Salvatore D’Amico

Personaggio simbolo della città solidale, una vita dedicata agli "ultimi"

Scrivere di un amico è cosa davvero complicata, un po’ come di se stessi, ma questa volta vorremo provare a stendere il disegno di una delle persone certamente più fattive del panorama alternativo partenopeo,

Salvatore d’Amico, napoletano doc, infaticabile costruttore d’iniziative volte alla dignità dei cosiddetti “ultimi”

Salvatore è un imprenditore che è riuscito a coniugare interessi personali e imprenditoriali a quelli sociali, fonda tempo fa un’interessante associazione “Napolinsieme” intorno a se crea una rete di donne e uomini che per due volte a settimana girava la notte negli angoli più angusti del nostro capoluogo in cerca di bisognosi di vestiti, coperte e soprattutto cibo, l’esperienza funziona egregiamente, finché le Associazioni in città diventano tante, e decide di chiudere, almeno sotto il profilo personale, questa esperienza affermando “bisogna intraprendere altre strade, dare una vera dignità agli ultimi, un piatto di cibo caldo non può bastare a dare valore, ci vuole altro, alloggi, psichiatri e psicologi, che vigilano su persone il cui sistema mentale è minato dalle troppe difficoltà e indifferenza” ebbe a dire, aggiungendo, “ormai le associazioni, e anche i  privati, che si preoccupano di portare cibo, sono talmente tante, che vedo a volte lo vedo buttato ei cassonetti perché ne hanno troppo, certo, è un bel lavaggio di coscienza, ma non può bastare, bisogna alzare il livello, non può bastare una busta di mangiare per risolvere il problema” quindi dopo anni di militanza lascia il gruppo che comunque ancora oggi continua l’attività.

Senz’altro un personaggio scomodo, che non di rado si mette di traverso a iniziative assembleari, “odio il parlare continuamente, a questo io preferisco il fare, e a volte vedo e ascolto lunghe diatribe che poi non portano a nulla se non a portare a autocompiacimenti e illusioni”

Salvatore D’Amico lo si incontra  tra il centro storico e il Vomero, quest’ultimo perché ha un negozio equo e solidale portato avanti dalla figlia e dal genero, un  magazzino che non è solo tale, ma al cui interno c’è spazio per incontri, rappresentazioni, conferenze dove a causa dell’angustio spazio non può ospitare tante persone, ma dove certamente si può lanciare il seme, il negozio vende prodotti naturali che arrivano da tutti gli angoli del mondo.

https://www.facebook.com/Tiendaequosolidale

Un personaggio alternativo “curioso”, non beve, non ha mai “fumato” e vive il suo divertimento per la strada, dove spesso si ferma a parlare e cercare di aiutare gli ultimi. Personaggio dall’aspetto mite e minuto, ma sempre sorridente e all’apparenza felice, “sono un po’ orso, vivo solo e il mio spazio non ha bisogno di essere allargato”

Un generoso che ama nel senso letterario della parola, aiutare gli altri, laico all’ennesima potenza e in guerra con tutti, “nessuno fa nulla per chi sta peggio, dall’amministrazione, alla chiesa per finire anche a alcuni strati della , “compagneria “ che è troppo presa dal parlare, promettere e auto compiacersi.

Contro la chiesa, la sua battaglia più dura, “non capisco perché le chiese nelle giornate d’inverno fredde, a quando il caldo in estate è asfissiane non aprono i loro portoni e non danno ospitalità, tra l’altro contravvenendo ai suggerimenti del Pontefice che più volte ha esortato le curie ad aprire le strutture ecclesiastiche per chi non ha un tetto.

Quella contro la curia lo ha portato ad esternare una promessa, “prima o poi mi incatenerò fuori il Duomo finché non apriranno le chiese.

E poco fa ha prodotto una pagina f.b, di aiuto tra chi chiede e chi vuole dare https://www.facebook.com/groups/2702055456676314 un successo immediato che solo nella prima settimana di vita ha sigillato oltre duemila utenti, oggi sono circa 3400. Un incontro virtuale dove si trova di tutto, vestiti, frigoriferi lavatrici aspira polveri e quanto può necessitare a chi non può comprare, un successo enorme che non può passare inosservato.

In polemica con l’amministrazione perché quando dirigeva “Napolinsieme” aveva bisogno di una sede ove potere operare nell’attività di gruppo, “mi hanno sempre promesso aiuto, non a me, ma gli altri, alla risoluzione del problema di una sede, fino al punto in cui mi sono sentito prendere in giro e ho smesso anche di chiedere”.

Ma non solo “clochard”, ma anche vicino l’universo carcerario, al quale ha legato la sua ultima iniziativa, forse la più preziosa di una lunga militanza con lui stesso, quella di regalare un libro a chi è privato della libertà vivendo, in sofferenza, tra quattro mura e poche distrazioni.

È un’iniziativa nobile quanto la persona stessa che l’ha proposta, e così il negozio “la tienda”, è diventato epicentro di consegna di libri di tutti i generi, classici, romanzi, narrativa, e perfino vocabolari.

Un’iniziativa che può essere minima cerniera tra chi vive fuori e dentro.

Un personaggio in cui sono racchiuse tutte le caratteristiche, simpatico arcaico, severo, noioso, martellante, ma estremamente generoso con chi ha bisogno, una persona importante per l’aspetto sociale di questa città di per esso già piena di solidarietà

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