Storie di fantasmi: Dall’irpinia allo Yorkshire

L'immaginario medievale è spesso l'origine della nostra stessa fantasia. Demoni, angeli e fantasmi dal Medioevo a oggi

Una notte senza luna tra le campagne irpine degli anni ’50, un ragazzo, tornando a piedi dalla città verso casa, scorse una presenza soprannaturale. Un fruscio, piccoli passi, occhi invisibili che scrutavano l’oscurità. Nelle vicinanze si trovava una casa abbandonata, maledetta per sempre da uno scellerato omicidio domestico. Il giovane, solo nel buio della notte, iniziò a pregare e a farsi il segno della croce, rendendosi conto di essere certamente in presenza di uno spirito. All’improvviso ecco il demone che lo fissava con due terribili occhi rossi: un coniglio bianco in apparenza, in realtà la personificazione del diavolo.

Questo è il racconto che, ogni vigilia di Natale, con immutato trasporto mio nonno raccontava a figli e nipoti. Una storia di fantasmi, ridicola agli occhi di chi è abituato a credere solo a ciò che si può scientificamente provare. Ma lui, uomo degli anni ’20, ci credeva più degli stessi bambini, affascinati comunque dal macabro racconto.

Un’avventura non dissimile ha come protagonista un sarto dello Yorkshire, vissuto al tempo del re inglese Riccardo II (1377 – 1399), un bel po’ di secoli prima della nascita di mio nonno.

Il sarto chiamato Snowball una notte, cavalcando verso casa, vide un corvo, caduto a terra morto, attorniato da scintille di fuoco. Subito Snowball si accorse di essere di fronte a uno spirito e – come il ragazzo avellinese nel 1950 – si segnò con la croce pregando Dio. Il corvo, di nuovo in vita, lo attaccò facendolo cadere da cavallo, ma grazie alla forza della fede l’uomo brandì la spada contro la terribile apparizione. Dopodiché, come si legge, il sarto riprese il cammino tenendo davanti a sé l’impugnatura cruciforme della sua arma per allontanare quell’essere che ora gli appariva sotto forma di cane. A quel punto Snowball “in nome della Trinità e per virtù delle cinque ferite di Cristo” pregò lo spirito di rivelargli il suo nome, le ragioni del castigo e come aiutarlo.

La creatura parlò e le sue parole uscirono dalle viscere infuocate che si potevano vedere attraverso la bocca: “Sono stato scomunicato. Quindi va da un prete fidato, chiedigli di assolvermi e che siano celebrate per me esattamente nove volte venti messe. Ora devi scegliere: o tornerai da me, solo, di notte, recandomi le risposte di coloro che ti ho nominato e io ti scrivo come potrai uscirne vivo e nel frattempo non dovrai temere il fuoco. Oppure la tua carne si corromperà, la tua pelle si seccherà e cadrà del tutto dal tuo corpo in breve tempo. Sappi inoltre che io ora ho incontrato te perché oggi non hai ascoltato la messa, né il Vangelo di Giovanni e non hai assistito alla consacrazione del Corpo e del Sangue del nostro Signore. Se non fosse per questo non avrei avuto il pieno potere di apparirti”. Poi, lo spirito, prima di svanire, lo mise in guardia contro altri demoni nelle vicinanze: uno aveva le sembianze del fuoco o di un cespuglio e l’altro di un cacciatore.

Il sarto, ammalatosi dalla paura, dopo qualche giorno rivelò l’accaduto al prete che aveva scomunicato lo spirito e ricevette, terminate le messe a favore dello scomunicato, l’assoluzione scritta da sotterrare presso la tomba di quell’anima perduta. Nel luogo stabilito per il loro incontro, Snowball, portando su di sé i quattro vangeli, tracciò un cerchio con una croce in cui dispose, a forma di croce, dei reliquiari inscritti da formule magiche di scongiuro. Lo spirito, prima sotto forma di capra e poi di un uomo altissimo, magro ed orribile, disse al sarto che i suoi sforzi avevano avuto successo, cosicché la domenica successiva sarebbe passato a uno stato di gioia perenne. Infine, l’anima liberata consigliò all’uomo di andarsene, dichiarando che presto sarebbe diventato ricco.

Così si conclude questa storia medievale di fantasmi. In realtà, non c’è nulla di tipicamente medievale nel racconto di Snowball e, anzi, appare molto simile alla storiella più recente sullo spirito-coniglio: comune è la mentalità dei diversi protagonisti, aperta chiaramente alle credenze. Per il sarto dell’antico Yorkshire, come per il giovane del retrogrado contado irpino del ‘900, vedere un’apparizione era una situazione improbabile, ma non del tutto inaspettata.

Nel caso del sarto trecentesco i mezzi usati per difendersi erano un insieme di forze cristiane e di pratiche occulte, rimedi che, però, non lo mettevano del tutto al riparo dalla paura.

La protezione contro il maligno faceva parte, in entrambi i casi, della tradizione popolare e del folklore. Fino a poche generazioni fa, dunque, non era del tutto scomparsa, fra le fasce culturalmente più basse della società e non solo, l’abitudine a credere negli esseri sovrasensibili.

La convinzione, non soltanto medievale, che esistessero esseri incorporei non presupponeva che fossero benefici, ma possedere dei rimedi occulti e religiosi preveniva di certo il senso di disperazione e legava assieme mondo visibile e invisibile.

La Chiesa, d’altra parte, condannando alcune scienze occulte in pratica prendeva parte a questo accordo. Lo stesso studio biblico degli angeli e dei demoni influì sull’atteggiamento percettivo dei fedeli dal Medioevo in poi: “paragonata alla moltitudine degli esseri superiori e angelici la massa dell’umanità è nulla” scrive San Girolamo (In Esaiam, XI, 40). Isidoro di Siviglia riprende l’affermazione di Girolamo: “I demoni sono forze che disordinano i sensi, agitano le basse passioni, sconvolgono la vita, provocano incubi nel sonno, portano le malattie, terrorizzano la mente, contorcono le membra, governano i destini, fanno degli oracoli un pretesto per i loro trucchi, eccitano le passioni amorose, scatenano la cupidigia, profanano le immagini consacrate, appaiono quando vengono invocate… assumono aspetti diversi e, a volte, appaiono somiglianti ad angeli” (Differentiae, 2, 41).

Non dobbiamo stupirci, quindi, se spiriti maligni, demoni e creature sovrannaturali rientrano, persino tuttora, nell’immaginario cristiano: queste creature avevano un posto preminente nella teologia, la quale ha influenzato e ancora incide sul pensiero popolare.

La storia di Snowball, frutto dell’immaginazione visionaria del Medioevo, in fondo ci fornisce un’occasione di confronto per scoprire le analogie e le differenze tra la percezione dell’età di mezzo e quella dei nostri giorni; una chiave che aiuta la nostra comprensione della cultura e della società medievali, rinnovandone il significato ancora attuale

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