TORTURA VIOLENZA A DONNE PENA DI MORTE: I TEMI PIU’ ANTICHI

Il pensiero politico, controverso e attuale, di Agostino

Tortura, pena di morte, “guerra giusta”, sesso. Quanti discorsi impegnati, o meno, si tengono e si ascoltano su questi temi ogni giorno.

Trainati da empio egoismo, pretendiamo che le nostre opinioni in merito siano reputate verità assolute, talvolta in linea con i principi sostenuti dall’una o dall’altra parte politica.

Scrollandoci di dosso il connaturato egocentrismo, è interessante osservare come questi argomenti, così attuali e cocenti, siano stati ampiamente trattati in un remoto passato, costatando, a volte, la modernità del pensiero antico e come quest’ultimo abbia irrimediabilmente influenzato la nostra mentalità, per lo più in maniera inconscia.

Nello specifico, Agostino di Ippona (354 – 430 d.C.), padre del Cristianesimo occidentale, elaborò delle congetture ben precise su argomenti altamente controversi: la natura di una guerra giusta, l’illegittimità della pena di morte, i limiti della giustizia.

Questi temi, affianco alla condivisione dell’idea di Agostino di essere creature imperfette e fallaci, ci avvicinano ai suoi ragionamenti. Per comprendere a pieno le sue teorie politiche, innanzitutto bisogna dire che per il santo noi uomini siamo tutti peccatori, in virtù del peccato commesso da Adamo all’inizio dei tempi. Ne consegue una limitazione del libero arbitrio, confinato a scelte più o meno peccaminose rispetto ad altre; gli uomini possono solo scegliere tra i mali e peccano contro Dio perché hanno insita la volontà di compiere il male.

Adamo non aveva bisogno della mela: la scusa di essere stato ammaliato da Eva non regge; Adamo voleva semplicemente violare l’unica regola impostagli dal Padre, perché animato, in primo luogo, dalla superbia. L’uomo non possiede, infatti, solo la volontà, ma desidera anche realizzare ciò che vuole.

L’altro motivo che ci spinge a compiere azioni malvage è quello di stare in compagnia con gli altri: Adamo avrebbe fatto qualsiasi cosa per compiacere la sua compagna. Per quanto appaia pessimistico, il pensiero di Agostino non bolla totalmente gli uomini né disprezza ferocemente il mondo. La vita terrena è, comunque, stata creata da Dio: questo mondo conserva una propria dignità, assieme agli uomini, seppure imperfetti, con i loro corpi e istinti.

Agostino indaga la sfera del sesso, è curioso riguardo al corpo, conosce bene le debolezze della carne; da giovane, quando studiava a Cartagine, prima della conversione, aveva trascorso una vita dissoluta ed aveva anche avuto un figlio da un’amante. Attraverso l’istinto sessuale si capisce come noi non possiamo controllare ciò che veramente vorremmo: basta confrontare Adamo pre-tentazione, che avrebbe avuto rapporti sessuali con Eva per amicizia e affetto reciproco e che avrebbe avuto il pene eretto solo quando l’avesse voluto, e l’uomo caduto e peccatore, mosso dal desiderio, che ha erezioni quando non vorrebbe e non riesce ad averle al momento giusto. Ma la separazione tra corpo e mente non riguarda solo il mondo maschile: sant’Agostino pensa anche alle donne e alle vittime di stupro.

Le Romane violentate dai Visigoti di Alarico durante il saccheggio della città non persero il loro onore; anche se alcune di loro si fossero trovate sessualmente eccitate, non se ne sarebbero dovute vergognare, dal momento che in questo caso il corpo agisce di sua spontanea volontà.

L’uomo, dunque, è per sua natura corrotto e peccatore, ma con il giusto aiuto si possono limitare i danni: lo Stato nasce, appunto, come organizzazione che permette alle passioni umane di essere soddisfatte senza eccessivo disordine; i reami terreni esistono per promuovere la pace nel mondo e i poteri coercitivi ne sono, infatti, la caratteristica principale.

Il peccato è alla base dell’esistenza delle società politiche: se non fossimo macchiati dalla nascita dal peccato originale, vivremmo in comunità egalitarie di stampo comunista, senza proprietà privata, leggi e governanti.

Per Agostino, che credeva fermamente nel ravvedimento dei criminali, sia la minaccia che la vera e propria punizione possono far ravvedere un uomo colpevole. Di qui la sua ostilità verso la pena di morte, negazione stessa della possibilità di pentimento. Agostino si scaglia anche contro la tortura, procedura utilizzata dai Romani con i criminali e i testimoni oculari, privi di cittadinanza, per ottenere prove. Queste idee sanno quasi di moderno umanitarismo.

L’immagine dello Stato che ne scaturisce è quella di un padre severo che forza un figlio riluttante sulla retta via. Questa visione della punizione sta alla base della concezione di guerra giusta per Agostino: l’autodifesa legittima sempre il combattimento, e a sua volta nessuno eviterebbe di combattere se attaccato; l’autodifesa, insomma, è sempre un efficace casusbelli, un validissimo pretesto. Tale affermazione nel Medioevo costituisce la base della dottrina per la guerra giusta, ed è ripresa ancora, in epoca moderna, nella carta delle Nazioni Unite. Una dichiarazione meno conosciuta è quella per cui, in una giusta guerra, uno Stato può punire i crimini di un altro Stato e la sua popolazione. Ma lo Stato agisce, per così dire, in nome di una giustizia globale, tenendo presente sempre i limiti stessi della giustizia terrena, per natura imperfetta.

Agostino è certo che la giustizia sociale in questo mondo non è mai raggiunta e compiuta. Tra le varie interpretazioni del suo profondo e problematico pensiero, risalta questo drammatico assunto che, purtroppo, non ci sentiamo in grado di negare.

 

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