VESUVIO IN FIAMME: NON SOLO CRIMINALI, MA C’E’ DI PEGGIO…

Se l’innesto del fuoco è responsabilità di alcuni criminali, la velocità di propagazione delle fiamme dipende da condizioni climatiche e da limiti organizzativi della prevenzione

Ci sono nette evidenze che l’origine del gigantesco incendio che avvolge il Vesuvio è dolosa. Ma se l’innesto del fuoco è responsabilità di alcuni criminali, la velocità di propagazione delle fiamme dipende da condizioni climatiche e da limiti organizzativi della prevenzione.

Sono determinanti per l’estensione di un incendio boschivo, l’alta temperatura e la siccità. Il mese di giugno è stato particolarmente caldo in Italia.

In Italia si è registrata in questo mese mediamente una temperatura di 3,22 °C più alta della media degli ultimi 40 anni.

Lo scorso giugno è stato il più caldo negli ultimi due secoli dopo il giugno 2003 (nell’estate che superò tutti i record). Il giugno di quest’anno ha seguito la primavera più precoce da molti decenni. Insieme alla temperatura un’altra concausa della gravità degli incendi è la siccità: nel mese di giugno 2017 la piovosità in Italia è stata minore del 53% rispetto alla media degli ultimi quaranta anni. Ciò significa che la pioggia è stata circa la metà di quella che cade normalmente.

Il dato di giugno si inserisce in quello di tutta la primavera dove il deficit pluviometrico è stato -48%. Questi sono dati medi nazionali, ma la situazione è diversa tra regione e regione: il sud risulta particolarmente colpito: qui la siccità ha riguardato anche l’inverno 2016-2017, in particolare Sicilia e Sardegna. In provincia di Napoli sono caduti in giugno solo 3,2 mm di pioggia, mentre nello stesso periodo a Lecco ne sono caduti 200 mm. Per queste ragioni il fuoco sta imperversando in Campania, come in Sicilia ed in Sardegna.

Allargando il discorso a livello planetario, il contemporaneo aumento della temperatura e la diminuzione delle precipitazioni riguardano anche altre parti del mondo dove gli effetti sono gli stessi: le fiamme sono divampate a latitudini più o meno equivalenti in modo tragico in questo inizio di estate in Portogallo, Grecia, California, con danni enormi a livello di vite umane, ambiente, economia.

Alle corrispondenti latitudini nell’emisfero meridionale, si verificano analoghe situazioni climatiche. Nel Sahel la siccità sta imperversando ormai da anni; 250 milioni di africani entro il 2020 avranno carenza d’acqua. E nel 2040, secondo la Banca Mondiale, tra il 40 e l’80% della superficie dell’Africa sub-sahariana destinata alla coltivazione di grano e mais sarà inutilizzabile; il che comporterà migrazioni verso l’Europa di dimensioni sempre maggiori.

Tutto ciò risponde ai modelli elaborati dagli scienziati sui cambiamenti climatici. Gli incendi, naturali (oltre a quelli indotti dalla deforestazione per mettere a coltura di palme da olio enormi territori), continueranno ad immettere nell‘atmosfera altra CO2 ulteriormente aggravando la situazione.

Change the system, not the climate.

No commento

Lascia risposta

*

*