Santa Chiara, adolescenti “prigionieri”

Nel complesso monumentale di Santa Chiara un fatto grottesco, paradossale, simpatico, che induce però a due riflessioni importanti...

Ieri sera, poco dopo le 22.00, mentre passavo per Piazza del Gesù e chiacchieravo con delle mie care amiche mi resi conto che c’era una folla di adolescenti e di adulti che si agitava davanti al cancello del complesso monumentale di Santa Chiara.

Non capivo cosa stesse succedendo, qualcuno scavalcava la cancellata, qualcun altro tra la folla sollevava un  gigantesco fusto vuoto di olio di semi girasole in acciaio, mentre dinanzi a loro vi era un militare dell’esercito posizionato davanti al carro armato che osservava la scena senza sembrare troppo interessato all’evoluzione degli eventi. Costui era di turno, addetto a presidiare la piazze per garantirne la sicurezza.

Dopo aver capito che i ragazzi e le ragazze all’interno della cancellata erano rimasti chiusi nel cortile del complesso di Santa Chiara, ho contattato telefonicamente Pino De Stasio, il Consigliere della II municipalità con delega per il centro storico, e nostro collaboratore, sperando che potesse indicarmi a chi rivolgermi per far liberare i giovani e le giovani malcapitati.

Non avendo modo di rintracciare nessuno mi ha consigliato con la solita gentilezza e prontezza di rivolgermi ai militari che “presidiavano” la piazza. Così ho fatto e con me c’erano un gentile signore che non conoscevo e delle mie amiche, cominciammo a chiedere al militare di fare qualcosa e lui quasi infastidito diceva che non poteva fare nulla e al nostro insistere nel precisare “tu sei lo Stato”, “Vuoi che chiamiamo noi la polizia?”, nel vederci smanettare sul cellulare ha risposto seccato “che devo fare, fate voi!”.

Sono poi giunti dei suoi colleghi che hanno chiesto cosa stesse accadendo e nel comprendere la situazione hanno chiamato immediatamente la Polizia. Noi eravamo lì a sbraitare e a cercare di portare l’attenzione dei militari sull’importanza del senso civico e del senso di responsabilità che tutti dovremmo avere.

Nell’attesa dell’arrivo della Polizia abbiamo parlato con i ragazzi, alcuni erano studenti dello storico Liceo Statale E. Pimentel Fonseca, e dopo esserci assicurati che non avessero fatto danni e che stessero bene, li abbiamo invitati a non tentare ancora di scavalcare il cancello alto e appuntito, rassicurandoli che non saremmo andati via finché non avessero avuto modo di uscire da lì e che stavamo aspettando l’intervento delle Forze dell’Ordine. Gli abbiamo anche chiesto perché alcuni di loro avevano già scavalcato quel cancello rischiando di farsi male seriamente: ci hanno detto che il militare con cui noi avevamo discusso gli aveva detto di provare a uscire da soli scavalcando il cancello e che comunque non erano riusciti nell’impresa.

Ovviamente fuori dal cancello principale del Complesso Monumentale si è creata una bella calca di persone solidali, i poliziotti prontamente accorsi erano con noi, insieme abbiamo tenuto tranquilli i ragazzi, per la maggior parte minorenni, e gli abbiamo fatto capire che non è sensato cercare di fare acrobazie dalle cancellate per uscire, che erano in un luogo storico e di valore artistico importantissimo, che tutti ci stavamo impegnando per aiutarli e sicuramente sarebbero usciti presto da lì.

Le battaglie di civiltà sono anche queste e abbiamo dovuto addirittura preoccuparci di prevenire una coppia di passanti che spocchiosamente ci accusavano di mancare di senso pratico visto che sarebbe stato più facile e veloce scavalcare, esortando i malcapitati giovani a farlo.

Le adolescenti e gli adolescenti “prigionieri” hanno provato a bussare anche ai frati del convento di Santa Chiara, ma nessuno ha sentito o è corso in aiuto.

Gli agenti della Polizia avevano provato a contattare le persone che potevano aprire il cancello e dopo svariati tentativi vani hanno chiamato anche i Vigili del Fuoco che non sono venuti dopo oltre 40 minuti avendo ovviamente casi più gravi e urgenti da sbrigare. Così alla fine, miracolosamente (per dirla con Totò, qui la gente vive ancora di miracoli) sono spuntate due signore che hanno generosamente chiamato un frate che ha aperto il cancello dal lato di via Santa Chiara “liberando” i ragazzi.

Un fatto grottesco, paradossale, simpatico, che induce però a due riflessioni importanti. Da una parte l’impegno civile di persone perbene e la collaborazione dei ragazzi e delle ragazze che credo siano stati esemplari e maturi nel comprendere che il comportamento più giusto è quello che poi hanno tenuto, aspettando che il problema venisse risolto quando prima dalle forze dell’ordine o dai competenti.

Ragazzi perbene e dalla notevole responsabilità civile. Dall’altra invece l’amarezza nel constatare di essere sempre soli con uno Stato assente, anche in episodi paradossali e grotteschi, ma di semplice gestione: il militare ha ritenuto opportuno dare un suggerimento approssimativo e sbagliato, far finta di niente, guardare nel vuoto della piazza semideserta, restare immobile al lato del suo carro armato, voltare le spalle ai ragazzi e alle ragazze che nello scavalcare un cancello potevano seriamente infortunarsi.

Se non fossimo intervenuti noi, probabilmente i ragazzi avrebbero tentato ancora di scavalcare le cancellate, cimentandosi in imprese paraepiche che fanno perdere il contatto con il senso civico e con il senso di responsabilità, intenzioni pratiche che possono portare al correre rischi inutili.

Invito a riflettere su questo episodio, perché il senso e la responsabilità civile non siano soltanto un concetto occasionale e vago, ma che ci siano controlli e provvedimenti appropriati nei confronti di chi invece non si assume tali responsabilità pur avendone il dovere

Maite Iervolino

Maria Teresa Iervolino, detta Maite, ha studiato lingua e letteratura inglese, ceca e serbo-croata presso l'Orientale e ha completato la propria formazione in Irlanda, Repubblica Ceca, Croazia e Serbia. E' interessata alla letteratura e alla cultura ceca e serbo-croata del Novecento e si occupa di traduzione, studi interculturali, lessicografia e linguistica. Da anni si dedica a progetti sulla cultura della memoria e della resistenza ed è una studiosa del Sessantotto nell’Europa Centro Orientale. Ha pubblicato vari saggi, traduzioni e articoli. Milita nel Partito della Rifondazione Comunista ed è membro della segreteria regionale.
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  • Elena coccia
    26 febbraio 2018 at 9:04 - Reply

    Cara Maite è da tempo che ci chiediamo a che servono e quanto costano i militari per le strade. Come diceva qualcuno, togliete i militare e pagate maestri di Strada e sicuramente andrà meglio!

  • maite
    26 febbraio 2018 at 19:29 - Reply

    Elena, grazie per la puntuale risposta. Sei una grande e grande è la tua sensibilità per i piccoli e i grandi problemi della città. La lotta non ci fa paura, crediamo nella giustizia sociale e nella società civile. Un bacio grande.