SALVINI TI DEVI RASSEGNARE!

Nei prossimi decenni il numero degli immigrati in Italia aumenterà, e di molto. Lo indicano le previsioni statistiche mondiali.

La storia della specie Homo sapiens è una storia di spostamenti continui e si può dire che l’acquisizione della sedentarietà per la maggior parte degli individui della specie è relativamente recente.

Se non ci fossero state le migrazioni, oggi l’umanità sarebbe tutta concentrata nell’Africa Orientale da dove, circa 70000 anni fa, si misero in moto i nostri antenati.

La storia delle migrazioni non si riferisce esclusivamente all’età preistorica, ma attraversa tutta la storia ed anche la contemporaneità e le tecniche di analisi genetica sul DNA mitocondriale, introdotte da Luigi Cavalli Sforza, ci danno evidenza degli enormi rimescolamenti di etnie diverse che hanno prodotto la situazione attuale.

Nell’antichità, ad esempio un momento di svolta nella civiltà mediterranea fu quando, intorno al 1200 a.C., un misterioso “popolo del mare” invase quasi contemporaneamente le sponde orientali del Mediterraneo determinando uno sconvolgimento etnico. È linguaggio comune parlare di “migrazioni bibliche” per intendere lo spostamento totale di una popolazione da un territorio ad un altro, come appunto quelle descritte dalla Bibbia.

All’inizio del V sec d.C. in tutta l’Europa occidentale le popolazioni autoctone necessariamente si integrarono con le popolazioni germaniche provenienti da est e da nord. In Italia la venuta dei Longobardi comportò l’insediamento di circa 200000 individui; di maggiori dimensioni furono le migrazioni dei Mongoli nel XIII sec e quelle dei Turchiin Anatolia e Balcani nel XV sec. In seguito all’arrivo dei turchi si riversarono in Italia profughi dall’Albania e dalla Croazia.

Pensiamo anche alle migrazioni nel medioevo e nell’età moderna, ai profughi ebrei cacciati dalla Spagna e dall’Italia, alla diaspora degli Armeni nel Mediterraneo Orientale, e al continuo peregrinare dei popoli Sinti e Rom. Con il passare dei secoli i fenomeni migratori raggiunsero proporzioni enormi se si pensa all’espansione coloniale: principalmente in Nord e Sud America, ma anche in Australia ed Africa. Popolazioni autoctone furono letteralmente sostituite da migranti provenienti dall’Europa, visti come tali dalle popolazioni locali ivi residenti da secoli; in America, Australia, Africa, i nuovi arrivati, venivano senza chiedere permesso, senza cappello in mano, senza nessuna intenzione di imparare la lingua, la cultura e le leggi locali, ma solo motivati da una spinta a migliorare le proprie condizioni di vita. Pensiamo, infine, anche ai recenti profughi dopo la seconda guerra mondiale: in Italia furono accolti, in un momento difficilissimo 350000 profughi dall’Istria e dalla Dalmazia ed in Germania 7 milioni di profughi dai territori ceduti alla Polonia, Cecoslovacchia, Prussia Orientale.

Venendo all’attualità, è da rilevare che negli ultimi decenni, gli spostamenti di popolazioni sono in notevole aumento nel mondo: nel 1990 i migranti (definiti come individui che vivono in un paese diverso da quello dove sono nati) erano 153 milioni, nel 2000 173 milioni, nel 2010 220 milioni, nel 2015 (ultimo dato rilasciato) erano 244 milioni, corrispondenti al 3,3 % della popolazione mondiale (dati dal Report ONU sull’immigrazione internazionale: http://www.un.org/en/development/desa/population/migration/publications/migrationreport/index.shtml).

Venendo alla situazione nei vari paesi la percentuale dei migranti rispetto ai nativi è del 10% in Italia (valore assoluto 5,9 milioni nel 2017), valore minore di quello dei principali paesi europei nello stesso anno: più basso della Germania (14,8), della Spagna (12,8) della Francia (12,2) del Regno Unito (13,4). Esistono paesi al mondo dove i migranti superano i nativi come nei paesi del Golfo Persico o in Giordania. Il rapporto ONU dice anche che se si mantiene questo trend, l’afflusso di migranti in Europa non riuscirà a contenere il calo demografico.

Ma il punto è proprio questo! Si manterrà in futuro questo flusso che è stato oggettivamente un fattore propulsivo per la tenuta della produzione industriale e per il mantenimento dei servizi in Italia ed Europa? Si manterranno questi livelli o sono da aspettarsi livelli molto maggiori in futuro? I problemi che hanno determinato l’aumento delle migrazioni sono in via di risoluzione o no? Io credo proprio di no: la globalizzazione ha totalmente azzerato l’economia di sussistenza nei paesi poveri; i cambiamenti climatici hanno reso improduttiva tanta terra agricola nei paesi subequatoriali; il caos geopolitico e gli interessi imperialistici continuano ad alimentare guerre in Africa; la fame è in aumento; molta classe politica in tanti paesi è succube di interessi di multinazionali. Le prospettive sono di crescenti difficoltà per le masse degli esclusi.

Ma quale sarà in futuro la dimensione di queste masse? A questo proposito è bene dare uno sguardo all’ultimo rapporto sulla dinamica demografica futura, prodotto nel 2017 dalle Nazioni Unite (https://population.un.org/wpp/).

Usando vari modelli matematici e mediando i risultati, si è visto che entro il corrente secolo la popolazione mondiale salirà dai 7,5 miliardi a 11,2 miliardi di individui (proiezione media-variante nell’intervallo 9,5 – 11,9) . Questo aumento non sarà lineare nel tempo, né omogeneo nei continenti. Infatti, i ritmi di crescita saranno sempre più lenti causa del minor numero di figli per donna e dell’aumento dell’aspettativa di vita, con conseguente minore per cento di individui fertili in una popolazione sempre più anziana. Ma la situazione non sarà uguale dappertutto: infatti mentre in Asia, Europa, America Latina la seconda metà del secolo vedrà una diminuzionedel numero di abitanti, in Africa ed, in misura minore, in Nord America ed Oceania la popolazione continuerà a salire.

In Africa c’è una aspettativa di vita più bassa, la maggioranza della popolazione è al di sotto dei 24 anni e le donne cominciano a partorire ad una età minore.  La popolazione attuale dell’Africa è di 1,3 miliardi e diventerà di 4,5 miliardi alla fine del secolo. Nella stessa Africa ci saranno differenze tra stato e stato ed, in generale, la crescita sarà più sostenuta negli stati più poveri. La repubblica del Congo passerà da 81 a 379 milioni, l’Etiopia da 105 a 250,  il Kenia da 50 a 142, il Mozambico da 30 a 135, la Nigeria da 191 a 794, l’Uganda da 43 a 214, la Tanzania da 57 a 303. In Europa invece dagli attuali 750 milioni si passerà a 650 milioni e in Italia dagli attuali 60 si passerà a 48 milioni con un calo netto del 20%.

Visti questi numeri è del tutto fuori dalla realtà pensare di chiudere le frontiere e fare leggi contro i richiedenti asilo.  Nella storia i movimenti dei popoli hanno generato sempre nuovi equilibri tra le etnie ed è questo quello che succederà anche in questo XXI sec. Il problema non chiudere i porti, il problema vero è superare le cause delle migrazioni: fermare le politiche predatorie delle multinazionali, chiudere le fabbriche di armi che producono le guerre, sostenere i popoli che lottano per liberarsi dai regimi corrotti, fermare il cambiamento del clima, programmare tutti insieme un mondo senza ingiustizie sociali, senza offese ambientali, senza discriminazioni di genere, un mondo di convivenza tra le etnie, il mondo che tutti abitiamo e tutti dobbiamo preservare

 

 

 

 

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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