Sinistra Anticapitalista: no all’ossessione delle elezioni

Viaggio in potere al popolo 2. Umberto Oreste: il modello da seguire non è la scelta di uno statuto, ma Riace e Catania In PaP abbiamo provato, ma senza successo

Scrivo questa lettera a Cantolibre perché sento l’esigenza di esporre la posizione mia e di Sinistra Anticapitalista su ciò che sta succedendo a sinistra, precisando che quando parlo di sinistra non mi riferisco al PD, organicamente espressione degli interessi di quella parte della borghesia che in Italia si fa paladina del liberismo.

Per sinistra, invece, intendo tutto l’insieme dei soggetti sociali, politici, sindacali che intendono opporsi alla deriva reazionaria che sta investendo il nostro paese. Questa sinistra, bisogna riconoscerlo, è oggi minoritaria nella coscienza del paese e non riesce a farsi riconoscere come alternativa praticabile.

È da questo presupposto che bisogna ripartire per una strategia di controffensiva sociale. Tale percorso non deve però avere come obiettivo prioritario le scadenze elettorali: non è con l’avanzamento di qualche punto nei sondaggi che si inverte la dinamica dello scontro sociale. Molto più determinante può essere la chiarezza nella denuncia dell’attuale governo che, non solo è reazionario, militarista, razzista, antidemocratico, ma è compiuta espressione della borghesia nazionale, sovranista, intollerante e antisindacale, interessata soprattutto a sfruttare senza regole i lavoratori italiani e migranti.

In questo contesto il primo obiettivo della sinistra è l’unità, e, l’unità vera non può essere che plurale, rispettosa delle storie, delle specificità di intervento, delle modalità d’azione. Non è che nego la necessità di una ricomposizione politica, non è che nego l’esigenza di un partito di riferimento di tutti gli sfruttati, ma penso che questo processo debba essere il frutto della convergenza delle lotte. Come organizzazione politica certamente non pensiamo che Sinistra Anticapitalista da sola possa assumersi questo ruolo in una logica di crescita progressiva autocentrata, e pensiamo che nessuna componente dell’attuale frastagliato arcipelago delle sinistra possa avocare a sé stessa questo compito. Certo bisogna provare a superare le differenze in una prospettiva di pratica comune, ed è in questa ottica cheSinistra Anticapitalista ha iniziato dal 18 novembre scorso al percorso di PaP, essendo fin dall’inizio tra i promotori.

Abbiamo lavorato nel lancio di PaP, nella raccolta firme, nella campagna elettorale, in una atmosfera complessiva buona e produttiva. Sinistra Anticapitalista è stata convinta dell’operazione nella stragrande maggioranza dei compagni e delle compagne e ai pochi non convinti, è stata data la possibilità di esprimere pubblicamente il proprio dissenso.

Questo è da sottolineare perché riteniamo fondante il diritto democratico delle minoranze politiche di esprimere pubblicamente la propria posizione; non ci piacciono le organizzazioni monolitiche dove ogni militante è un clone che riproduce automaticamente gli stessi slogan. Una testa un voto è indubbia prassi democratica ed il potere decisionale quando non è praticabile una sintesi, spetta alla maggioranza, ma questo non significa cancellare le minoranze o negare loro pari dignità. Quando invece, come sta succedendo in PaP, chi dissente viene indicato come “nemico interno”, viene etichettato come intralcio al proseguimento del percorso, viene considerato zavorra di cui disfarsi, mi sembra che ci si avvii per una strada molto, ma molto vecchia, che ricorda i tempi più oscuri della storia del movimento operaio.

Ma come è potuto avvenire che l’idea originaria, espressa nel primo manifesto di PaP sia stata deviata, approdando in quello che all’inizio veniva negato, cioè la costituzione di un partito politico, da definire con regole rigide in uno statuto da votare a colpi di maggioranza?

Per molti è sembrato sicuramente strano che un percorso che sembrava andasse a gonfie vele sia approdato ad unpesante scontro verbale con accuse reciproche pesantissime che sono travalicate dall’ambito del corretto agire politico. Non vogliamo entrare nella polemica sullo statuto, nelle diverse narrazioni dei fatti, nelle ragioni contrapposte tra il PRC e l’asse vincente RdC-exOPG; quello che vogliamo sottolineare è che tutto ciò è il frutto di metodologie fallimentari portate avanti durante i mesi trascorsi.

Non è che tutto è stato tranquillo fintanto che non ci si è avvicinati al nodo delle elezioni europee. All’interno del coordinamento nazionale PaP le discussioni ci sono state e le divergenze sono state pesanti, ma, con una prassi deleteria, non sono uscite alla luce del sole, per promuovere un dibattito franco e tranquillo, ma sono state sotterrate da un sistema di comunicazione gestito esclusivamente dall’exOPG; report delle riunioni non sono stati inoltrati, verbali condivisi non sono approntati, le divergenze non sono state fatte conoscere; le poche notizie sui coordinamenti sono state opportunamente filtrate. Questa prassi è stata da noi contestata in ogni occasione, ma senza nessun successo.

Non ci si può meravigliare quindi che le polemiche interne, e l’ultimo scontro sugli statuti sia interpretato con una logica riduttiva, di quarto polisti contro anti-LEU, di vecchio contro giovane, di base controburocrazie, tutte antinomie inesistenti, costruite appositamente dall’asse RdC-exOPG per non affrontare i nodi politici veri che sono di natura molto più alta, come la questione Euro, il posizionamento internazionale, il sovranismo, le interlocuzioni con i vari spezzoni del sindacalismo di base, il giudizio sul M5S ecc.

Il vero obiettivo dell’attuale direzione di PaP è farsi partito per giocare un ruolo nelle prossime scadenze elettorali. Ciò è legittimo, ma non va contrabbandato con altro. È legittimo che una presenza di PaP si affermi nel panorama della sinistra, ma non è legittimo che si autorappresenti come unica alternativa esistente. È nostra intenzione aprire un confronto di dibattito e di collaborazione con PaP, come col PRC, nello scenario di una risposta unitaria all’ondata reazionaria e repressiva, ma ciascun soggettodeve preservare la propria autonomia di analisi, di esperienze e soprattutto di metodologie. Il modello da seguire è quello della manifestazione di Riace, della manifestazione di Catania sui porti, della manifestazione di Milano contro Orban e di tante altri momenti che, negli ultimi tempi, ci stanno dando la speranza che qualcosa di nuovo comincia a sorgere.

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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