Svegliarsi senza Fidel

Ci ha fatto sognare a occhi aperti, volare oltre l immaginario, fatto comprendere che in fondo tutto è possibile

Il compagno Fidel era l’ultimo dei padri fondatori della libertà rimasto in vita, un monumento, ma vivo, come un nostro parente, che benché sofferente e malato vogliamo resti in vita, per vederlo bere, mangiare e ascoltare qualche sua parola.

Immaginare tutto, perché in quegli anni sconfiggere la più forte e delinquenziale potenza del mondo era una cosa inimmaginabile. Ha raccolto un Paese poverissimo, senza dignità, con la spina dorsale a pezzi per le scudisciate violente e ingiuste che il suo popolo da sempre aveva ricevuto da tutti, sempre protetti dall’amico amerikano. Lo ha guidato, a conquistare il più giusto dei diritti: vivere dignitosamente e senza differenze dovute a secondo del portafogli..

fidel-castro-con-il-rolex-664226I detrattori lo definivano dittatore, cattivo, violento, in quegli anni la rivoluzione non si poteva fare con i garofani, senza comunicazione e possibilità di essere messi a conoscenza dei gravi fatti e soprusi che il suo, e dobbiamo sottolineare “suo” popolo sopportava. Ha ucciso, messo in galera e impedito con tutte le sue forze che chiunque osasse non tanto azzerare la “Revolucion” ma far tornare indietro il Paese, il suo Paese, amatissimo e bellissimo, pagasse un prezzo alto.

Averlo in vita aveva il valore di sapere che lontano dagli occhi c’era un uomo che “li aveva battuti” e che potesse sempre insegnarci quale era il modo per farlo.

È stato di tutti i leader legato all’universo socialista il più giovane, indipendente, libero da qualsiasi obbligo sia pratico che culturale.

Ha combattuto per sempre il culto della personalità, non esistono statue e enormi gigantografie in alcuna strada del più grande e bello dei Paesi caraibici, il culto della personalità per lui era qualcosa che faceva a cazzotti con il socialismo, “sono le idee che fanno grandi i Paesi, non gli uomini” e lui così ha fatto, ancora oggi, benché il Paese sia passato da un immensa disperazione e miseria, a uno stato di “povertà normale” ma libero, di non dare nulla a padroni e latifondisti, il capitalismo con il suo “passaggio” ha ricevuto sconfitte, a sconfiggere il male nella piccola isola è stata la voglia di “dignità” che il suo popolo aveva, quella voglia che negli anni lo ha sostenuto,e compreso, a volte in pace altre volte litigando.
Le sue foto hanno accompagnato e ancora oggi accompagnano intere generazioni, il culto della sua personalità era più forte all’estero che in casa sua, le sue effigi nei Paesi occidentali a lui avversi erano esposte nei cortei e nelle stanze dei vari partiti di ispirazione socialista, invece nei Paesi cosiddetti “socialisti reali” aveva a suo nome fondazioni, strade e piazze, le sue statue che lo raffigurano spiccavano verso il cielo di Mosca, Bucarest, Varsavia, in Ungheria,  perfino in Angola in alcuni luoghi pubblici, Università, Municipi e altro, le sue immagini erano rivolte al popolo.

Per Fidel il popolo era il popolo, uomini che devono essere e sentirsi liberi, liberi soprattutto di volare con la fantasia nel vento, la sua vita era questo, combattere e vincere, non avere paura dell avversario, chiunque esso fosse.

viva-fidelCuba ci ha regalato due tra gli uomini che nell’immaginario giovanile sono “onnipossenti” lui stesso e Che Guevara, con il quale ha sempre ammesso,contrariamentee alle abitudini dei vari politburò, le loro, a volte profonde e, divergenze.

In un momento come questo ci si chiede cosa sarà di Cuba e l influenza che avrà il suo potente vicino amerikano, interessa francamente a poco, ora c’è troppo dolore e solitudine per pensare a quel che sarà…il dato certo è una parte del mondo si sente improvvisamente orfana, di un uomo che è diventato simbolo vivente.

In una sua bografia da twettwer si  potrebbe condensare così un concetto: “l’uomo che ha giudato il suo popolo di morti di fame alla libertà”

Hasta la victoria siempre compagno Fidel, buon viaggio verso la terra dei giusti

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