Storie: La rivolta degli Agenti di Custodia

Quando gli agenti di custodia alzarono la testa e lo Stato avviò la repressione

Riceviamo e pubblichiamo di:  Renato Genovese

L’ agitazione degli agenti di custodia che raggiunge il massimo grado di intensità negli anni che vanno dal 1919 al 1921 è un capitolo quasi sconosciuto della storia contemporanea italiana.Tenuto gelosamente nascosto da tute le pubblicazioni ufficiali e scarsamente trattato anche dalla stampa di sinistra.

A Roma e a Milano già a partire dal 1908 si ha notizia di un proclama a stampa nel quale si fa riferimento al possibile ricorso a forme di aperta ribellione contro gli abusi di potere, le continue minacce,le rappresaglie  ed i soprusi esercitati  in ogni luogo dai superiori gerarchici.

Si richiedeva la riduzione del turno di servizio da 18 a 16 ore, una giornata di libertà ogni 15 giorni di servizio, la soppressione della “Camera di  Disciplina” e la sua commutazione in multa pecuniaria, e la riforma del regolamento secondo quei principi che “regolano cosi umanamente le varie Società di Protezione degli Animali”.

Non avendo ottenuto nessuna modifica delle condizioni di lavoro e di regolamento, le agitazioni proseguono aumentando di intensità negli anni dal 1913 al 1914, e solo lo scoppio del primo conflitto mondiale interrompe la serie di agitazioni, che riprenderanno nel 1919 ormai pienamente caratterizzate politicamente e sindacalmente essendo ciò dimostrato dalla intercettazione di numerosi telegrammi inviati tra vari gruppi di guardie carcerarie, nei quali vengono esplicitati propositi di proclamare scioperi, e di aderire alla Confederazione Generale del Lavoro, nonché alla avvenuta iscrizione alla locale Camera del Lavoro da parte di molti agenti della città di Parma.

Fino a giungere alla  costituzione della Federazione Nazionale degli Agenti di Custodia che nel proprio statuto dichiarava: “ …….sicchè gli agenti intendano la loro unione non come pura associazione tendente all’ egoistico miglioramento di categoria, ma come il principale mezzo di alleviare il tenore di vita di tutta la classe operaia….”

La risposta del governo si articolerà in due fasi , la prima attraverso un massiccio uso di intelligence interna, con il compito di individuare negli stabilimenti carcerari, i principali animatori del movimento sindacale e rivendicativo al fine di colpirli individualmente, laseconda attraverso il coinvolgimento diretto del Ministero della Guerra a garantire la sicurezza esterna degli stabilimenti penitenziari.

A parte pochi passaggi di pubblicazione dei bollettini di propaganda sul quotidiano “L’ Avanti”,  tale lotta delle guardie penitenziarie non riuscì a stabilire concreti collegamenti con le altre categorie sindacali in lotta nello stesso periodo, né riuscì a evidenziare il nesso profondo tra lo stato di sfruttamento della categoria ed il carattere profondamente degradante delle condizioni di vita della popolazione carceraria tutta.

Le vicende continueranno con un andamento altalenante di atti di apertura verso l’ universo carcerario fino all’ esito dell’ approvazione del R.D. 31 dicembre 1922 che determina il passaggio della Direzione Generale delle Carceri e dei Riformatori dal Ministero dell’ Interno al Ministero di Grazia e Giustizia attraverso la destituzione del Funzionario Capo  Giuseppe Spano e la sua sostituzione con un magistrato Consigliere di Cassazione.

La magistratura, che durante il “biennio rosso” ha dato prova di sensibilità politica verso il fascismo sarà lo strumento che offre le migliori garanzie per il ripristino della normalità repressiva nel mondo penitenziario.

Fonti: Guido Neppi Modona e Luciano Violante <<POTERI DELLO STATO E SISTEMA PENALE>> ed Tirrena

 

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