Una normale disabilità

Pregiudizi culturali, handicap, disabilità, etichette, Ma il mondo della disabilità è combattivo

Nel corso degli anni, molti traguardi sono stati raggiunti per i diritti delle persone con disabilità.

E’ cambiata la terminologia da handicappato e invalido, che indicavano uno svantaggio, all’espressione disabile e diversamente abile, che aggiunge, sottolinea una risorsa in più.

Tuttavia il pregiudizio culturale, che considera la persona con disabilità non  normale, diversa, malata è talmente radicato che fa fatica a cambiare.

div abile2La gente ti guarda e ti etichetta, sempre più. Più di prima, più di dieci anni fa, forse ancor più di trent’anni fa. Forse perché il mondo della disabilità è più organizzato, visibile, combattivo. Forse perché riusciamo a parlarne, a discuterne, a prenderci la nostra visibilità. Questo atteggiamento mentale porta inevitabilmente a farci sentire ai margini della società.

Spesso si ha un approccio sbagliato perché non si sa veramente cosa fare, soprattutto quando non si conosce il mondo della disabilità, allora ci si ferma all’apparenza, all’handicap senza andare oltre. In realtà la disabilità non è una malattia, è una condizione di vita e l’handicap è l’ostacolo costruito intorno alla persona, non è la persona.

Io mi chiamo Grazia, non mi definisco una persona diversamente abile, ma una persona con disabilità, come dice  l’Onu.

Ho dei limiti e delle difficoltà dovuti agli ostacoli e alle barriere che incontro muovendomi in sedia a rotelle, ma posso dire di essere serenamente disabile, perché il mio handicap non mi impedisce di vivere e guardare il mondo in tutti i suoi aspetti,di fare esperienze, provare entusiasmo, curiosità,raggiungere obiettivi, coltivare interessi e relazioni….come tutti!

Anzi proprio il fatto di confrontarmi quotidianamente con i miei limiti e superarli, mi ha permesso di sviluppare una maggiore sensibilità verso il prossimo, verso le cose della vita.

Anche la carrozzina ( e non la carrozzella, quella è trainata dai cavalli) mia compagna di viaggio, non l’ho mai considerata in senso negativo, perchè dovrei? E’ un mezzo per la mia autonomia. Invece spesso noto, che gli altri fanno fatica a parlarne , come se nominarla fosse proibito.

div abile3Allora come posso far capire agli altri che questi sono solo dettagli? Che ciò che conta è la persona ?E che tutti abbiamo i nostri pregi e difetti al di là delle difficoltà fisiche o di altra natura.

Vorrei  che tutti riuscissero, facendo un piccolo sforzo,  a porsi in un’altra prospettiva, cioè la possibilità di considerare il mondo, e quanto in esso esiste, da differenti punti di vista,  ogni prospettiva ci offre una nuova immagine dell’altro, più vera, più completa e ci permette di andare oltre i limiti dell’apparenza e questo nuovo modo di vedere le cose non può fare altro che liberarci dalla nostra chiusura mentale e arricchirci come esseri umani !

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