Venti anni senza Nanni Loy

Fu definito “il più napoletano di tutti", ancora oggi a venti anni dalla morte il cinema e la città sentono la sua mancanza

Nanni Loy nasce a Cagliari e gran parte della sua vita l’ha passata a Roma dove ha frequentato e diplomato il centro di cinematografia sperimentale.

Ma Nanni Loy spesso amava ripetere “mi sento molto napoletano”.

Le sue visite a Napoli erano sempre più frequenti, un’amore viscerale, intenso.

Le sue visite in città gli davano molte ispirazioni, e da quelle ispirazioni sono nati molti dei capolavori del cinema non solo napoletano ma anche nazionale.

Amava disegnare Napoli per quella che era in quegli anni in cui i giovani sognavano Milano e Torino ed entrare alla FIAT era il sogno nascosto o aperto di molti.

Nanni Loy, di cui oggi senza alcun dubbio si sente la mancanza di una regia intimistica e narrativa come la sua, inventò molte trasmissioni che avrebbero fatto epoca, molti suoi lavori sono stati scopiazzati e come sempre accade nessuna copia poteva pareggiare con l’originale.

“Specchio segreto”, prodotto tra mille musi storti e combattimenti in seno all’allora CDA della RAI fu un prodotto la cui centralità era l’uomo di strada. È rimasta un’icona la sua celebre scena del maritozzo intriso nella bevanda calda di chi capitava, ma specchio segreto non era solo quello, mentre nella sua trasmissione cercava di disegnare “l’italiano brava gente”, nelle candid camera di oggi si cerca l’imbecillità e la sprovvedutezza dei malcapitati.

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Napoli era la sua vita; la raccontò in tutte le sue sfaccettature,  dal film “Le Quattro Giornate di Napoli” che era la cartolina storica  della città.

Quel film fu anche candidato agli Oscar come migliore film straniero e fece sognare tutta Napoli. Non vinse perché gli americani non apprezzarono alcuni errori a loro avviso macroscopici, come ad esempio il carro armato che si vede sfondare le barriere costruite dal popolo non era tedesco, ma americano, chi aveva fatto la guerra o capiva qualcosa di armi notò subito questa leggerezza. Il suo film piacque molto agli americani ma piacque soprattutto ai napoletani: quel capolavoro fu dedicato ad un eroe della resistenza partenopea, Gennarino Capuozzo, la cui lapide è oggi sistemata all’’interno del Porto, e un’altra dedica agli abitanti del Petraio, le scale che, da sopra a sotto, spaccano in due la città.

Napoli è al centro dei suoi sogni e lavori con altri film, “Cafè Express” racconta la proverbiale arte di arrangiarsi e di difendersi  dei napoletani o “Mi manda Picone” il cui titolo in origine era “Mi manda Gennaro Esposito”, ma essendo il nome del protagonista eccessivamente partenopeo, dopo una cena che si tenne a casa del giornalista napoletano della RAI e conduttore del TG2,  Carlo Picone, Loy decise di cambiare titolo, “Picone è un nome napoletano, ma non troppo partenopeo” ebbe a dire.

cafe-express-1980-02-gIl suo rapporto con Napoli è continuato ancora con “Scugnizzi” film dove utilizzò i reclusi del riformatorio di Nisida dandogli credito e valore, e concluse con il suo ultimo lavoro cinematografico “Pacco, contropacco e contropaccotto” una commedia divertente sul modo di imbrogliare il prossimo.

Era un personaggio timido e controverso, era sempre in cerca di idee che prendeva, soprattutto, dalla città della sirena Partenope, ma anche da lavori di suoi colleghi, soprattutto stranieri, lo stesso “Specchio segreto” era una riproposizione, migliorata e più carica di pathos di una fortunata serie americana.

Era una voce critica ma al tempo stesso propositiva, un regista che anche dalle disgrazie cercava di tirarne fuori il lato positivo e cercando di far apparire i deboli forti e i forti deboli.

Sono passati venti anni dalla sua scomparsa, e quanto manca alla città e alla nazione una figura come la sua.

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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