UN MISTERO NAPOLETANO

Un Arcano fitto come la nebbia nasconde la fine di uno dei più vecchi segnali stradali di Napoli: che fine ha fatto?

UN MISTERO NAPOLETANO*

Nel marzo 2018 fotografai un segnale stradale sulla parete di un palazzo di Via Tribunali, poco più avanti della Piazzetta Cardinale Sisto Riario Sforza, giusto all’angolo tra Via Tribunali e Vico dei Carbonari (vedi Foto A).

Il segnale era di “circolazione vietata ai veicoli a trazione animale, ai velocipedi, ai carretti a mano e agli autocarri”. Questo tipo di segnaletica stradale fu introdotta in Italia nel 1922 e, nel dopoguerra fu sostituita da quella tuttora in uso, salvo modifiche minori. Il suddetto segnale stradale, di conseguenza, era lì da un’ottantina di anni; gli anni trascorsi li dimostrava tutti recando alcuni fori, tutti della stessa dimensione, circondati da zone più o meno estese di ruggine. In ottanta anni il divieto era stato sicuramente trasgredito molte volte da carri e carretti trainati da asini, cavalli e spinti da robuste braccia per trasportare frutta, verdure e,il 4 di maggio, sedie e materassi.

Ma cosa ricordavano quei fori? Durante le quattro giornate, nella vicina Piazzetta Sedil Capuano si registrarono scontri tra antifascisti e tedeschi, ricordati da una lapide posta a pochi metri di distanza dal segnale stradale: erano quei fori un ricordotangibile di quegli eventi? O erano residui di “stese” camorristiche? O, più semplicemente, il ricordo di tiri al bersaglio per allenamenti con la pistola? Dopo tanti decenni sicuramente gli autori degli spari non potranno testimoniare.

Più recentemente, invece, circa cinque anni fa, sul pavimento stradale, proprio al di sotto del segnale venne impressa la sagoma bianca di una bicicletta, simile a tante altre lungo Via Tribunali ad identificare un improbabile itinerario cicloturistico nel centro antico. Data la folla circolante, che spesso impedisce anche il transito pedonale, pochi si accorsero della sagoma bianca, e questa dopo alcuni mesi si scolorì per scomparire totalmente poco dopo. Non penso che un accidentale cicloturista abbia mai alzato gli occhi per accorgersi che il segnale stradale di divieto ai velocipedi contraddiceva la sagoma a terra. Una volta cancellata la sagoma, scomparve la contraddizione.

Nel marzo 2019 ho rifatto la foto dalla medesima posizione (vedi Foto B), ma la situazione è totalmente cambiata perché il segnale è scomparso. Provo a fare alcune ipotesi che elenco di seguito, chiedendo ai lettori di esprimersi sulla attendibilità di ciascuna:

  1. La Motorizzazione Civile, accortasi dopo 80 anni, che il segnale non era in regola con l’attuale codice stradale, lo ha rimosso per poi sostituirlo quando una normativa europea emetterà nuove disposizioni in materia.
  2. Durante una allerta meteo, un vento di 120 Km/h, conseguenza dei cambiamenti climatici, ha sradicato il segnale facendolo volare al di sopra dei palazzi circostanti.
  3. Il segnale, ritenuto un reperto di archeologia stradale, è stato rubato da una banda internazionale e trasportato al J. Paul GettyMuseum di Los Angeles.
  4. La padrona di casa abitante nel balconcino adiacenteha acquistato uno stenditoio in plastica, appoggiato alla ringhiera, a sostituzione dei fili metallici sporgenti dal balcone, ed in collegamento con l’asta che manteneva il segnale. L’asta avendo perso la funzione di sostegno ai fili per “spandere” i calzini, è stata troncata di netto e così l’insegna stradale non vieta più il transito ai “veicoli a trazione animale, ai velocipedi, ai carretti a mano e agli autocarri”, che possono transitare liberamente. In tal caso rimane da capire se è da perseguire un reato di rimozione di segnaletica inattuale, ed è da approfondire se il rifiuto prodottosia stato smaltito nel cassonetto giusto
Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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