Se Google ricomincia dall’ABC

Lunedi scorso il colosso di Mountain View ha annunciato la ristrutturazione della società, che si trasformerà in una holding della Alphabet Inc.

Forse non tutti se ne sono resi conto, ma nel caldo torrido dell’estate Californiana, qualcosa si muove, mette radici, trova terreno fertile. Google, una delle maggiori multinazionali al mondo, è diventata una delle holding della nuova Alphabet, la società fondata da Jimmy Page e Sergey Brin.

Che cos’è Alphabet? Un’ “insieme di società”. Una multinazionale “ombrello”, che raggrupperà tutte le holding del gruppo Google. Da un lato Google, alleggerito, che sarà guidato da Sundar Pichai (che dal 2004 è parte integrante del team), dall’altro i settori d’innovazione – Nest, Calico, Fiber, Capital, Google X.

Per quanto riguarda la scelta del nome oltre all’evidente riferimento all’alfabeto come una delle invenzioni umane più importanti, c’è anche il richiamo ad una Alpha-bet – dove con Alpha si intende il ritorno di un investimento iniziale e bet, “scommessa” in inglese.

Google-AlphabetDa dove nasce allora la necessità di dividersi, di settorializzarsi? Normalmente le società che hanno questo tipo di comportamento sono spinte dalla necessità di dare una nuova immagine, di ripulire il marchio in qualche modo.

Nel caso di Google, le spiegazioni sono diverse. La più probabile è che sia un modo per risolvere i problemi più urgenti, come la mancanza di trasparenza nei rapporti finanziari. Dividere i settori – e di conseguenza introiti ed investimenti – permetterà alla società di dare agli investitori un’idea più chiara, e di conseguenza più affidabile, dei flussi dei fondi. Inoltre, l’ingresso di Ruth Porat, ex direttore finanziario di Morgan Stanley, ha dato la speranza di approccio più rigoroso e trasparente.

Altri parlano piuttosto di naturale evoluzione. “Crediamo che nel corso del tempo le compagnie tendano a rilassarsi facendo sempre la stessa cosa, giocando solo su cambi di incremento – si legge nella lettera di Larry Page sulla nuova home page di Alpabet (abc.xyz) – Ma nell’industria tecnologica, dove sono le idee rivoluzionarie a definire i possibili settori di crescita, è necessario stare un po’ scomodi per rimanere rilevanti”.

In un’intervista rilasciata al Financial Times l’anno scorso, Page spiegava come molti progetti sviluppati a Mountain View sotto il nome di Google non siano in realtà da considerarsi parte del modello business di un motore di ricerca che si nutre essenzialmente di pubblicità e indicizzazione.

D’altro canto è comprensibile perché due teste come quelle di Page e Brin – entrambi con un dottorato a Stanford in Computer Science – non possano accontentarsi di vivere che di pubblicità. Certo, sarà un percorso lungo e tortuoso visto che per il momento quasi il 90% delle entrate di Google/Alphabet viene proprio dal settore dell’advertising. Ma sono sicuro che sapranno stupirci ancora, difficile che siano a corto di assi nella manica quei due.

In ogni caso, la realtà dei fatti è che da oggi “G is for Google”. Il resto dell’alfabeto, è per l’innovazione e la ricerca.

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