UN ALBERO CI SALVERÀ 

Pena la nostra stessa sopravvivenza. Le barriere verdi a protezione delle città

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di:  Roberto Braibanti  Dipartimento Ambiente Sinistra Italiana

I cambiamenti climatici in atto in tutto il globo ci obbligano sempre più a considerazioni serie su come e’ organizzata la nostra società e sopratutto sui cambiamenti che dovremmo apportare in breve tempo.

A nessuno credo sia sfuggito che quest’anno abbiamo avuto l’ennesimo record di temperature durante l’ estate

O che siamo ancora oggi in una gravissima crisi idrica che ,a Roma  per esempio,ha di fatto svuotato il lago di Bracciano .

O che che abbiamo avuto il record di uragani in Sudamerica e in Usa.

Di cui uno ha costretto a un esodo biblico 2 milioni di persone da Miami, mentre un altro ha colpito addirittura l’Irlanda ,attraversando-per la prima volta per un ciclone tropicale-il Pacifico.

Il problema è che ognuno di Noi si sente impotente davanti a un disastro di questa portata .

E quindi tendiamo a ” autoassolverci” demandando ad altri ( politica )il compito di prendere decisioni scomode.

Decisioni che la politica invece non prende in quanto troppo “pesanti” da far accettare in termine di rinuncie a un opinione pubblica occidentale viziata dal capitalismo e dal consumismo.

Opinione pubblica che stroncherebbe immediatamente elettoralmente  qualsiasi forza politica le dovesse adottare con la necessaria serietà.

La verità è che per cambiare quanto avviene quindi, dobbiamo cambiare proprio Noi.

Ognuno di noi: nella propria vita,nelle proprie abitudini, spesso sbagliate .

E Noi  possiamo fare tanto per invertire la tendenza .

Possiamo fare tanto nel risparmio di acqua dolce ( spesso sprecata ), nell’uso di energia solare ,nella riduzione dell’utilizzo abnorme delle auto private.

Ma sopratutto dobbiamo fare di più usando molto e meglio le uniche vere armi naturali che,gratuitamente, producono ossigeno e riducono l’inquinamento .

Gli alberi.

Veniamo quindi a Napoli e alla sua area metropolitana .

Abbiamo centinaia di ettari, pubblici, di terreno degradato ,abbandonato, nella cintura metropolitana sotto forma  di piazzole, giardini abbandonati, aree dismesse.

Bene ora immaginate di piantare lungo la cintura esterna circa 400 ettari di grandi alberi.

Piccole foreste i cui costi, tra l’altro, sono molto contenuti, dato che i terreni  utilizzati sono agricoli e in gran parte abbandonati.

Alessandro Angrilli ,docente dell’Università di Padova dichiara testualmente : ” interpretando i dati di un recente studio pubblicato su Pnas, il modello proposto, che ha lo scopo di assorbire lo smog proveniente dai centri urbani, è in grado di eliminare in un anno 3,19 grammi di ozono e 0,6 grammi di biossido di azoto per ogni metro quadro della chioma di un albero”.

Quindi ,complessivamente,si stima che verrebbero eliminate 310 tonnellate di biossido d’azoto e 58 di ozono in 30 anni.

Grandi alberi e spazi verdi, dunque, per rispondere a problemi di inquinamento atmosferico.

Ma non solo, perché un ripensamento green dello spazio urbano potrebbe avere ricadute positive anche in termini di risparmio economico e di salute pubblica.

 Il quinto rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), ha sottolineato che le emissioni di gas serra stanno aumentando a un ritmo doppio rispetto a 10 anni fa e che la temperatura media è in salita, al punto che si prevede entro il 2100 un aumento dai 3,7 ai 4,8 gradi rispetto ai livelli pre-industriali.

Da qui l’obiettivo entro il 2050 di ridurre i gas serra dal 40 al 70% rispetto ai valori del 2010, e contenere, così, l’innalzamento della temperatura entro i due gradi.

Secondo gli studi condotti dall’American Forestry Association, un albero di circa 20 metri di altezzosa può assorbire ogni anno circa 1000 grammi di particolato

Ecco allora che è facile comprendere quanto gli alberi siano importanti per preservare la nostra salute e per ridurre l’inquinamento.

A Napoli qualche settimana fa’ abbiamo approvato una delibera sulle Green Belts ( barriere verdi) ,che appunto auspica la riforestazione citata .

E’ una potenziale arma potente per attuare questo sogno e farlo diventare realtà .

Le Green  Belts sono una realtà europea : nascono in Inghilterra ed in Galles, vennero emanate nel Planning Policy Guidance Note 2 Green Belts . Dal 2003 esistono ben 14 aree di green belt in Inghilterra per un totale di più di 16.000 km rimboscati in aeree cittadine .

L’architetto Boeri da qualche anno parla  di un progetto per Milano, chiamato #FiumeVerde che mira a realizzare sul 90% dei sette scali un sistema continuo di parchi, boschi, oasi, frutteti e giardini a uso pubblico – legati tra loro dai corridoi verdi e ciclabili realizzati sulle fasce di rispetto dei binari ferroviari,aggiungendo nel rimanente 10% si potranno costruire bordi urbani ad alta densità, in grado di ospitare le attività che oggi mancano nei quartieri di Milano: soprattutto residenze e spazi di studio/laboratori per i giovani (young professional housing e student hotels), ma anche servizi culturali e di assistenza al cittadino (biblioteche, ambulatori, asili), oltre che edilizia sociale e di mercato.

Napoli e la sua provincia, ferite dall’inquinamento e dai roghi dei rifiuti, DEVONO a mio avviso ribaltare dal basso la visione dell’uso del terreno dismesso:

Da potenziale discarica a bosco .

Da degrado -e causa di malattie anche gravi- a luogo piacevole, rilassante e produttore di ossigeno .

Dipende da Noi,da quanto ci crederemo .

Da quanto lo vorremo e lo pretenderemo dalla politica.

Il nostro futuro sopratutto dipenderà’ sempre più dalla capacità della nostra società di capire rapidamente che queste sono le uniche strade per provare  a evitare problemi davvero gravi ,che i cambiamenti climatici in atto, ci portano e ci porteranno sempre più dentro le nostre vite

 

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