Tassisti in difesa del lavoro o della corporazione?

Manifestazioni anacronistiche molto utili ad acchiappare consensi politici piuttosto che risoluzioni del problema
taxicop

Finito lo sciopero dei tassisti, che andava avanti da una settimana circa e che ha bloccato le più importanti città : Torino, Milano, Napoli e soprattutto Roma dove ci sono anche stati episodi di violenza con lanci di bombe carta e scontri con la polizia.

Che vogliono i tassisti? A detta loro la repressione degli abusivi e una forte limitazione all’attività degli NCC(noleggio con conducente) e di UBER – l’applicazione che ti consente dal telefonino di chiamare una macchina quando ti serve.

raggi-tassistiSicuramente siamo tutti d’accordo che gli abusivi vadano perseguiti (ma qualsiasi legge venga introdotta – non eliminerà questa piaga). E veniamo agli NCC – autisti anch’essi dotati di un’autorizzazione svolgono un servizio simil-taxi. Quindi? Di che parliamo? Poi c’è UBER – che è secondo noi il vero motivo del contendere. Ma UBER come tutta l’economia del WEB non pensiamo si possa fermare con una legge.

Se così fosse tutto l‘E-Commerce si dovrebbe bloccare. Amazon, Ali Baba e compagni potrebbero chiudere i battenti – con danni per l’occupazione, l’economia e l’utenza dei consumatori.

stornaiolo 2Indubbiamente nei momenti in cui l’economia non gira, si ha più paura di perdere il lavoro, di assistere al fallimento della propria azienda, nel caso dei tassisti (almeno per quelli che non lavorano per altri) di piccole aziende si tratta. E quindi in prima istanza saremmo portati a sostenere le ragioni di chi si batte per conservare il lavoro – nel caso loro di salvaguardare le loro aziende. Ma se si analizza più a fondo il problema incominciano a venire fuori altre considerazioni. Prima di tutto il progresso, comunque lo si voglia considerare nel bene e nel male, è sinonimo di cambiamento. E il mondo nel corso dei  millenni di cambiamenti ne ha visti.

Pensate solo alla scoperta dell’America.  Mercanti e paesi che si affacciavano sul Mediterraneo e prosperavano, si sono visti soppiantare dai regni atlantici che si arricchivano con i possedimenti nelle Americhe. Questo solo per fare un esempio. Noi oggi dovremmo essere avvezzi ai cambiamenti veloci. Intendiamoci non che questo significhi snaturare l’essere umano, ma sicuramente quando ci sono modificazioni epocali nei modi di fare, nell’economia e nella cultura è inutile mettersi di traverso (prima o poi si soccombe). E allora?

caravelleAllora, diciamo che alla luce di queste considerazioni la protesta dei tassisti risulta quanto meno anacronistica. Non è che i produttori di flipper hanno chiesto una legge a loro tutela – contro i costruttori di videogiochi. Non è che i produttori di dischi o le case editrici hanno chiesto di mettere al bando la musica sugli Ipod o sui telefonini, oppure gli ebook. E di esempi del genere se ne potrebbero fare tanti. Il fatto è che la protesta dei taxi porta alla ribalta una fortissima vena medioevale del nostro Paese, dove tanti pensano ancora di vivere nell’epoca delle corporazioni quando i vari artigiani : sarti, barbieri, vasai ecc. popolavano un mondo che ormai non c’è più.

La concorrenza ha dimostrato che il mercato che funziona bene va a vantaggio dei consumatori che hanno più scelta e pagano di meno i beni e servizi di cui hanno bisogno. A tal proposito le corse dei tassisti in Italia, sono più care in media rispetto a quelle di Francia ed Inghilterra ( e allora di che parliamo?).

Bersani21Gli autisti di piazza lamentano anche il fatto che si sono dovuti svenare le acquistare le licenze. Ma qua il problema si risolverebbe subito. Basterebbe offrire loro un’agevolazione fiscale importante che spalmi su 10 anni magari, l’iniziale costo per avviare l’attività. E così cade pure un altro alibi! Ma poi c’è anche da dire che qualche anno fa un certo Bersani (esponente non certo della destra estrema) aveva proposto una serie di liberalizzazioni – REGOLAMENTATE – che avrebbero facilitato la vita e fatto risparmiare soldi a tutti noi consumatori.

E allora alzarono i loro scudi tutte le corporazioni, avvocati, farmacisti, TASSISTI e via dicendo. Eppure è grazie a Bersani che oggi puoi trasportare un mutuo da una banca ad un’altra, senza pagare spese. Ma questo i lobbisti vari se lo dimenticano. Che ne dicono i tassisti in quanto consumatori e titolari – come tanti di noi – di mutui? Non è che le liberalizzazioni e la concorrenza sono buone solo quando comprimono i privilegi delle imprese degli altri. Le corporazioni sono finite, ma nessuno lo ha ancora capito!
Ci ha meravigliato anche che paladini del WEB e delle sue molteplici applicazioni, si siano schierati al fianco dei tassisti. Ma come si combattevano i monopoli delle compagnie telefoniche dicendo che si poteva risparmiare telefonando via Skype, e adesso si vuole impedire ad UBER di fare il suo mestiere? Stranezze italiane, forse  dettate come sempre da interessi di parte, legati a  serbatoi elettorali, a clientele più o meno ampie.

Camera-dei-Fasci-e-delle-CorporazioniOgnuno di noi dovrebbe capire che è lavoratore, imprenditore e consumatore e che le “novità” non possono essere intese a senso unico (buone quando impattano positivamente sulle nostra tasca – a danno di qualcun altro) e cattive quando succede il contrario. Siamo vicini con il cuore a quanti lavorano (dipendenti, professionisti o imprenditori che siano) ma diciamo pure che non esistono e non possono esistere rendite di posizione. Queste vanno a danno di tutta la collettività.

Nel caso specifico vale per i tassisti, ma in senso ampio per tutti. Per cui diciamo che : non siamo 60 milioni di tassisti, ma neanche di farmacisti, avvocati, medici, notai ecc, ecc. con il lungo esempio delle lobby (leggi ex corporazioni) che esistono in questo Paese e ne rallentano lo sviluppo. SIAMO INVECE 60 MILIONI DI CONSUMATORI. Il sistema corporativo apparteneva al Medio Evo, e questo secondo gli storici è controverso se sia finito con la morte di Lorenzo Dè Medici o con la scoperta dell’America. Un fatto è certo : E’ FINITO DA MOLTO TEMPO, ma non lo vogliamo accettare

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