VIAGGIO IN COLOMBIA : bella natura, brutta società

Triste record di assassinii di attivisti sociali nel 2019. La Colombia dice « Basta ! ». Reportage a luglio-agosto 2019.

Baraccopoli di Bogotà

La lotta di classe non è una teoria, un’astrazione in Colombia. Il confine tra ricchi e poveri è tangibile invece, sia geografico che comportamentale, è un vero e proprio dentro e fuori della città e della cittadinanza. Mi sono trovata ad abitare in un appartamento di Colombiani benestanti secondo gli standard europei (1euro= 3475 pesos) ricchissimi nel proprio paese. Si capisce subito dal quartiere dove vivono, riservato alla classe alta, si vede dalla città giardino collegata a un centro commerciale quasi esclusivo, dal bunker residenziale circondato da fili spinati elettrificati, con un esercito di impiegati in divisa che ne controllano l’ingresso e l’uscita in una decina di schermi di videosorveglianza nella bussola d’ingresso, le telecamere sono dappertutto. I ricchi sono rinchiusi in una gabbia d’oro per proteggersi dai poveri. Forse pensavate che la povertà era un problema per i poveri, vi sbagliavate, è una grave minaccia per i ricchi invece che potrebbero esserne le vittime, derubati e aggrediti da chi non ha nulla e si mostra invidioso del loro successo nella società anziché ringraziare per le politiche sociali, “pensa te che hanno pure la luce e l’acqua gratis ormai” nella baraccopoli oltre la tangenziale. Il minimo per evitare epidemie e ribellioni insomma, questi qua praticano la carità cristiana, cioè si lavano la coscienza e sono proprio sicuri che non cambi nulla. Intanto il consiglio universale è “non aprire la finestra della macchina e se proprio l’apri per acquistare fazzoletti o frutta, tratta il prezzo per carità perché sii sicura che vogliono approffitare dei nostri soldi”. Noi e loro, noi e gli altri, quei fetenti… La visione del mondo dal bunker è un delirio paranoico. A volte non vanno nemmeno da anni in centro città di Bogotà dove io invece ho visitato la Candelaria, un quartiere di palazzi con un pianoterra senza sbarre, con locali alternativi pure. Ma se stavo a sentire loro, “ma come, hai chiamato un taxi pubblico ? E’ pericolosissimo mentre c’è Uber, che poi è talmente comodo, puoi pure dinunciare sull’app se il servizio non era di tuo gradimento, pensa te che uno non voleva darmi retta e spegnere la radio.” Un po’ di ossigeno sinceramente ci voleva !

Il ceto medio e la classe operaia che lavorano per i ricchi (passeggiare i loro cani, portare la spesa, lavare le loro macchine, e cosi’ via) hanno modi servili esagerati che sembrano l’eredità diretta del colonialismo tra chi è -o ritiene di essere- bianco, e chi è -o è trattato da- indiano. Una domestica non pranza con la sua padrona e risponde sempre “Agli ordini”, da non credere. Me lo sono sentito dire per ennesima volta da una commessa che ringraziavo dopo il mio acquisto, e le ho detto a voce bassa “non stare mai agli ordini di nessuno”. 

Un’altra Colombia, che risulta estranea sia al servilismo sia al bunkerismo, comunque c’è, e mi auguro sia quella del futuro, per di più estranea alla discriminazione delle donne che ho osservato nelle classi superiori (non soltanto lavorativamente ma anche a casa dove non parlano a tavolo di politica, non decidono nulla). L’ho vista con i miei occhi, quest’altra Colombia, lavoratori e lavoratrici nei cantieri, impiegati di autostrada, e cosi’ via secondo il posto dove mi trovavo, persone con cui stabilire, senza sforzo particolare e senz’andare oltre all’ordinaria cortesia, un rapporto normalissimo, cioè il o la tassista fa il proprio mestiere, la conversazione con il cliente è strettamente tra uguali. Gli studenti e studentesse di biologia con cui ho parlato quando mi sono ospedata al Parco naturale di Otun Quimbaya in alloggi green, rappresentano una generazione consapevole dei danni al ambiente, dell’estinzione dalle specie selvaggi di fauna e flora, dell’inquinamento pazzesco delle grande città, si fa fatica a respirare a Bogotà, la capitale, ma pure a Pasto, una cittadina delle Ande.

Pelicano sull’isola del Pirata (Mare Caribico)

La natura è una meraviglia, cominciando dal fatto di capacitarmi di cio’ che in realtà già sapevo insomma : da noi, europei, non c’è più bosco primario mentre qui c’è, e mi ci trovo a passeggiare all’interno di uno dei 56 Parchi Nazionali. Queste zone protette puntano alla la conservazione della fauna e la flora, ad esempio, i famosi colibri, tra i quali il rarissimo inca nero, endemico visto che predilegge un fiore che oggi presente soltanto nella zona di Arcabuco, e che ho avuto la fortuna di osservare e sentire benissimo. La Colombia annovera 3274 specie registrate di farfalle (2° rango mondiale dopo il Perù). Mi piacciono molto quindi è stato una festa, ne ho visto a centinaia sui sentieri del Parco Nazionale di Otun Quimbaya. Purtroppo, pure in questo paradiso, lo studente in biologia che ci fa da guida ci commenta che la perdita di diversità dei uccelli rispetto a pochi anni fa è notevole.

La natura dovrebbe essere la miglior promessa di futuro per il bel paese di Garcia Marquez e del vallenato (fisarmonica diatonica molto popolare suonata dai musicisti contadini e operai), si sta svilluppando un turismo rispettoso dell’ambiente, ed educativo rispetto all’ecologia e le risorse naturali della Colombia che si possono sfruttare soltanto da novembre 2016, da quando le FARC hanno firmato la pace. Prima, la presenza al sud della guerriglia, che si finanziava e arrichiva controllando le « narcocoltivazioni » e ricattando turisti, non permetteva spostamenti dalla città alla campagna, certe zone erano vietate pure ai Colombiani.

Devo dire pero’ che sebbene un qualsiasi cittadino non subisce più ormai violenza fortuita nella sua vita quotidiana ed è già un passo avanti, è anche vero che la vita politica in Colombia non è ancora libera, un attivista sociale mette a repentaglio la propria vita dal momento che disturba interessi privati, quindi anche governativi, e di bande criminali. Secondo le cifre di Indepaz (Instituto de Estudios para la Paz), dal 8 gennaio al 8 settembre 2019, 155 attivisti sociali e di diritti umani sono stati uccisi in Colombia, 1351 sono stati minacciati. Eppure la violenza generale scende fino a 2018 e va anche sottolineato che l’aumento riguarda soprattutto gli attivisti sociali.

Le vittime sono uomini e donne attivisti di colletivi contadini, in specie coltivatori di coca, indiani, afrocolombiani, consiglieri comunali, exguerriglieri FARC smobilitati, avvocati, sindacalisti e giornalisti e infine candidati alle elezioni. Gli omicidi sono a seconda della zona, la guerriglia dell’ELN, al nord, che ancora non ha firmato la pace, oppure i GAOR -gruppi armati organizzati residuali- che non l’hanno accettata, oppure dissidenti dell’ EPL, Los Pelusos, che non hanno disarmato, anche le Autodefensas Gaitanistas, di estrema destra, membri di Autodefensas Unidas de Colombia non smobilitati dal 2006 e infine semplici bande criminali chiamate Bacrim. Tutti vogliono conquistare i territori restituiti dalle FARC al governo per proseguire per conto loro la coltivazione di coca e il traffico di cocaina eliminando chi glielo impedisce, ad esempio il contadino che torna dalla baraccopoli e chiede gli sia restituita la terra che lavorava prima, l’attivista che lo aiuta, il candidato che implementa il programa per sradicare la coca eccetera. Tutto cio’ è anche colpa di un governo inefficiente che non occupa il territorio e non si prende carico velocemente della sistemazione dei “desplazados” (profughi).

Poi ci stanno gli omicidi di attivisti che disturbano o vogliono impedire un megaprogetto su territori che le compagnie private vedono come una succulenta torta e che invece gli indiani ritengono territorio originario, o che intendono semplicemente che siano riconosciuti i propri diritti collettivi e ambientali contro gli interessi del capitalismo, spesso il diritto al acqua, oppure afrocolombiani che si oppongono alla monocoltivazione dell’olio di palma o progetti agroindustriali micidiali per l’ambiente, alla mineria a cielo aperto, per dare qualche esempio. Infine ci sono omicidi nei posti dove il traffico illegale di benzina è intenso, come la frontiera col Venezuela, dove c’è compravendita di terre, mineria illegale di oro o coltan e via dicendo.

Ho partecipato a una manifestazione di protesta il 27 luglio 2019 per rivendicare di sapere che fine hanno fatto i nuovi “Desaparecidos” (dispersi) e per esigere giustizia. Ne ho parlato con un tassista che mi ha fatto capire fino a che punto era una preoccupazione condivisa da tutti, la radio stava trasmettendo l’appello per il giorno stesso. La manifestazione di protesta era autorizzata, un po’ me ne sono meravigliata vista la difficoltà di fare opposizione politica in un paese in cui gli elettori “scelgono” tra la destra e la destra, in un paese alleato militare e commerciale degli Stati Uniti in cambio di millioni di dollari da decenni. Quindi il Comune di Bogotà aveva accettato l’occupazione della piazza Bolivar, e il presidente Ivan Duque aveva pure voluto participarci nella città di Cartegena come se lo Stato fosse dalla parte delle vittime, si è fatto fischiare pero’ e ha dovuto rinunciare.

Non dimentichero’ mai l’attimo in cui il corteo sbuco’ sulla piazza Bolivar : davanti alla cattedrale di Bogotà c’erano sagome di dispersi in dimensione reale, ognuno col distintivo col suo nome e un’immenso striscione recava scritto un grido : “Mai più un’altro genocidio in Colombia!” Dal lato opposto della piazza, un sudario nero copriva l’intera facciata del Comune du Bogotà. Su uno scalino mi colpisce una foto incorniciata con la scritta #nossiguendesapareciendo#. “Ci stanno tuttora scomparendo”, il verbo “scomparire” è diventato transitivo per dinunciare con più forza, per far scattare la presa di coscienza.

Sul fianco destro della piazza, davanti al Parlamento, un’indiana che richiama la restituzione di terre, una vittima del conflitto armato con le FARC, e altre vittime scelte per rappresantarli tutte e tutti; leggono un manifesto : Questi crimini sono gravi in modo particolare, sintomatici di una malattia profondamente radicata in Colombia, che mira ad abbattere, scoraggiare, eliminare, spaventare o sterminare chiunque vorrebbe rialzare la testa, chiunque vorrebbe dinunciare un’ingiustizia oppure proporre una riforma, una soluzione, una rivendicazione popolare necessaria e giusta” .
 Si’ che le scomparse proseguono, e ricordo due attacchinaggi in Bogotà nel quartiere storico e alternativo della Candelaria, esigendo notizie dei “falsi positivi”, tuttora “desparecidos” malgrado le 657 denuncie per crimine contro l’umanità contro 688 militari, molti dei quali sono stati condannati e malgrado la rinuncia du Mario Montoya, commandante delll’Esercito nel 2008.  Uccidevano giovani senza tetto per trasferirli in zona FARC e incassare il premio concesso dal Governo per ogni guerrigliero catturato. E ricordo anche quel manifesto che ho visto attaccare in fretta e furia mentre il tassi correva lungo il viale del quartiere residenziale dove ero capitata : “Dove stanno i desaparecidos ?”

Sono tornata in Europa alla fine dell’estate e a fine ottobre Claudia Lopez, è stata eletta sindaca di Bogotà, il secondo posto istituzionale più rilevante, un segnale forte del cambiamento di società auspicato dalla nuova Colombia : per la prima volta una donna, per di più una donna che rivendica la sua omossessualità, ma anche una donna di ceto medio, che ha studiato biologia, figlia di una maestra degli elementari Montessori, con un cognome qualsiasi, Lopez, non quello di una grande famiglia della politica colombiana da un secolo. Infine Lopez è stata una senatrice che dal 2012 al 2015 ha dinunciato scandali di corruzione e parapolitica che hanno portato 50 condanne.

Anche se, ve lo dico da anarchica, nulla si è mai ottenuto dalla rappresentanza, nemmeno in parlamento, bensi’ scendendo in piazza, dopo questa sconfitta della destra a favore di un’incipiente socialdemocrazia -perché non stiamo a parlare nemmeno di sinistra-, tutte tutti valuteranno come tratta l’affare delle scomparse di attivisti sociali e difensori di diritti umani.

Monica Jornet

Excattedratica di Lingua e Letteratura spagnola, laureata alla Sorbona. Exallieva dell’Ecole Normale Supérieure. Individualità FAI - Napoli. Groupe Gaston Couté de la Fédération Anarchiste. Libertà e arte come valori supremi.
Un commento

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  • Albert
    9 ottobre 2020 at 4:17 - Reply

    Basura de sociedad aquella en Colombia, pardòn Locombia. No to further comments, that`s all.