San Carlo Gate: le voci di dentro

Malumori e perplessità di una gestione discutibile del Massimo partenopeo, disparità di trattamento del personale

Il palco nobile al teatro dell’Opera, nelle occasioni solenni come le prime dei grandi spettacoli, sono sempre stati i luoghi prescelti dai potenti dove esercitare il loro bisogno di esibirsi e di essere esibito.

Imperatori, Primi Ministri, Presidenti della repubblica, grandi banchieri e grandi manager, vestiti di tutto punto hanno sempre fatto bella mostra di sè. Il palco diventa appendice dei palazzi del potere, dove ogni gesto viene caricato di una teatralità che diventa simbologia dal significato importante nella coscienza popolare, richiamando forse alla mente modelli e ideali che a livello ancestrale, suscitano emozioni che inducono al rispetto, alla devozione e all’omaggio del potente.

Talvolta anche l’assenza assume un forte valore di “comunicazione”, come quest’anno alla prima della Madama Butterfly alla Scala di Milano. Il Presidente Mattarella ed il dimissionario Matteo Renzi hanno rinunciato ad essere presenti, cedendo il loro posto a 4 cittadini delle zone recentemente colpite dal terremoto.

Al di là del valore, ammesso che ne abbia uno, attribuito a questo tipo di “liturgie“, rimane innegabile che certe occasioni diventano polo di attrazione per l’opinione pubblica, a volte termometro politico del paese, fino ad oscurare l’evento artistico stesso.
Anche al San Carlo di Napoli pochi mesi ne abbiamo avuto un esempio, quando abbiamo assistito al gelo calato tra Matteo Renzi ed il Sindaco de Magistris, seduti l’uno accanto all’altro sul palco reale, ma allo stesso tempo apparsi distantissimi .

demarenziUna freddezza ostentata quasi, a simboleggiare la distanza politica esistente tra i due, catalizzata in quella occasione dalla presenza del “terzo incomodo“, il Commissario per Bagnoli Salvo Nastasi, interlocutore istituzionale imposto dal Governo e mai riconosciuto dal Sindaco di Napoli.

Si è trattato però di un episodio, legato peraltro ad una vicenda locale come quella di Bagnoli, anche se eccezionalmente caricata da una certa rilevanza nazionale, rientrando Bagnoli nel decreto Sbloccaitalia con un apposito articolo, un provvedimento emblematico del renzismo, ed osteggiato in tutto il paese.

Generalmente però, il San Carlo di Napoli, a parte per gli addetti ai lavori, viene percepito invece come declassato, quasi come fosse un teatro di provincia rispetto ad altri teatri come la Scala di Milano, o anche l’Opera di Roma, nonostante si tratti del più antico e prezioso teatro d’Europa. Una percezione di minore importanza che di riflesso penalizza anche la città, nonostante gli sforzi fatti negli ultimi anni per il suo innegabile rilancio anche internazionale.

Ci sarebbe da chiedersi se si tratta di “semplice” scarsa considerazione verso il Massimo partenopeo da parte dell’Italia che conta, o se dipende invece da una gestione del teatro evidentemente poco efficace, in altre parole se si faccia abbastanza o no, per proporre il San Carlo negli ambienti che contano.
A questo proposito sarebbe interessante, oltre che doveroso, forse, approfondire un’accusa che abbiamo letto sui giornali, circa un presunto doppio incarico che sarebbe ricoperto dal capo del marketing del San Carlo che, vedrebbe il dirigente diviso tra Napoli e Firenze. Questa notizia era contenuta quasi come un refuso, in un’intervista riportata dal CorMez. Un articolo che si occupava della polemica scoppiata tra il Sovrintendente Rosanna Purchia ed il Sindaco De Magistris, diatriba scaturita da un‘altra intervista rilasciata da Eugenio Bennato, in cui l’artista affermava di essere stato invitato dalla Soprintendente Purchia a un’iniziativa con i sindaci per il Sì al referendum costituzionale.
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/politica/16_novembre_29/referendum-bufera-purchia-sostiene-si-sindaco-grave-lei-solo-pettegolezzi-c4541402-b60a-11e6-a368-0a7395de471f.shtml

foto-bennatoE già qui ci sarebbe tanto da dire, un Bene Comune utilizzato a fini politici, per giunta anche di parte…..In quella stessa intervista, la Sovrintendente Purchia smentiva categoricamente qualunque doppio incarico. Secondo le “voci di dentro” del San Carlo invece, quell’articolo porterebbe semplicemente alla luce una voce insistente da tempo, addirittura circolerebbero anche documenti che confermerebbero quei sospetti di doppio incarico.
Quindi In attesa di capirne di più, se si tratti di una specie di “San Carlo gate” o di una bufala, un fatto è certo, se per caso dovesse risultare fondata quella accusa, ci sarebbe da chiedersi se un teatro come il San Carlo di Napoli possa essere gestito a mezzo servizio, o se invece meriterebbe il 100% del tempo a disposizione da parte dei suoi dirigenti?
Inoltre, le stesse voci di dentro del San Carlo vanno anche oltre, mormorando una disparità di trattamento verificatasi in altri casi analoghi a quelli citati in quell’articolo, dove si sarebbe adottata però la mano pesante.

Questa vicenda vera o falsa che sia, si inserisce in un quadro di veleni scaturiti daI Decreto “Valore Cultura”, conosciuto come Legge BRAY. Un decreto concepito per salvare e rilanciare le fondazioni lirico-sinfoniche in difficoltà, in realtà interviene pesantemente nella gestione stessa dei teatri, creando non pochi dubbi nei lavoratori e non solo a Napoli. Le perplessità sono legate ad una legge che impone anche alle fondazioni “virtuose” un prestito da restituire allo Stato, pretendendo però in cambio la decurtazione degli stipendi ed il taglio del personale.
I lavoratori parlano di un clima da caccia alle streghe che si sarebbe instaurato, il timore che dietro il risanamento si possa attuare una sorta di pulizia etnica soprattutto dei “rompiscatole sindacalizzati”.

sancarki2Gli artisti lavoratori del San Carlo si sentono capri espiatori, predestinati a pagare da soli le conseguenze di sperperi e cattive gestioni operate da quadri dirigenti del passato.
Una mattanza nazionale che oggi trova il suo epilogo nella legge 160, un triste tentativo di ridurre drasticamente le quattordici Fondazioni Lirico-sinfoniche, attraverso un sistema di valutazione atto a trasformare molte di esse in teatri di tradizione, con l’azzeramento delle sovvenzioni statali e la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato in stagionali. Insomma, la Cultura storica nazionale non ha più alcun valore.

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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