Tra approssimazione e strafalcioni…..non ci resta che ridere!

Dal contratto M5S-Lega per il Governo del cambiamento.

Sono una persona sensibile e come tale non posso rimanere indifferente alla lettura di fatti deliranti, notizie errate, soluzioni sconclusionate e strafalcioni madornali che, secondo il mio criterio di valutazione, sono meritevoli di bocciatura per uno studente universitario di laurea triennale; non solo lo boccio ma lo mando a letto anche senza cena.

Mi riferisco al manifesto e/o contratto (chiamatelo come volete) che è appena stato presentato con l’obiettivo di risolvere lo stallo (odio questa metafora ispirata al volo) e risollevare le sorti del nostro paese. La lettura di alcuni passi ha innescato in me un’incontinenza delle ghiandole lacrimali che ha lasciato in terra una scia umida sopra la quale il raccapriccio si è divertito a fare surf.

Ormai mi è chiaro da tempo, circular-economy, zero-waste, green-economy, decarbonizzazione, energie rinnovabili, sono slogan ben radicati nella narrativa che si muove trasversale da sinistra, a destra passando per il centro (grande Giorgio Gaber). La convinzione che ho ormai maturato da tempo è che, ahimè, se ne ignora il significato. Punto primo, vi prego in ginocchio, smettetela di associare la crescita economica a tutti quei bei concetti elencati prima. C’azzeccano come il vino rosso sul baccalà. Se la nostra economia è cresciuta è perché siamo stati lineari. Se vogliamo diventare circolari non cresciamo più. Poi, non esiste un sistema metabolico zero-waste. Se lo volete vedere provate a smettere di respirare e mi fate sapere….Dimenticavo! Se smettete di respirare non potete più raccontarmelo. Poi, il rifiuto è un concetto semantico. Vi stupisce molto se vi dico che il successo della specie umana su questo pianeta è dovuto ai rifiuti? Ve ne cito almeno quattro: l’ossigeno (rifiuto delle piante); terreno (resti morti di piante e organismi); guano (merda di uccelli); petrolio (energia chimica di antichi organismi fotosintetici). Se diventiamo green facciamo un salto indietro all’era pre-industriale. Le energie rinnovabili sono come un bicchiere d’acqua che vuole sedare la sete di una nazione. Prima di pubblicare il documento è stato fatto fare un editing da qualche povero disgraziato un tantino, non dico molto, competente? Non si può essere indifferenti a certi strafalcioni del tipo: “immobili capaci di auto-produrre energia”. Indicatemi un solo oggetto o organismo vivente su questo pianeta in grado di produrre energia. Posso immaginare quanti defunti uomini di scienza in questo momento stanno rimpiangendo di non aver impegnato in maniera più proficua il tempo dei loro studi per produrre un elisir di lunga vita. Se lo avessero fatto adesso potrebbero esprimersi con un linguaggio tale da far passare gli epiteti di De Luca (il governatore della mia Regione Campania) come versi in rima di un francescano. L’energia si trasforma non si produce. Una pianta trasforma energia solare attraverso il processo fotosintetico. Anche un pannello fotovoltaico fa lo stesso attraverso un processo diverso. Insomma, tutti i processi energetici sono il risultato della trasformazione di diverse forme di energia primaria. Guarda caso tutta di origine solare. Siate felici, fino a quando c’è il sole c’è speranza. Non esistono quindi edifici miracolosi, anche se sono dotati di tecnologie per trasformare fonti primarie o secondarie di energia portano sempre il fardello del costo entropico. Esiste un consulente energetico che ha dato il suo contributo alla stesura di questo documento? In caso di risposta affermativa, per favore licenziatelo in tronco dopo averlo messo in un angolo in ginocchio sopra i ceci.

Vogliamo tacere sul compost che contiene acqua? No, non voglio tacere. Secondo il consulente che ha suggerito questa genialata rappresenta un modo conveniente per risparmiare sull’irrigazione? Se carico il compost umido su di un tir, supponiamo con un contenuto idrico del 50%, il tir sarà costretto a portare un peso inutile e consumerà più carburante. Premesso che il compost deve essere distribuito molto prima della semina e quindi della fase vegetativa delle piante, questo vuol dire che l’acqua è bella che evaporata. Morale? Con l’energia spesa dai tir per trasportare l’acqua contenuta nel compost ci possiamo garantire il funzionamento delle pompe di irrigazione per tutta la durata della crescita della coltura. Forse il consulente voleva dire che il compost ha la capacità di imbibirsi di acqua e quindi ridurre l’acqua d’irrigazione? In questo caso faccio notare che il compost restituisce alla campagna quello che ha dovuto sacrificare per fornire cibo al 50% della popolazione che vive nelle città. Siamo quindi costretti a mettere su un sistema di trasformazione energivoro per restituire alla campagna quello che avrebbe fatto senza sforzi e gratis per opera della natura se non avessimo deciso di spostare la quasi totalità delle attività produttive in città. Dimenticavo, se così non fosse non potrebbe crescere il PIL.

Mi fermo qui, termino con i versi finali di Time dei Pink Floyd: the time is gone the song is over though I have something more to say.

Angelo Fierro

Ricercatore Ecologia Unina
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