Ti vogliamo bene Africa

Un continente di oltre un miliardo di persone e che tutto insieme non vale la Francia, con 60 milioni di abitanti reportage sull'Africa rubata

Poche righe, in questa domenica pomeriggio in cui mi accingo a scrivere davanti al mio camino,sull’ipocrisia e la superficialità dell’informazione oggi su quello che è il tema principe di ogni conversazione ,privata,pubblica ,politica e spesso anche satirica del nostro tempo .

Le migrazioni:

È sottinteso(neanche troppo)dietro di loro,tra chi ne parla, il fastidio per il diverso:
per quello che ha un colore diverso da Noi.
O un credo diverso o semplicemente una sessualità diversa.

Stiamo di fatto regredendo di 140 anni, culturalmente e socialmente, verso il razzismo tra esseri umani che pensavamo di aver non dico superato,ma almeno messo sotto controllo in un area sociale  in cui chi lo era si vergognava di estrinsecarlo.
Perché il ripudio sociale e culturale medio non dava nessuno spazio .

Stiamo muovendoci invece oggi verso una contrapposizione ideologica, sociale, culturale e economica tra chi, per esempio,è favorevole all’accoglienza umana dei migranti e chi invece è pronto anche a lasciarli morire in mare o a essere imprigionati e torturati nelle galere di stati canaglia e/o dittatoriali africani.

Una storia che sembrava iniziata a finire il 9 aprile 1865 con la fine della guerra di secessione fra gli Stati Uniti d’America e gli Stati Confederati d’America, firmata da Lincon,con l’abolizione della schiavitu’ .
Poi evoluta culturalmente nei secolo dopo con le straordinarie lotte sociali di Nelson Mandela contro l’apartheid in sud Africa negli anni 70/80 e contemporaneamente di Martin Luther King nel razzismo  degli anni 50 in USA :
Pensate che recentemente lo slogan Why We Can’t Wait (perché non possiamo aspettare ) è stato adottato sia dal movimento Occupy Wall Street che da Barack Obama, durante la campagna elettorale del 2011.
Appena 8 anni fa,… sembra un secolo.

La resistenza non violenta e la disobbedienza civile alla base,come tecniche rivoluzionarie da impiegare contro la segregazione,la discriminazione dei diritti basilari degli uomini.
L’influenza di M.L.King nella cultura di massa e del suo messaggio antirazzista ha avuto una portata senza precedenti negli ultimi 50 anni:
decine di artisti si sono ispirati alla sua figura e al suo messaggio, in particolare, oltre che nel cinema, nella musica (da Elvis Presley, che scrisse If I can dream due mesi dopo l’assassinio del reverendo, agli U2, da Micheal Jackson ai Queen fino ai Linkin Park, che hanno riportato stralci dei suoi discorsi in Wisdom, Justice and Love).
Eppure ci risiamo .

Siamo incredibilmente tornati indietro,a quel “livello”di discussione .
Eppure oggi è anche peggio di allora perché le condizioni del globo sono peggiorate, i cambiamenti climatici e la sovrappopolazione spingono molto più violentemente sulle contraddizioni culturali e gli egoismi delle società occidentali.
La superficialità e,diciamolo chiaramente, l’ignoranza pesantemente diffusa in Occidente ha fatto il resto.
Ignoranza nascosta e aggravata esponenzialmente  dall’illusione che leggere qualche titolo su internet, equivalga a comprendere e valutare la complessità di un fenomeno secolare come le migrazioni.

Proviamo a dire due parole di verità sullo slogan “ aiutiamoli a casa loro”,di cui troppi si riempiono la bocca senza sapere di cosa parlano.

L’Africa crea ricchezza per 2328 miliardi di dollari e di questi ben 738,circa un terzo,provengono  dai paesi del Nord Africa ,i più avanzati in termini industriali e commerciali, Libia ovviamente a parte.

Quel che resta di questa ricchezza, quindi 1590 miliardi, viene prodotta in circa 44 paesi dell’area subsahariana e, anche in questo caso, non parliamo di realtà omogenea, perché la Nigeria, che è la forza trainante economica oltre che demografica, ne produce da sola un terzo.
Lo stesso disequilibrio emerge analizzando brevemente il reddito procapite, pari a soli 1.846$ a testa l’anno, circa 5 dollari al giorno come media di ogni singolo africano, bambini compresi.
Più o meno la metà della popolazione raggiunge quindi a fatica i 2 dollari di guadagno giornaliero, rientrando nella soglia di povertà assoluta.

Capirete facilmente che questa è una realtà inaccettabile, se si pensa alle potenzialità del continente ricco di risorse e di forza lavoro:
Ad oggi l’Africa, circa 1,100 miliardi di abitanti, vale tutta intera meno della Francia che produce quasi 2.400 miliardi all’anno,ma è abitata da soli 65 milioni di persone che vivono con una media di 37.000 $ pro capite.
L’Italia raggiunge i 1.859 miliardi l’anno,con 60 milioni di abitanti e con 30.000$ di reddito pro capite
Questo significa che oggi mediamente ogni italiano guadagna 16 volte in più di un africano medio.

Paradossalmente però l’Africa  è anche in una continua evoluzione ricca di contraddizioni.

Il suo Pil,per quanto conti nulla a livello mondiale, è cresciuto a un ritmo del 3,3% tra il 2010 e il 2015.
Però non tutto cresce uguale.

Gli “Stable Growers “come Botswana, Costa d’Avorio, Etiopia, Ghana e Kenya mantengono un ritmo costante di circa il 19% del Pil totale africano.

I “ Vulnerabile Growers” tra cui Nigeria, Angola, Zambia, paesi delle grandi potenzialità valgono quasi il 35% del Pil totale ma la loro economia è intrinsecamente legata alla produzione di materie prime, sopratutto petrolio, quindi altamente volatile e che ha subito una enorme recessione.

Gli “Slow Growers” sono tutte le nazioni arabe del nord e il Sud Africa,realtà che valgono il 47% del Pil africano, ma per ragioni strutturali e politiche sono in un momento di bassa crescita

Quindi un continente a 3 velocità che fluttua tra una crescita del 3/4% anno che non è assolutamente sufficiente a creare un minimo di benessere diffuso.

Tutto questo deriva in parte dalla mancanza di una politica unitaria del continente e sopratutto di uno sviluppo infrastrutturale minimo che ad oggi neanche si intravede.

In poche parole in Africa c’è oggi un cortocircuito : Lo sviluppo cresce ma troppo poco rispetto al mastodontico sviluppo demografico .
Un cane che si morde la coda.

Più il continente cresce ,  più persone nascono,più il Pil pro capite rimane bassissimo.( oltre alla considerevole inflazione che annulla ogni potenziale crescita)

Nel 2030 ( fateci caso: esattamente l’anno del famoso mezzo grado medio in più nel clima mondiale, che corrisponderebbe all’ irreversibilità del GlobalWarming) la crescita demografica porterà l’Africa a contare 1,7 MILIARDI di abitanti,senza aver ideato piani di sviluppo e sistemi infrastrutturali  in linea con le nuove esigenze,le città saranno sempre più invivibili e affollate.
Il livello di crescita della popolazione non sarà ovviamente accompagnato da un aumento delle occasioni lavorative, anzi i livelli di disoccupazione continueranno a salire.
Tutto questo aumenterà le differenze sociali facendo allargare ulteriormente la forbice tra poveri e ricchi ( già enorme oggi),creando tensioni sociali,che i governi dovranno essere in grado di gestire.

La Mc Kinsey ha identificato 6 mali/ freni politici per l’Africa :
Mobilitazione delle risorse interne
Diversificare le economie
Accelerare lo sviluppo infrastrutturale potentemente
Approfondire l’integrazione culturale tra Stati africani ( oggi molto divisi)
Formare i talenti di domani
Assicurare un urbanizzazione più salutare parallelamente a un rispetto della straordinaria Biodiversita del continente .

Come Occidente Noi dovremmo fare questo : aiutarli a organizzare questi item, a svilupparli, finanziandoli in maniera costante e supportandoli con formazione seria.

Invece Tom Burgins, giornalista del Financial Times, ha dedicato un libro ( The looting machine)a documentare il grande furto delle ricchezze dell’Africa da parte di oligarchi, false imprese, signori della guerra, multinazionali, contrabbandieri.

La corruzione e l’accumulo di denaro pubblico sono il filo conduttore di una casistica che rappresenta la storia dell’Africa oggi.

Come si combatte tutto questo?

Non con gli aiuti a pioggia .

Negli ultimi anni quasi un trilione di dollari in assistenza e sviluppo sono stati “ regalati “ all’Africa, ma non le hanno fatto bene :
sono stati “ ingoiati” dalle oligarchie politiche ed economiche che sono nate dopo i processi di decolonizzazione.
Dambisa Moyo,un giovane economista africano,ci racconta che gli aiuti occidentali hanno contribuito a trasformare una terra povera in un altra ancora più povera
Bisogna interrompere questa spirale .

Paradossalmente gli aiuti occidentali tolgono i soldi dai poveri dei paesi ricchi per infilarli nelle tasche dei ricchi dei paesi poveri.

La ricetta giusta è in parte quella della Cina:

Infrastrutture contro soldi
Risorse contro aiuti
Know how contro denaro contante .

Cioè sviluppare relazioni di commercio e lavoro con l’Africa.

Si dovrebbe aver il coraggio,conoscendo gli ormai noti dati demografici,di disoccupazione e di povertà assoluta,di affermare che aiutare  l’Africa è utile e conveniente e necessario per la nostra salvezza politica ed economica .

Milioni e milioni di emigrati possono invadere l’Occidente e una guerra(capirete già persa in partenza per quanto vi ho raccontato) contro questi “ invasori” cambierebbe la nostra struttura politica, sociale, facendoci diventare inumani, xenofobi, impauriti è tutti più poveri.

Gli effetti di tutto questo li stiamo appunto già vedendo.

E credetemi e’ solo l’inizio di un qualcosa di enormemente più grande.
Enormemente.

Quindi un impegno a fare sul serio la nostra parte è e sarà una necessità politica e umana di questo decennio, perché ormai il tempo rimasto è  poco.
Ma ora il compito passa a tutti noi semplici cittadini che dovremo essere in grado di formare, scegliere una politica con la P maiuscola, all’altezza di questo compito.

Perché vi deve essere chiaro che senza un Europa solidale e forte l’Africa è condannata .
Ma senza un Africa stabile e risanata l’Europa è  condannata anch’essa

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