Roberto Ormanni l’artista “sociale”

Nuovo colpo dell'Apogeo. Roberto tra Don Chisciotte e de Magistris con il sogno del Primo Maggio

È uscito in questi giorni l’album di Roberto Ormanni, in compagnia del suo quartet, formazione che da anni lavora ad un grande progetto

“il Quartet è un gruppo che solo per caso porta il mio nome, nel tempo abbiamo subito molti cambiamenti, abbandoni e nuovi amori, ma alla fine continuiamo sempre con il progetto iniziale”.

Lo si può considerare un disco sociale dal primo all’ultimo pezzo.

Infatti nel cd ci sono molte delle tematiche affrontate dai movimentisti, da coloro che lottano e sentono il bisogno di un mondo migliore.

quello che non siamo” è un viaggio che comincia con la più grande tragedia di Lampedusa, per passare alla morte del musicista rumeno Petru, tragicamente ucciso per sbaglio in un regolamento di conti tra camorristi al terminal della Cumana di Montesanto, e, per finire a una canzone dedicata a Don Chisciotte.

petroChi era Petru?

“Petro era un compagno di viaggio fantastico, leale, si,  cercava di guadagnare, ma mi diceva spesso che avrebbe anche suonato gratis, suonare gli piaceva troppo! Sono stato felice di averlo conosciuto e mi manca molto la sua amicizia, la sua morte violenta, sfociata in un mare di indifferenza mi ha molto segnato e ho sentito il bisogno di raccontare di lui”

Chi è oggi Don Chisciotte?

“Il mio Don Chisciotte è un ringraziamento ad una figura che reputo positiva e leggendaria. Di Don Chisciotte ne è pieno il mondo, sono perennemente in cerca di legalità e di giustizia, è un personaggio positivo ed è sempre convinto di essere dalla parte della ragione”

Se devo cercare un don Chisciotte nella mia città lo troverei a mio avviso nella figura del Sindaco De Magistris, cui darò il mio sostegno anche questa volta, un uomo che della giustizia ne fa una bandiera, de Magistris non è solo quello che ha liberato Napoli dai rifiuti, ma ha anche dato spazio a noi artisti di strada o in cerca di spazi con una legge che si è dimostrata vincente e unica, la normativa che di fatto liberalizza l’arte in strada la trovo grande, geniale, davvero passeggiare per il centro storico è come entrare nel teatro più lungo e variegato del mondo.

Il Sindaco si è dimostrato attento alle nostre tematiche, non dobbiamo mai dimenticarlo, Don Chisciotte lottava per cose ovvie, il Sindaco di Napoli si batte per cose normali, giuste, eppure chi gli è contro lo attacca proprio per il nuovo che ha portato in città e nel Paese”.

Le sue canzoni cercano di raccontare la crudezza di un mondo che corre per i fatti suoi, non dando ascolto a chi il invece lo lo abita, lo vive lo frequenta.

Ormanni & il QuartetRoberto fa la sua strada nell’ambiente universitario, è iscritto a Lettere e tra poco finisce, ma lui ambisce a lasciare uno spazio nell’ambiente musicale, suonando e sempre suonando.

E’ un artista di strada e dice “il miglior palcoscenico che esiste è quello che c’è per strada”, ma anche i suoi concerti nei centri sociali sono da considerarsi delle frustate ad un mondo grigio e cattivo, una giungla dove vince il più forte e quello che nasce in migliori condizioni e Stati, il mondo per lui  e non solo, è visto come una “cosa” privata tra banchieri e statisti che sparano a sproposito le loro ragioni intrise di violenza e ingiustizia, sarà per questo che afferma “il meglio di me lo do nei concerti  e in ambienti che si occupano di temi importanti e delicati. Come gli spazi liberati”.

Che cosa è è per Roberto la musica? Quale può essere il suo traguardo?

“La musica è qualcosa di straordinario, un’espressione di libertà, di voglia di vivere, credo che una canzone possa davvero non cambiare il mondo, ma mettere alla luce imbrogli e incapacità, la musica può spingerti a parlare, discutere, fare la rivoluzione”.

La musica, la politica, l’editoria lo stesso cinema sono telecomandati dal potere che l’utilizza per i propri interessi, il mio sogno a differenza di altri non è arrivare al festival di SanRemo e giocarsi il futuro in tre o quattro minuti, il mio traguardo è un altro, il “concerto del Primo Maggio” a Roma, quello è il luogo ove più di ogni altro piacerebbe esibirmi.

Cosa vuol dire essere musicisti a Napoli?

“Fare musica è uno dei mestieri più complicati che esista, anche perché le etichette maggiori, quelle di potere sono occupatrici di spazi che dovrebbero essere accessibili a tutti, e invece no.

Non andrò mai a un programma come X factor o the voice, a che servono? A darti una effimera visibilità per pochi minuti,  i parteciapnti sono costretti a firmare contratti che di fatto ti tengono frenato per molti anni, poi non puoi avere nessun seguito, resti in soffitta immediatamente dopo che sei stato utilizzato, prendete i casi di suor Cristina o altri che pure hanno vinto, cosa hanno lasciato? Cosa hanno prodotto? Dove sono oggi? No non servono, meglio la strada senza dubbio”

Roberto OrmanniMa Roberto non si ferma e continua come un fiume in piena.

“Credo che il mondo stia cambiando, ormai tutto nasce dal basso, la politica così com’è è finita, fallita, nessuno la segue e le astensioni sono l’immancabile segno di uno scollamento tra potere e utenza.

Stesso discorso per l’editoria, i piccoli giornali, soprattutto quelli on line possono effettuare il sorpasso ai danni di grandi testate sempre più assoggettate alla politica e ai suoi ultimi respiri, grazie alle piccole testate si può cercare di far camminare idee, valori e prodotti, penso che l’editoria dal basso possa vincere la sfida, c’è libertà, ovunque puoi trovare quello che cerchi, informarti su quello che ti interessa,  non solo quello cui vogliono che tu sia interessato”.

Quali spazi offre una città come Napoli ad un artista?

“Nella mia città, Napoli, si respira un aria di rete, questo è dovuto sopratutto ai collettivi che liberando spazi comuni, prima abbandonati o destinati a faraonici quanto inutili progetti, danno la possibilità a molti come noi di esprimersi al meglio, personalmente io sono stato anche fortunato trovando un’etichetta che mi ha aiutato e mi ha dato ascolto, l’”Apogeo” è una fantastica macchina di amici che portano avanti un progetto, partito dal basso con destinazione alta, in questo contesto ho trovato e conosciuto Andrea De Rosa e Sara Grillo, che più che come produttori si sono mostrati amici e attenti ai miei lavori, un rapporto più umano che professionale, questo è molto bello, in etichette di Stato ciò non avviene sei amico finché servi.

Lavorare all’Apogeo è una cosa fantastica, sopratutto per la storia che il quartiere Sanità ha in dote, lavorare dove sono nati i  maggiori esponenti della cultura e spettacolo partenopeo  già da se mette i brividi.

Nella produzione del cd “Quello che non siamo” sono stato molto sostenuto da Maestro Oscar Montalbano, che reputo il mio papà spirituale, Lavorare in questa etichetta è come stare con amici comuni ove s’intraprende un viaggio bellissimo e  puoi conoscere belle persone e avere rapporti umani fantastici.

ferma le trivelleLa vita del Musicista è spesso legata a piccoli o grandi compromessi, io finora non mi sono mai trovato di fronte la necessità  di doverne fare uno, ma credo che non accetterò mai di farne, non mi taglierei i capelli, non lascerei Napoli, al massimo potrei accettare qualche aggiustatina per un arrangiamento, ma non mi spingerei mai oltre”.


Dove porta “quelli che non siamo?

“Questo cd è un racconto trasversale che tenta di unire i migranti del mediterraneo, e i disperati di occidente, il potere e il vecchio cerca di metterli contro creando una guerra dei poveri, trucchetto che ha sempre funzionato, ma nella realtà c’è grande similitudine tra la disperazione di chi già è quà e chi arriva, disperati i comunque”
Come si è formato Roberto, e cosa offre oggi ai suoi amici e ascoltatori?

“Sono cresciuto con tre grandi prodotti, il mio disco preferito è anime salve di De Andrè, il film preferito “ladri di biciclette,  e come libro amo molto “Furore” di Steinbeck.

Ammetto di essere contrario a qualsiasi tipo di etichettatura, quando mi si chiede che genere di musica faccio rispondo non so, fate voi, a me basta suonare, dare attraverso note e parole il mio contributo a migliorare le cose, sognare progetti più giusti, il 17 Aprile andrò a votare per il referendum e voterò si, vincere sarebbe davvero uno sfizio troppo bello”

 

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