SCIENZIATI A NAPOLI

Napoli città di arte, storia, poesia, musica …e scienza

La città di Napoli sta vivendo un momento di particolare attenzione alla propria cultura, storia, arte; qualcosa di simile a quanto successe a cavallo tra l’ottocento e novecento con l’esperienza di “Napoli Nobilissima, rivista che riportava articoli di letterati, critici, storici, del calibro di Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Michelangelo Schipa, Luigi Conforti.

Era quella però un’operazione che rimaneva confinata nell’erudizione, senza avere la capacità di agganciarsi al presente, senza allargarsi ad un pubblico ampio, e senza avere una proiezione nazionale ed internazionale.

Il secolo breve, a Napoli come altrove, fu il tempo della tragedia politica e sociale, il tempo della cultura assoggettata al regime, il tempo delle mani sulla città con il piccone demolitore, prima fascista, poi laurino e democristiano,che cancellava tanti segni del passato, il tempo di San Remo e di Hollywood, che imponevano i modelli dominanti. Alla fine del secolo, però, fummo sorpresi dall’esplosione della nuova musicalità napoletana che irrompeva nella scena locale e nazionale, e che valorizzava la tradizione colta e popolare,e ne traeva nuova forza.

Ora sembra che ci sia una rinnovata attenzione alla Napoli del passato e questa volta non si limita al ricordo, al rimpianto lacrimevole, ma si proietta nel presente, al di fuori dei confini, al di là della ristretta cultura borghese. Il fenomeno naturalmente andrebbe governato dalle istituzioni affinché non diventi solo un brand, un’icona su T-shirt made in China, un ticket su Luca Giordano o Gianbattista Pergolesi. Sottoporre la cultura al profitto significa ucciderla.

Nel rinnovato interesse per la cultura napoletana, però, manca ancora un tassello: a fianco all’arte, alla storia, alla lingua, alla musica, alle tradizioni, ai luoghi, manca la scienza. Forse il residuo del crocianesimo, storicamente imperante in città, ne è la causa. Ma, Napoli nei secoli è stata luogo di eccellenze scientifiche; luogo attrattore di menti da ogni parte del meridione, e dall’Italia tutta. Spesso uomini di scienza di livello internazionale si sono ritrovati a Napoli per confrontare idee, condividere esperimenti, dibattere controversie. Dal ‘500, quando la scienza, valendosi del metodo sperimentale, iniziava la sua avventura, Napoli è stata sede di Accademie, di Ospedali, di istituzioni scientifiche volte alla ricerca della verità in tanti campi.

L’inizio fu uno scontro ineludibile con la tradizione scolastica aristotelicache non ammetteva contraddizioni con le sacre scritture e con i testi sacri dello Stagirita: di fronte all’ipse dixit si taceva ogni argomentazione. All’autorità dei dogmatici si affiancava il tribunale ecclesiastico ed a questo, il potere politico dell’aristocrazia e del viceré: era uno scontro di scienza, ma anche di cultura, ed anche di classe, appartenendo gli scienziati generalmente al basso clero, alla piccola nobiltà di provincia, o alla piccola borghesia delle professioni.

In tale contesto bisogna ricordare l’Accademia degli Investiganti che interagì con importanti istituzioni italiane ed estere quali l’Accademia del Cimento e la Royal Society; diffuse in Italia le idee di Bacone, Gassendi e Cartesio. Fu fondata nel 1650 da Tommaso Cornelio, Leonardo di Capua, Francesco D’Andrea ed altri. Secondo Leonardo di Capua, il compito dell’Accademia era così enunciato: “era intendimento di lei, postergata ogni qualunque autorità d’huomo mortale, alla scorta della esperienza solamente, e del ragionevole discorso, andar dietro per ispiar le cagioni de’ naturali avvenimenti”. Notevoli e sconvolgenti furono i successi scientifici dei suoi membri: Tommaso Cornelio, medico, fisico, matematico, studiò la pressione dei liquidi, intuì l’esistenza di un succo gastrico che agisce sui cibi, i cui prodotti di fermentazione alimentano il cuore e l’intero corpo. Veniva in pratica messo da parte il concetto medioevale di “energia vitale” e si mettevano le basi del metabolismo energetico; venivano anche intuiti aspetti biochimici della digestione con esperimenti su animali che rivelarono il carattere acido dell’ambiente gastrico.

Elencare i contributi scientifici degli accademici investiganti non è intento di questa nota. Piuttosto è interessante capire lo scontro culturale e politico che la sperimentazione scientifica necessariamente comportava. La mano violenta del potere politico era il tribunale dell’Inquisizione che già un secolo prima aveva operato contro la scienza napoletana indagando Gianbattista Della Porta e chiudendo nel 1579 la sua Academia SecretorumNaturae. Alla morte di Tommaso Cornelio nel 1685, per screditarne l’immagine fu detto che, per aver professato l’ateismo, non essendo stato bruciato da vivo, il suo corpo doveva essere disseppellito e dato alle fiamme come un eretico che non aveva abiurato.

Era la vendetta del potere contro la libertà di ricerca, era sobillare la plebe ignorante contro la nascente borghesia. I tempi però erano cambiati: la gioventù studiosa napoletana si professava atomista. Scriveva D’Andrea: “In questa città da pochi anni in qua lo studio di questa filosofia si è talmente dilatato e si va ogni dì dilatando, che ormai par che quella che si insegna nelle scuole si debba dir esser di pochi e di nessuna stima”. Era, in pratica, una contestazione studentesca che difendeva la scienza. Basandosi su questa forza, D’Andrea organizzò solenni funerali per Cornelio nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, che furono un successo enorme; lui stesso ricorda: “per gli applausi che mi furon fatti, fu per me una specie di trionfo e ne ricevei le congratulazioni di tutti i letterati a quali ne diedi parte per l’Italia”. Intanto l’Academia era stata chiusa nel 1668 dal viceré Pedro Antonio de Aragon e, nel 1688, si aprì il cosiddetto “processo agli ateisti” contro quattro giovani scienziati seguaci di Cornelio. Il processo fu bloccato subito perché il terremoto del 5 giugno 1688 impedì gli arresti consentendo la fuga degli accusati; ma riprese nel 1691 e gli inquisiti si moltiplicarono coinvolti nell’accusa di “propositioni ereticali e ateismo”. Si delineava uno scontro politico complessivo ed accadde una vera sollevazione contro il potere dominante; furono raccolte 6000 firme a sostegno degli accusati.

Il papa minacciò l’interdetto su Napoli e la propaganda gesuitica, scese nelle piazze con allusioni di omosessualità, libertinaggio, sacrilegio nei confronti degli accusati. False testimonianze, estorsioni di confessioni, delazioni, violenze fisiche: tutto fu usato contro gli imputati che chi prima, chi dopo, abiurarono tutti.

Non fu certo quella l’unica occasione che valorosi scienziati combattettero a Napoli, battaglie scientifiche, culturali e politiche tanto che nei momenti rivoluzionari della storia napoletana troviamo spesso uomini di scienza. Ne sono esempio Leonardo di Capua nella rivolta di Masaniello, Domenico Cirillo e Teodoro Monticelli nella Repubblica Partenopea, Macedonio Melloni nella rivoluzione del 1848. Infatti, molto spesso la ricerca della verità nella natura non può essere disgiunta dalla ricerca della verità nei rapporti sociali e dall’azione per affermare la giustizia politica. Esemplare a riguardo il pensiero e l’azione di Domenico Cirillo che accettò di ricoprire ruoli istituzionali nella repubblica al solo scopo di promuovere leggi che avvantaggiassero la sanità pubblica: “le poche leggi, da me votate in quel tempo furono soltanto quelle che potevano riuscire benefiche al popolo”.

C’è tanto da ricordare nella scienza napoletana lungo i secoli trascorsi; mi auguro che questa breve nota possa contribuire a sollecitare curiosità e interesse per riscoprire pagine poco conosciute della storia culturale partenopea

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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