SI MUORE DI CALDO! (non è un modo di dire)

I’ mo’ moro Cu’ stu calore Nun me fido cchiù Song ‘na zuppa ‘e surore E si m’arraggio nun fatico cchiù (Terra mia 1977)

E’ un fatto risaputo che l’uomo è una specie omeoterma che si è evoluta per vivere ad una temperatura corporea di 37 °C. La risposta fisiologica alle alte temperature è una termoregolazione coordinata da un gruppo di neuroni nell’ipotalamo. Quando la temperatura si innalza, questi neuroni attivano la dissipazione del calore attraverso vasodilatazione, sudorazione, respiro affannoso; in particolare il sudore evaporando favorisce il raffreddamento della pelle; naturalmente in condizioni di elevata umidità l’evaporazione del sudore è rallentata e, in conseguenza, la termoregolazione è meno efficiente.

E’ proprio con alta temperatura, alta umidità ed esposizione prolungata al sole, che c’è il rischio dei “colpi di calore”, cioè l’incepparsi del sistema della termoregolazione con aumento incontrollato della temperatura interna: una temperatura corporea  sopra i 40 °C mette a rischio la vita; a 41 °C il cervello inizia a subire danni; a 45 °C la morte è quasi certa; oltre i 50 °C c’è rigidità muscolare e morte immediata.

I colpi di calore possono essere dovuti a condizioni specifiche di soggetti in particolari situazioni cliniche o di soggetti sottoposti a stress pesanti. Tuttavia ci sono condizioni metereologiche che determinano condizioni di pericolo generalizzato: sono le cosiddette “ondate di calore anomalo”, in inglese “deadly heat waves”.

Recentemente, diversi gruppi di studiosi hanno analizzato come varia negli anni il numero delle ondate di calore anomalo e quali sono i paesi a maggior rischio.

Un primo dato è che la pericolosità delle ondate anomale di calore è maggiore nelle aree urbane rispetto al territorio rurale, fenomeno spiegabile con la maggiore presenza in città dell’asfalto e del cemento, materiali, che assorbono calore di giorno e lo riemettono di notte. Naturalmente quanto più è estesa la metropoli, più diventa nucleo di calore, per cui le megalopoli che crescono a dismisura, costituiranno una trappola mortale durante le onde anomale di calore.

Matthews, Willby e Murphy hanno costruito modelli matematici per predire la frequenza e l’estensione delle aree geografiche soggette a pericolo di “ondate di calore anomalo”nell’ipotesi che il riscaldamento globale si mantenesse nei 2 °C, come previsto dall’accordo sul clima stipulato a Parigi nel 2015.

I risultati pubblicati sui Proceedings of the National Academy of Science lo scorso aprile, indicano che entro il 2050 le vittime delle ondate anomale di calore saranno circa  350 milioni e si concentreranno in 34 megalopoli della fascia equatoriale.

Più recentemente, il 19 giugno, la rivista Nature Climate Change riportava i risultati di un team di meteorologi americani e inglesi che hanno analizzato dati storici sulle vittime delle ondate di calore anomalo dal 1980 al 2014 ed hanno estrapolato questi dati in funzione del limite di innalzamento della temperatura di 2 °C. I risultati indicano che il 30% della popolazione mondiale è attualmente esposta al pericolo di ondate anomale di calore almeno 20 giorni all’anno.

Questa percentuale in futuro si collocherà tra il 48 ed il 74% a seconda se l’accordo di Parigi sarà rispettato o meno.

Gli avvenimenti recenti, a cominciare dal ritiro di Trump dall’accordo e dalla lentezza di risposta degli altri paesi, fanno protendere verso gli scenari più disastrosi. Quest’anno si è toccato un nuovo record di concentrazione di gas serra nell’atmosfera: 410 parti per milione, valore mai verificato nella storia del pianeta. Si continua la folle corsa verso il baratro. Di chi la responsabilità? La domanda è pleonastica; la risposta è facile. La responsabilità è dell’attuale sistema economico che regge il mondo dove alla vita del pianeta si antepongono gli interessi del capitalismo. System Change not Climate Change!

 

 

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