenere più l’associazione ma di fare un gruppo informale che è quello di cooperazione Rebelde Napoli   si occupa d qualche anno di tutto l’aspetto di relazione per quanto riguarda il sistema di salute zapatista, questo proprio perché dall’esperienza di quartiere del centro storico passando attraverso il Presidio di Salute, ci siamo accollati il problema della salute zapatista , ma in realtà quando poi è necessario ci occupiamo della traduzione dei libri piuttosto che della pubblicazione della stampa e via discorrendo.

È un circuito che funziona ancora,ma che non presenta numeri elevati ma è un circuito che vede persone che vengono da Brescia, da Milano, da Bologna, e quindi manteniamo questa capacità di fare rete nell’ottica di sostenere gli zapatisti, ognuno per quelle che sono le competenze piuttosto che le attitudini o e possibilità. Noi sui nostri social riusciamo a tradurre, non dico in tempo reale, ma considerando il fuso orario di 7 ore, tutti i comunicati che vengono emessi dalle EZLN, e li rendiamo pubblici. È un lavoro di rete vero che funziona

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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