Traviata, l’altro sguardo

Una storica serata al San Carlo con Nino Machaidze,Francesco Demuro,Leo Nucci

Un fiore di camelia puo’ edificare un dramma musicale perfetto.

Violetta Valery l’abbiamo amata tutti l’altra sera a Teatro, Violetta amante dolce , passionale, tragica, allegra, dolente, che per amore ( non benedetto da Dio ) del suo amato Alfredo, accetta la sfida estrema di lasciarlo per salvare le convenzioni borghesi, imposte dal padre di Alfredo,Giorgio Germont.

Paradossi di una società borghese dell’epoca, pantano e morte della Bellezza dei sentimenti. Una Musica che suggestiona, che prende l’anima, per la coerente sequenza dei moti degli affetti e la sublime espressione compositiva dei “recitativi”, già immersi nella piena maturità romantica del Genio di Busseto.

Posso dire e scriverlo, senza eccessiva enfasi, che l’altra sera ho assistito ad una edizione che lascerà traccia nel Massimo napoletano. La regia di Lorenzo Amato e le belle scene di Ezio Frigerio, con i costumi di Franca Squarciapino, hanno consegnato allo spettatore uno spettacolo di crescente tormento, sempre teso sul filo tra vita e morte.

E’ un’altra Traviata, seppur tradizionale nell’impostazione, ma con un “altro sguardo”, le continue suggestioni visive rendono l’uso delle “masse” ( coro e balletto) leggere e perfette, e i protagonisti si muovono in spazi ben costruiti che fanno ricordare Stanley Kubrick del “Eyes Wide Shut “.

E quella sedia a rotelle messa al centro della scena, nella lugubre notturna della morte della protagonista, ci rimanda all’assurdo beckettiano di un finale di partita inevitabile. Immersi nei rimandi e ricordi di quello che era e sarà, i protagonisti della serata hanno mostrato sintonia nelle dinamiche dei personaggi, senza mai strafare, con una tenuta vocale di eccellenza: Nino Machaidze, che gia avevamo ascoltato due stagioni fa nella splendida Desdemona dell’Otello rossiniano, ha dimostrato che anche la vocalità verdiana le si addice, facendoci vibrare per tutto lo spettacolo ed esibendo una sicurezza nel Belcanto verdiano da grandissima interprete.

Passare da Rossini a Verdi non è da tutte, e Traviata ha dentro anche Bellini e Donizetti. Francesco Demuro è oramai tra i primissimi tenori al mondo. Personalità morbida, canto e tecnica sicure, presenza scenica di rara bellezza, un Alfredo che sembra scritto per lui. Ma il trionfo giunse a Leo Nucci, baritono settantasettenne, monumento vocale vivente.

Il Maestro Nucci ha concesso il bis nella celeberrima aria “Di Provenza il mare il suol”, cantata meravigliosamente. Confesso che ho pianto nel concertato del terzo atto, musica tanto popolare quanto raffinatissima nella composizione orchestrale.

L’orchestra del Teatro di San Carlo, sempre più interessante e matura, è stata diretta da Jordi Bernàcer. Un plauso al coro che qui ha dimostrato totale connessione con l’opera verdiana

 

Foto di copertina di Sergio Valentino

Pino De Stasio

Sono un blogger, attivista politico, ascoltatore di musica antica e contemporanea, pacifista
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