Salgado: Che da Napoli parta un movimento che abbatta le frontiere

Mostra al Pan di uno dei monumenti dell’arte contemporanea, “non esistono razze ma solo uomini” l’incontro con la città

“Evviva Napoli, evviva l’arte, evviva Salgado”, questo, il senso della visita a Napoli del”monumento dell’arte contemporanea” mondiale Sebastiao Salgado.

Con queste parole l’Assessore Daniele ha affidato alla platea di affezionati il grande fotografo contemporaneo, che si è presentato alla città al Maschio Angioino, luogo oggi diventato teatro di grandi incontri culturali.

Il Maschio Angioino, fino a poco tempo fa luogo di risse e scorribande a causa dei Consigli Comunali, e oggi luogo di appuntamenti culturali di livello internazionale.

Daniele ha regalato allla città Salgado in una presentazione a braccio ammettendo di aver previsto questo immenso successo di pubblico, sala gremita, e gente finanche sulle scale che portano alla sala dei baroni,  al punto che forse non sarebbe stato male istallare anche degli altoparlanti per sapere cosa stava accadendo dentro.

“E’ un’immenso piacere e fortuna avere a Napoli  il maestro Salgado che è un monumento dell’arte contemporanea, un uomo che ha ascoltato e percepito  -il   dolore del mondo-, ed è risaputo che non c’è conoscenza senza sofferenza, egli ha illuminato tante zone ferite e doloranti ed ha raccontato il punto di vista degli ultimi”.

Dopo questa “overture” e aver ricordato che all’incontro era presente il grande fotografo napoletano Mimmo Jodice,  il grande maestro è stato affidato dall’Assessore ad un pubblico colto, attento e curioso.

E’ per me difficile parlare in italiano” ha esordito, affidando il proprio pensiero ad un amico che traduceva dal francese, lingua usata per comunicare con la nostra città.

“Io vorrei parlare dal fondo della mia arte e vorrei essere capace di condividere i miei pensieri con voi, ho avuto la fortuna che prima di dedicarmi all’arte ho praticato studi sociali e questo mi ha facilitato nella conoscenza al mondo sociale, artistico e politico.

Per essere fotografo ci vuole una conseguenza con le proprie attività, e stasera il mio scopo e raccontarvi le storie che ho visto e vissuto.

Il fotografo ha il dovere di restituire al mondo ciò che ha visto in quell’istante.

Io adoro la luce, che è il piacere di assimilare dei fenomeni che si possano scrivere attraverso le immagini. Il problema più grande è quello di evitare di fare delle foto fine a se stesse, inutilizzabili, che non servono a molto, dalle fotografie nascono racconti, romanzi inimaginabili sul nascere.Nel mio  primo libro,  -le mani dell’uomo- un lavoro che mi è costato 6 anni di fatica ho voluto indicare la tecnologia come la vera materializzazione del lavoro dell’uomo.

Come tante cose la fotografia è politica e io racconto la corsa dell’uomo e della società che naviga a forte velocità in una direzione egoista e e egocentrica.

Un fototografo non ha risposte da offrire a qualcuno, ma può solo porre domande, e le mie sono se il profitto sia la vera causa della nostra estinzione che tra non molto ci sarà.

Ad esempioIl polmone del mondo, l’Amazzonia, è distrutta ogni anno da produttori di legno e allevatori di bestiame, che devono trarre il massimo profitto dalle loro produzioni, questa sarà la vera causa di un’estinzione che avverrà a breve e a cui solo l’uomo, noi,  possiamo porre rimedio.

L’India ha ridotto immensamente le sue foreste, ha deviato i corsi dei fiumi, un Paese ricco di acqua e vegetazioni è finito a diventare produttivo solo per nazioni ricche e che posono spendere, ma il popolo indiano è rimasto povero come tanti anno or sono, perché i produttori investono in Paesi ove c’è povertà, miseria, e di uomini  e donne che si accontentano di poco, pochissimo per poter sopravvivere, questo è un egoismo materiale che sta affossando l’uomo e in generale la specie umana.

Non esistono razze o etinie, esiste l’uomo, non c’è una razza tedesca, italiana o francese, o canadese, ma ne esiste una sola, l’uomo, ed è solo l’uomo che può fermare questa corsa al suicidio che sta avvendendo alla luce del sole, ogni minuto che passa è la fine che rapidamente si avvicina.

Per quel che ho visto di Napoli posso dire che ho la speranza che da questa città possa partire un movimento che abbatta le frontiere, la vera causa di tutti i mali del mondo

Infine alla domanda fatta da una spettatrice, se la fotografia possa cambiare qualcosa risponde “io non credo che una foto possa cambiare il corso delle cose, ma al contrario penso che tutti insieme possiamo fare qualcosa per salvare la nostra specie”

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
No commento

Lascia risposta

*

*