Salute e diritti aperta la discussione

L'intervento a Milano del gruppo napoletano di Banchi nuovi, necessari segni di risveglio

Il nostro intervento al convegno aperto di Medicina Democratica di Milano – 20/21 gennaio 2017: l’Assise dopo varie presentazioni si è poi costituita in tavoli per discussione su varie tematiche. Noi abbiamo partecipato a quello su “Salute e diritti – Salute Mentale”. Ed ecco di seguito ciò che abbiamo discusso.

Questo lavoro che presentiamo nella forma di pubblicazione lo rivolgiamo alla attenzione di tutti coloro che dalla sua lettura possano trarre spunti riflessivi e pratici per un agire materiale e incisivo nel sociale.

Sono tempi questi dove il fiorire di tante iniziative disseminate sul territorio nazionale fanno ben sperare in una non troppo lontana possibilità di trasformazione del tessuto sociale nel senso di una radicale trasformazione della società in cui viviamo o sopravviviamo. Segnali di risveglio dunque. Lo dimostrano le numerose “lotte sociali” che incalzano ormai da qualche anno e per i più svariati motivi e che tutte abbisognano di essere raccontate ed evidenziate nel più totale disinteresse generale se non nella totale censura, nel totale silenzio strumentale che avviene sulla loro esistenza, perpetrato dai mezzi di comunicazione al servizio del potere della classe socialmente dominante: la borghesia.

plenaria 2Parliamo infatti di quelle persone, di quegli aggregati umani che, alla luce di una dura e cruda realtà opprimente derivata anche dall’incalzare della crisi economica dei nostri giorni e dal suo carattere epocale che investe tutto il mondo dei meno abbienti e che minaccia la stessa esistenza degli uomini tutti, non hanno altro da fare che difendere con fatica e con sudore, con le unghie, la propria condizione di vita ridotta sempre più ad una mera condizione di sopravvivenza. Questi sono costretti insomma a lottare per continuare a vivere o a soccombere più o meno lentamente e nelle forme più svariate: questa infatti è la brutale alternativa che la odierna società capitalistica tutta tesa alla sua riproduzione pone in essere nel generale processo di disfacimento sociale che ci si presenta davanti e in modo drammatico. E di fatto è di lotta che vogliamo parlare, di lotta sociale che riprende dopo anni di silenzio dopo anni di tregua sociale dove l’illusione della società del benessere della opulenza la faceva da padrone e imperava in una specie di contratto sociale secondo il quale ciascuno avrebbe avuto quel minimo per stare bene per vivere dignitosamente: i fatti però hanno dimostrato il contrario hanno dissolto queste aspettative hanno da soli frantumato quel mondo neutrale asettico e strettamente demagogico che avvolgeva le menti della gente e specialmente dei più poveri producendo disagio e sofferenza.

noiAll’inizio degli anni settanta l’incalzare della crisi economica libera dal tessuto lavorativo preesistente ampi strati sociali ai margini dello sviluppo economico e industriale della Grande Fabbrica. Il serbatoio di forza-lavoro, estromessa dal ciclo produttivo, che si determina non si riversa però in quello che noi definiamo “esercito industriale di riserva”, anzi al contrario produce nel mercato del lavoro rigidità orizzontali e verticali che sfoceranno nella rivendicazione di un lavoro stabile e sicuro. Nascono i primi comitati dei cosiddetti disoccupati organizzati: il comitato disoccupati organizzati “Banchi nuovi” è tra i primi a costituirsi e a radicarsi nell’area del Centro storico napoletano. Già a metà degli anni ottanta “Banchi Nuovi” prendeva possesso della struttura del fabbricato ex ONMI (opera nazionale maternità e infanzia) per espletare le finalità rivendicative lavorative e con successo. L’azione si ripete ancora nel febbraio 2008: il fabbricato dismesso momentaneamente dal movimento dei disoccupati, reso inagibile e divenuto mero sversatoio di rifiuti urbani, viene rioccupato e liberato, bonificandolo e riadattandolo parzialmente con la sola forza delle nostre braccia. Di seguito segnaliamo gli eventi presenti nella struttura e che caratterizzano l’attività svolta nel nostro Centro sociale.

-Movimento di lotta per il lavoro – L’attività consiste nell’accogliere il bisogno umano di ottenere un lavoro stabile e sicuro e il salario garantito, la difesa dei posti di lavoro e dei contratti CCN,  indirizzando i senza lavoro in un percorso che sul piano pratico si attua nell’inquadrare la domanda lavorativa verso un iter di vertenza rivendicativa, di lotta di piazza e di conquista del lavoro!

assise-Iniziative culturali nel centro sociale – Tra le numerose iniziative culturali svolte ne segnaliamo due a parer nostro significative del discorso culturale che il comitato articola sul territorio urbano.

Nell’ambito della Rassegna “Rovesciare il Mondo” gli appuntamenti del Centro sociale Banchi Nuovi e della Biblioteca Ramondino-Neiwiller:

1) Ottobre 2010 Incontro con Mario Martone, anteprima di sequenze dal film “noi credevamo”, interventi di Livia Patrizi, Renato Carpentieri, Antonello Cossia, Antonio Pennarella e Vincenzo Salomone.                                                                                                                                                             2) Luglio 2011 Convegno – “dalle prime esperienze dei comitati Cinquesanti e Banchi Nuovi alle lotte di oggi”, incontro con Enzo Gragnaniello.

-Intervento nel quartiere – Anno 2009 Dimostrazione pratica della raccolta differenziata svolta per una settimana nell’area del Centro storico dagli aderenti al comitato.

-Intervento all’esterno del quartiere – Anno 2009-2010 Bonifica dell’area sottostante le Torri Aragonesi, Lungo mare Caracciolo, Centro direzionale, Torri Porta Capuana. Numerose iniziative di dibattito e proiezioni su tutta la tematica ambientale, blocco inceneritori e trasformazione tramite differenziata del ciclo industriale dei rifiuti.

-La biblioteca di quartiere – Luglio 2010 Nascita della Biblioteca Ramondino-Neiwiller con l’apertura al pubblico della sala lettura e prestito gratuito dei testi presenti in essa e con serate culturali di lettura e musica.

tavolo-Il comitato di lotta per la salute mentale – Dicembre 2011 Costituzione del Comitato di lotta per la salute mentale con finalità di accoglienza del cosiddetto “disagio mentale-disagio sociale”. Esso è stato creato per affrontare il tema del disagio mentale, sofferenza e disagio umano, ed è formato da studenti in medicina, sofferenti psichici e relativi familiari, e gli addetti ai lavori (psichiatri e psicologi) che da tempo agiscono su tali problematiche.

-Sportello di ascolto – Da subito attivato e inteso come strumento operativo del CDLSM nell’ambito delle prassi trasformazionali del reale svolte dal comitato di lotta di cui sopra.

-Accoglienza senza fissa dimora – L’attenzione mostrata dal Centro sociale verso le problematiche sociali presenti sul territorio si traduce attualmente anche nella collaborazione con altri comitati ad hoc nell’affrontare il disagio manifesto per le vie della città e nell’indirizzare il soggetto sociale in questione in un percorso di riscatto da una vita schiacciata nei propri bisogni (abitazione, lavoro, sanità).

-Accoglienza immigrati – La collaborazione fattiva con altri comitati di cui sopra ha prodotto una frequentazione stabile del nostro centro sociale da parte di immigrati di colore e non. L’attività si sostanzia nell’affrontare la problematica molto delicata della “esclusione/inclusione” forzata del diverso da noi con campagna per l’integrazione ed il diritto ad un salario garantito!

-Laboratorio musicale – Per insegnamento di strumenti di musica e prove di banda musicale.

Come disoccupati organizzati del quartiere di Forcella abbiamo percepito una sofferenza persino all’interno del movimento stesso, tra i nostri adepti, centinaia di persone, molte donne. Noi abbiamo visto che nella lotta, quando all’inizio tu hai l’orgoglio, certe cose, l’euforia, l’orgoglio, l’entusiasmo, ti fanno dimenticare i mali della società e anche quelli personali. Nell’ultimo periodo però abbiamo visto una cosa: un abbattimento, una sofferenza psichica, un malessere che noi abbiamo come ipotesi di lavoro definito così: “depressione sociale”. Ancora una volta ritroviamo i “luoghi di contenimento”. Il cosiddetto “manicomio”, abbattuto attraverso la cosiddetta “lotta dei pazzi”, di Franco Basaglia. Noi istighiamo alla lotta. Comunque diamo voce se il sofferente non riesce a esprimersi, ma attraverso una lotta che vede il sofferente tornare a una presa di coscienza individuale. Il gruppo di lavoro iniziale intendeva affrontare la questione della depressione sociale.

CGILLa riflessione che ha spinto a scegliere questo campo di ricerca e di pratica politica discende dalla constatazione pratica del dilagare di varie forme di malessere psicologico legate al progressivo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro o per l’incremento della disoccupazione in settori crescenti della popolazione in esame. Per il gruppo questa “inchiesta” sociale rappresenta, allora come adesso, la convergenza di una pratica di lotta politica nel quartiere con la richiesta di un sapere medico realmente attento alle dinamiche economiche e sociali e non più astrattamente concepito neutrale e scientifico. In particolare il gruppo si proponeva un salto qualitativo di proposte ed obiettivi che rompa gli argini rispetto al ruolo delle istituzioni sanitarie, viste in genere come luoghi nei quali si pratica una medicina asettica e alienante nella sua pretesa di medicalizzazione compulsiva del disagio soggettivo.

La storia del Comitato di lotta per la salute mentale (CDLSM), nato 5 anni fa nel Centro sociale “Banchi Nuovi” è la storia di un organismo di massa politico che muoveva dalla osservazione del tutto particolare di un settore della popolazione subalterna: il manifestarsi di una sofferenza diffusa, anche psichica, all’interno del movimento stesso dei disoccupati organizzati, e non solo quelli dei “Banchi Nuovi”, acuita oltre tutto dai tragici dettami della crisi economica in cui versiamo. L’ipotesi del gruppo di lavoro originario era tutta centrata nel verificare quella che in prima approssimazione venne definita “depressione sociale“. L’indagine, che voleva essere un primo momento di riflessione per un intervento pratico e politico nel sociale, “lavoro di massa”, (analisi della situazione socio-economica della popolazione meno abbiente del centro storico di Napoli – quartieri come Forcella ad esempio), partiva anche dalla considerazione, mutuata dalla osservazione del movimento stesso, che una lotta così dura e aspra per il lavoro, alla luce delle delusioni raccolte e dell’indebolimento indotto anche dalla risposta repressiva delle istituzioni, una lotta che di fatto ripiegava dall’ardore partecipato iniziale in una lotta del tutto economica ma dagli esiti incerti, senza alcuna speranza di sbocco in una soluzione lavorativa finale, produceva inesorabilmente una sofferenza diffusa…una sofferenza mentale. Quindi il dilagare della sofferenza psichica soprattutto fra le classi più deboli della società. Il Comitato di Lotta per la Salute Mentale si propone il duplice obiettivo dello smascheramento del ruolo assunto oggi dalla psichiatria nel controllo della sofferenza e del suo imprigionamento attraverso pratiche di normalizzazione, sommersione farmacologica e contenzione fisica e della istigazione dei sofferenti psichici alla lotta contro tutte le forme di oppressione esterne nella società ed interne nella loro interiorità attraverso la lotta politica e la pratica gruppale dell’ auto aiuto. La progressiva frantumazione di ciò che rimaneva dell’assistenza psichiatrica, fenomeno che non riguarda solamente la nostra città e la nostra regione, rappresenta l’aspetto emerso di più vasti movimenti politici e culturali che, in virtù della forte, se non assoluta, preminenza della deriva biologistica nell’ambito delle scienze umane e della virulenza delle logiche del mercato, impone come obiettivi la negazione di bisogni e diritti e l’annullamento del desiderio in nome di un progetto normalizzante e mercificante. La sofferenza mentale è fortemente diffusa ed aumenta con il perdurare della crisi, con la negazione dei diritti umani elementari, con l’abbandono dei sofferenti al loro destino, con l’arretratezza ed il pessimo funzionamento dei dipartimenti di salute mentale dell’ASL, con il cinismo di un assetto politico ed economico che provoca solo distruzione e morte.

plenariaIl “Comitato di lotta per la salute mentale”, con sede nel centro sociale Banchi Nuovi, è nato 5 anni fa per la volontà di familiari, sofferenti psichici, operatori, disoccupati, studenti di medicina e di altre facoltà, specializzandi in psichiatria, volontari, artisti, e della collaborazione con il dipartimento di neuroscienze della Federico II e altri soggetti politici comunque coinvolti nella fase attuale di smantellamento e distruzione dei dipartimenti di salute mentale. Il comitato di lotta per la salute mentale, opera nel territorio del centro antico della città. L’analisi critica del comitato ha elaborato il significato della propria presenza attiva nel quartiere a partire dall’oggettivo dilagare del disagio psicologico, disagio evidente fin da subito al centro sociale Banchi Nuovi presente nel quartiere da circa 40 anni, e particolarmente pronunciato negli strati già colpiti dal processo di esclusione ed emarginazione connaturato alle dinamiche del capitalismo finanziario, ed evidente conseguenza del contemporaneo imbarbarimento delle condizioni politiche ed economiche che la crisi ha imposto alle classi sociali svantaggiate. Il ruolo del comitato è stato fin dall’inizio focalizzato sull’intervento politico tendente all’individuazione delle contraddizioni e alla lotta per l’affermazione di una consapevolezza delle dinamiche repressive e di classe che la psichiatria, in generale nel suo agire istituzionale storicamente determinato e in particolare nella attuale fase politica, mette in campo. L’obiettivo che il comitato ha individuato è l’istigazione alla lotta per la salute mentale non senza rivendicare il diritto ad avere servizi di salute mentale aperti 24/24 ore e 7/7 giorni, non certo però allo scopo di puntellare acriticamente strutture in questo momento oggetto di rimaneggiamenti drastici e già peraltro storicamente carenti e portatori spesso di ulteriori disagi. L’obiettivo quindi non si limita alla semplice rivendicazione. Il comitato, in sintesi, vuole smascherare il ruolo della psichiatria come disciplina normalizzante improntata all’abbandono e allo sfruttamento teorico ed economico del disagio mentale. Il comitato lotta per costruire una pratica sociale che sovverta le prassi della psichiatria territoriale e per sperimentare un intervento, nel quartiere, volto alla comprensione degli intrecci tra malessere personale e struttura sociale. Tutto ha inizio 5 anni fa allorquando i frequentatori del centro sociale “Banchi Nuovi” hanno percepito, grazie soprattutto al radicamento che hanno sul territorio di Napoli Centro, in particolare “Forcella”  un pericoloso, quanto elevato aumento di disagio psichico nel quartiere stesso, che ha portato gli abitanti ad assumere notevoli quantitativi di psicofarmaci,  in particolare antidepressivi ed ansiolitici.

stemmaTutto ciò è iniziato, e non a caso in concomitanza con la crisi economica già dal 2008. Quello che ha spinto i partecipanti del CDLSM nel cercare di affrontare la problematica è la convinzione che moltissime volte quello che spinge i sofferenti a chiedere aiuto non è affatto una patologia  o un male da curare, ma semplicemente un problema di carattere sociale, materiale, e legata ad una sofferenza legate a condizioni di vita che giorno dopo giorno diventano sempre più precarie. Secondo i promotori dell’iniziativa i medicinali, non possono rappresentare l’unica soluzione. Lo psicofarmaco può aiutare ad alleggerire  un sintomo, ma certamente è poco per risolvere il problema. La “pillola della mente” non può rappresentare l’unica soluzione, ma può aiutare ad alleviare un sintomo,  ma da sola non può risolvere il problema.

Gli psicofarmaci sono semplici palliativi, “se uno è malato si deve curare, ma i veri problemi sono altrove” recita un comunicato redatto dal collettivo, e sono dell’opinione che  bisogna indagare nelle esperienze di vita nei rapporti umani, per finire alle relazioni con la società che circonda e influenza la persona.

A questo punto i fondatori del collettivo CDLSM – Napoli  che ha luogo nella storica sede Banchi Nuovi in Via del Grande Archivio 16, hanno deciso di parlarne, coinvolgendo tutti coloro che si sentono toccati da questo problema per capire insieme e collettivamente come lo affrontano, quali soluzioni vengono offerte e quali desidererebbero. “Vogliamo capire come affrontare un disagio in modo diverso” si legge nel comunicato del collettivo, che continua “ con la consapevolezza che la soluzione non è soltanto medica, ma anche sociale, e che pertanto riguarda indistintamente tutti allo stesso tempo”. Obiettivo politico in tal senso dunque, tutto inerente alla dinamica di un comitato che agisce infatti per “istigare alla lotta” quel soggetto sociale che da anni ormai, data la deriva del sistema sanitario pubblico, subisce un regime di vera tortura e non di cura: il cosiddetto sofferente psichico. Ovviamente sono invitati tutti i soggetti che, vivono direttamente o indirettamente tali problematiche, al gruppo di ascolto che si riunisce presso il centro sociale Banchi Nuovi tutti i mercoledì alle 17.

L’art. 32 della Carta Costituzionale sancisce: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti ” e, quindi,  fa obbligo allo Stato di adottare ogni iniziativa, correlata alla disponibilità delle risorse realmente esistenti,  finalizzata al conseguimento di tali obiettivi. Nella Regione Campania tale dettato costituzionale non ha trovato finora una soddisfacente realizzazione.

La regione Campania persegue (in nome dei tagli alla spesa) il progressivo smantellamento di quel che rimane dell’assistenza psichiatrica territoriale e, nella attuazione di metodologie di cura orientate al  solo approccio farmacologico, produce fenomeni di cronicizzazione della sofferenza nei pazienti e nelle loro famiglie. I servizi territoriali, anche a causa delle enormi carenze di organico soprattutto tra le figure non mediche (psicologi, assistenti sociali, sociologi, antropologi, tecnici della riabilitazione, educatori), si sono ridotti a meri dispensatori di farmaci, con l’unico scopo di annichilire e normalizzare la personalità dei cittadini sofferenti. Sul versante psichiatrico, quindi, la situazione è particolarmente grave con un aumento dei TSO (trattamenti sanitari obbligatori) quale conseguenza dell’abbandono e del mal-trattamento negli interveti di cura. I metodi di intervento nella crisi diventano sempre più violenti, con l’utilizzo di dosi massicce di farmaci e il ricorso a pratiche di contenzione fisica (legare) che, combinate assieme, possono produrre effetti mortali. Nasce l’esigenza di opporsi allo smantellamento della Sanità Pubblica.

Il taglio dei flussi finanziari al privato convenzionato diverrà uno stimolo ai viaggi sanitari da sud a nord. I ricoveri in case di cura convenzionate si ridurranno e la sofferenza psichica avrà sempre più bisgno di grossi contenitori per la gestione per la gestione della malattia mentale cronica. Questi contenitori saranno strutture residenziali (SIR) che dovranno aumentare le loro capacità di accoglienza. Sarà anche inevitabile che le case di cura convenzionate si trasformeranno in SIR (Strutture Intermedie Residenziali): questo è quanto afferma il Forum Sergio Piro.

La rete dei servizi di salute mentale presenta segni di malfunzionamento. Il numero dei trattamenti sanitari obbligatori nei confronti di persone residenti a Napoli, attuati nei servizi psichiatrici ospedalieri, è elevatissimo rispetto ai valori nazionali e regionali (da: La salute mentale nei quartieri degradati, di Alessio Maione e Teresa Capacchione).

Il disagio mentale è un problema sociale: le Asl e la Regione Campania sono responsabili del grave peggioramento dell’assistenza per i sofferenti psichici.

Col piano De Luca–Polimeni (struttura commissariale) siamo di fronte all’ennesimo intervento locale di un programma europeo di ben più ampio respiro che il governo sta realizzando in Italia e che prevede la privatizzazione generale, la riduzione di ogni forma di garanzia sociale per le classi subordinate e l’instaurazione di un regime autoritario per fronteggiare lotte sempre più diffuse e violente. Urgenza della formazione di una rete territoriale che tenti di costruire una strategia unitaria di intervento e strategie sul problema della salute e della salute mentale, in particolare su questa tematica alcuni interventi hanno sottolineato l’importanza di approfondire ed allargare il concetto di “salute mentale”, di modo che tutti gli ambiti in cui si manifesti esclusione, reclusione, emarginazione, disoccupazione, povertà, abbandono e vere e proprie aggressioni alla vita, alla gioia, ai talenti personali, possano diventare terreno di organizzazione e lotta. La rete territoriale delle realtà di lotta si propone di costruire un’ottica  sistemica che coinvolga tutte le tematiche sociali su elencate senza peraltro annullarne le specificità.

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