Sanità: in Campania si muore di più!

Viviamo 8 anni di meno che nel resto d'Europa. la chiusura dei Pronto Soccorso. Il progetto elettorale di Flavia Brescia candidata per LeU

Di Falvia Brescia, candidata per la Lista Liberi e Uguali collegio plurinominale Napoli città centro e di Giovanni D’Ambrosio responsabile dipartimento salute Campania per SI

Per i candidati al Parlamento di Liberi e Uguali. Attività e obbiettivi sulla Sanità Pubblica. È ormai sotto gli occhi di tutti lo stato di grave crisi in cui versa la Sanità Pubblica in Italia e, come per tante altre questioni, le maggiori criticità anche in questo settore emergono con estrema drammaticità proprio in Campania dove l’aspettativa di vita è di ben 8 anni in meno rispetto al resto d’Europa e di 4 anni rispetto alla media nazionale .

Inutile dire che condizioni tanto critiche trovano la loro causa in molteplici fattori territoriali che incidono sulla salute dei cittadini partendo dall’inquinamento ambientale fino ad arrivare a un tessuto sanitario pubblico del tutto inadeguato a garantire un diritto alla salute costituzionalmente orientato (art. 32). Per comprendere quanto incidano fortemente le carenze sanitarie sul peggioramento delle condizioni di salute dei cittadini campani basti pensare che, in Italia, siamo primi per tasso di Mortalità Evitabile.

Ciò vuol dire che chi si ritrova a far fronte ad una qualsiasi problematica di salute per la quale un adeguato e pronto intervento in termini di cure sanitarie potrebbe salvargli la vita (possiamo pensare ad un infarto, un tumore guaribile, ecc…), se vive in Campania ha le più basse possibilità di sopravvivere.

Questo stato di grave dissesto è stato creato, indubbiamente, con l’applicazione drastica del piano di rientro con i tagli della precedente giunta Caldoro e il blocco del turn-over, con la fortissima riduzione di personale, ma è stato anche aggravato dalla successiva politica, in netta continuità con la precedente, della Giunta De Luca che da quando ha assunto la gestione commissariale è riuscita anche fare peggio.

La chiusura dei Pronto Soccorso cittadini e delle aree interne come quelle del Cilento, ed insulari, l’assenza di una rete efficace per le emergenze, di stroke unite e di strutture essenziali per le aree critiche (Utic, Neuroradiologia interventistica, Unità spinale), lo smantellamento di interi reparti ed Ospedali hanno determinato un incremento progressivo di decessi evitabili e, non esistendo praticamente Rsa ed Hospice pubblici accessibili, la sopravvivenza degli ammalati cronici e dei neoplastici in fase evolutiva è divenuto un dramma di sofferenze inumane che ricade interamente sulle famiglie.

Senza contare che interi settori di assistenza sono completamente delegati alle strutture private, convenzionate e non, con ai primi posti la ginecologia, la diagnostica e l’odontoiatria (depennata dai LEA nell’Ultimo decreto Appropriatezza): il 40% di visite specialistiche risultano pagate direttamente dai cittadini, così come il 49% delle prestazioni di riabilitazione e il 23% degli accertamenti diagnostici.

In questo clima, con gli elevati costi delle cure e del ticket, con fasce di esenzione del tutto inadeguate e non corrispondenti alle reali necessità, sempre più cittadini rinunciano alle cure con le conseguenze che tutti conosciamo e, atteso che in Campania vi sono anche tra i più bassi livelli di occupazione e reddito pro capite, si produce il dramma che viviamo e che è sotto gli occhi di tutti.

Siamo convinti, infatti, che solo una Sanità esclusivamente Pubblica e del tutto gratuita, che possa garantire il principio dell’universalità delle cure e finanziata con la fiscalità generale secondo i principi della progressività del prelievo fiscale e della capacità contributiva come sanciti dall’art. 53 della Costituzione, con una più corretta ripartizione dei fondi di spesa che agevolino le Regioni in maggiore difficoltà (a differenza di quello che avviene oggi con la Legge Balduzzi del 2015) e con la possibilità di sforamento dei vincoli di bilancio imposti dal fiscal compact, possano finalmente ridare la corretta assistenza ai cittadini Campani nel rispetto del diritto alla salute previsto dall’art. 32 della Costituzione.

E per fare ciò non occorrono proclami e neppure la costruzione di chissà quali mega presidi sanitari. Infatti, come è accaduto con l’Ospedale del Mare di Napoli, in assenza di un opportuno piano di investimenti e utilizzo di risorse, tali strutture non farebbero altro che andare a fagocitare quelle più piccole e già annaspanti, di carattere territoriale, privando definitivamente i cittadini dell’assistenza sanitaria minima ancora offerta

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