Vittoria amara per Angela Merkel

Una riflessione di IRIS LUETTGERT sul voto in Germania. Rieletta la Merkel come ampiamente previsto da tutti i sondaggi, ma restano le tantissime incognite

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di IRIS LUETTGERT

La Germania ha votato. Oggi non succedono più cose completamente impreviste. Era già nell’aria che la cancelliera degli ultimi 12 anni lo sarebbe potuto essere anche per i prossimi quattro. Era anche prevedibile che, visto lo stato delle cose, per la prima volta nella storia della Repubblica Federale un partito di estrema destra sarebbe entrato in parlamento. E non solo. L’AfD (Alternativa per la Germania) con il suo quasi 13% è diventata la terza forza politica, dopo gli storici partiti popolari CDU /CSU (Unione cristiana) e SPD (Partito socialdemocratico). Un milione di voti sottratti all’Unione e cinquecentomila al SPD (come risulterebbe agli analisti) sono perdite drammatiche: il peggior risultato subito dalle due maggior formazioni politiche tedesche a partire dalla fondazione della repubblica nel 1949. Una piccola sorpresa è stata, invece, il successo del FDP (Partito liberaldemocratico) rientrato nel parlamento come quarta forza politica dopo quattro anni di assenza, impedito dallo sbarramento del 5%. La Linke (Partito sinistra) e Grüne (Verdi) completano le formazioni del Bundestag (parlamento tedesco) con risultati leggermente migliori delle precedenti elezioni.

Come mai, ci sarebbe da chiedersi, questo risultato, se molti sondaggi assegnavano alla cancelliera il 73% di consenso per il buon lavoro svolto durante gli ultimi 12 anni e nonostante la positiva valutazione generale della situazione economica pubblica e privata? E soprattutto, come mai in considerazione della particolare storia tedesca relativa al Terzo Reich, un risultato così sconvolgente per un partito di patrioti, come loro si definiscono, ma in effetti assolutamente neonazista? Le risposte su queste domande andrebbero ricercate nel fatto che molti dei loro elettori, che vivono nella ex-DDR, hanno la sensazione di non essere ancora coinvolti nel positivo sviluppo economico della Germania e, quindi, hanno risposto con un voto di protesta contro “die da oben” (coloro che governano) e molti di questi, ignorano totalmente i contenuti programmatici dell’AfD.
Elettori, insomma, che hanno la convinzione che il Governo resta lontano dalla loro realtà quotidiana segnata da uno sviluppo molto più lento dell’Ovest (i land dell’ex Repubblica Federale Tedesca). Lo spavento generato nella politica e nei media da questi elettori-protesta è una conferma alla loro speranza di avere maggior attenzione ai loro problemi.Poi c’è la questione nodale dell’accoglienza dei profughi. Una sopravvissuta di Auschwitz, che oggi vive in California, ha riferito in un’intervista che la politica sull’emigrazione del governo presieduta dalla Merkel, rappresenta l’indizio determinante che il “confronto con il periodo nazista” abbia creato un “effetto illuminante e progressista”.
Peccato, però, che la frase della MerkelWir schaffen das!” (Ce la faremo!), fino a questo momento per niente confutata dalla realtà, non sia mai stata del tutto esplicitata ad un popolo che resta confuso ed incerto. Per quelli che vivono in alcuni Land della Germania, fuori dalle grandi città dove la vita diventa sempre più difficile (disoccupazione, problema degli anziani, carenza di medici, di posti di polizia ed altre infrastrutture), la notizia dell’arrivo di centinaia di migliaia di profughi senza documenti ha creato allarmi e meccanismi di difesa. È qui che l’AfD ha costruito il suo consenso. Al voto ha vinto la paura e la sfiducia di non credere a uno governo che possa poter integrare centinaia di migliaia di profughi quando non riesce a garantire il minimo dei servizi sociali. Non da dimenticare poi, che tra i “nuovi” cittadini della ex DDR, ci sono ancora grandi deficienze nella comprensione delle strutture democratiche e permane tuttora una sorta di diffidenza verso i partiti tradizionali dell’ovest, soprattutto da quando il “loro” partito, i Linke, sempre forte nei Land della ex DDR, ha perso l’appartenenza identitaria territoriale iniziale.
Un caso particolare è la Baviera. La CSU, partito conservatoree storico alleato della CDU, che praticamente esiste solo in questo Land, perde più del 10%, soprattutto al favore dell’AfD. Un addio al suo fortissimo e abituale consenso elettorale? Colpa, forse,del legame alla CDU della Merkel che ha portato la CSU ad una campagna elettorale molta indecisa, visto che pur non condividendo molte posizioni politiche, ha sostenuto comunque la Merkel per la cancelleria?Interessanti sono le reazioni di alcuni politici subito dopo il voto.

Martin Schulz, che ha lottato coraggiosamente fino all’ultimo minuto, dichiara la stessa sera dei risultati, di non essere più disponibile per una grande coalizione con CDU/CSU. Decisione saggia, forse, per il SPD che negli ultimi otto anni, governando in coalizione, ha quasi perso la sua identità. Meglio non lasciare l’opposizione ai piccoli partiti, con un’AfD demagogica che esprime molte idee nazional-popolarirazziste?Lunedi 25 settembre, colpo di scena: Frauke Petri, co-leader del partito, dichiara di non voler far più parte del gruppo parlamentare dell’AfD con le motivazioni che con le posizioni estremiste del partito si sono persi i voti dal ceto borghese. Martedì 26 settembre, esce dal partito insieme al marito M. Pretzell, anch’egli dirigente. Spaccatura dell’AfD?

Horst Seehofer, capo del partito gemello della CDU di Merkel con la sua CSU vuole, in vista delle elezioni del governo regionale della Baviera del prossimo anno “die rechte Flanke schließen” (chiudere il fianco destro). Aree tempestose per Angela Merkel che deve creare un governo di maggioranza. Dopo la rinuncia del SPD rimane solo la soluzione “Jamaica”: la coalizione di CDU/CSU (neri) FDP (giallo) e Grüne (verde). Una soluzione difficile da praticarsi, visto che la CSU vuole “chiudere il fianco destro” ponendo sul tavolo la questione principale della contesa politica: un limite massimo per il numero di profughi d’accogliere. I Grüne, su questa questione si sono sempre opposti, come d’altronde, la Merkel.
Altre grandi differenze esistono, ma sono marginali, sia su questioni di politica interna sia su quella europea.Ma perché la Merkel deve creare per forza una coalizione di maggioranza nel parlamento mentre potrebbe governare col suo 33% dell’Unione (rispettivamente il 26,8 CDU più il 6,2% CSU) costituendo maggioranze programmatiche-alternanti? La Merkel sembrerebbe avere tutte le capacità per praticare questa via. Nessuno, però, in Germania auspicherebbe una pratica del genere. Essa evoca ricordi storici sgradevoli, visto che esperienze del genere finirono nella tragedia della Repubblica di Weimar.

L’opinione più ricorrente è che se, come prevedono i regolamenti, non si forma un governo nei trenta giorni successivi al voto, il Presidente della Repubblica che può concedere una proroga, slitterebbero a Natale i nuovi termini e solo allora sapremo se ci sarà governo o si riandrà alle le urne. Intanto, al voto c’è stata partecipazione del 76% e più del 87% dei tedeschi hanno votato per i partiti democratici e l’AfD, nonostante abbia conseguito un grande risultato, rimarrà marginale alla politica federale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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