Roberto Bracco: Nobel negato per eccesso di coraggio

Oggi nasceva il grande drammaturgo napoletano, confinato nel dimenticatoio della cattiva coscienza di questo paese

Quest’anno il compleanno di Roberto Bracco, nato il  Il 10 Novembre del 1861, capita nel mezzo di questi giorni di confronto su una proposta di riforma costituzionale che ha spaccato il paese in due, dove chi dice NO è visto come nemico di un imprecisato miglioramento delle istituzioni. Storie come quelle di Bracco ci aiutano a ricordare quanta lungimiranza, nobiltà e coraggio invece, ci sia stata nel NO al  Fascismo, da parte di coloro che seppero interpretarlo meglio e prima di tanti altri, ed è sul loro esempio che molti di noi, speriamo la maggioranza, ribadiscono quel NO, per evitare la nuova minaccia di autoritarismo che scaturirebbe se il 4 Dicembre si realizzasse l’abbinata Riforma-Italicum.
Anche allora come oggi Renzi, si spacciava  l’autoritarismo per modernità ed efficienza, e senza il coraggio di quei NO, non avremmo avuto l’attuale Costituzione, e nemmeno  quel futuro di donne e uomini liber* di cui abbiamo goduto fino ad oggi.

Giacomo Puccini, no date

Tra i tanti martiri dell’antifascismo, la parabola esistenziale di Roberto Bracco è uno degli esempi più luminosi. Bracco fu un intellettuale integerrimo, ma anche uno spirito libertario, il suo essere un “antifascista da marciapiede”, gli fece intuire fin da subito a differenza di tanti altri, che, manganello e olio di ricino non potevano far presagire ad alcuna rivoluzione seria.
Oggi l’autoritarismo si concretizza con le alchimie politiche che creano maggioranze innaturali, allergiche al controcanto, sempre più sorde ai bisogni della gente.
Il manganello mediatico impone la diffusione dell’ideologica supremazia della finanza anche a scapito dei diritti umanitari e universali dell’uomo come quello alla salute ed all’istruzione.
La purga non è più a base di olio di ricino ma di austerità, imposta dalla TROJKA e somministrata mediante parlamenti non più eletti dai popoli sovrani, ma nominati da partiti totalmente asserviti ad un’elitè finanziaria trans nazionale, avanguardie di un regime finanziario mondiale, neo-nazista perchè discrimina i popoli, non più per razza o religione, ma in base al PIL prodotto.
Roberto Bracco napoletano nato nel 1861 e morto a Sorrento nel 1943, è uno dei tanti patrimoni italiani dimenticati e semisconosciuti dai più. Studente svogliato ma con una mente molto fertile, stimolata dai fermenti culturali dell’epoca, e da autodidatta si improvvisò giornalista, critico teatrale, poeta ed infine drammaturgo. Fino a diventare tra la fine dell’800 ed inizio 900, punto di riferimento importante per l’intero panorama culturale italiano, e senza alcuna esagerazione, il drammaturgo italiano più conosciuto al mondo. I suoi lavori furono tradotti in numerose lingue e rappresentati in tutta Europa ed in America del sud, prima di essere poi perseguitato dal fascismo e condannato all’oblio. Una condanna al silenzio proseguita poi anche nel dopoguerra, forse motivata dalla voglia degli italiani di chiudere un capitolo tristissimo della loro storia, vedendo in Bracco uno degli emblemi più forti.
luigipirandelloIl suo fu un teatro di pensiero , psicologico, innovatore rispetto ai contenuti del teatro borghese, spianando la strada al nuovo astro nascente Luigi Pirandello.
Roberto Bracco seppe indagare prima e meglio di altri, temi come la condizione femminile, l’impegno contro ogni forma di ingiustizia sociale, e poi l’assurdità della guerra, il suo antifascismo militante.  Una sua opera tra le tante, “L’internazionale”,  un atto unico ambientato in una decadente “belle epoque” , dietro l’apparente leggerezza della protagonista, la canzonettista Mignon, preoccupata dalla contrapposizione in guerra dei suoi numerosi amanti sparsi in tutto il mondo, esplodeva tutta la sua cifra antimilitarista, pacifista e di femminista ante litteram. Una scelta controcorrente la sua, molto impopolare per quell’epoca, che segnava un netto dissenso dal  concetto imperante di “guerra come sola igiene del mondo”. Una scelta pagata da Bracco con l’isolamento rispetto al mondo intellettuale di quegli anni, quello dei “futuristi” e dei “patrioti” come Gabriele D’Annunzio. In una lettera privata del 1915, scritta all’amica Rosa Gervasi, Roberto Bracco descriveva il suo stato d’animo nei giorni della “ conquista di Trieste”, annunciata dal “patriottico” D’Annunzio. Raccontava inorridito delle trionfanti ed eclatanti manifestazioni e della propaganda militarista dei giornali. Il suo essere scandalizzato da quel patriottismo d’occasione dei tanti intellettuali e giornalisti ….. “il più bieco affarismo spacciato per amor di patria”.
Il tutto mentre in quei giorni, lassù al nord come a Napoli, i morti non si contavano, uno ogni vicolo: “ma quella gente lì palpita, al più al più (di giorno) per la propria ambizione , io palpito di giorno e di notte per la vita altrui”. Ovviamente l’onda emotiva derivante dalle migliaia di morti, gli procurò l’accusa di codardia e di anti italianità che si portò dietro a lungo.
Ma nonostante questo, fu eletto nella lista Democrazia Liberale di Giovanni Amendola, diventando Deputato di opposizione a Mussolini, convinto che bisognava impegnarsi anche in prima persona per impedire l’affermarsi del fascismo. Tra il 1924 e 1926 fu proposta ripetutamente da alcuni accademici di Svezia e Danimarca la sua candidatura al Premio Nobel per la Letteratura,  alla quale le istituzioni italiane fecero mancare il loro sostegno. Nobel negato per il veto opposto da Mussolini , la punizione per il suo dichiarato antifascismo, veto  certificato da uno scambio epistolare intercorso tra due membri dell’accademia svedese.
eleonora-duseBracco fu ostacolato dal regime fascista e da quel mondo della critica vigliacco e prono al volere di Mussolini, fino a impedire la diffusione delle sue opere. Perseguitato dalla polizia politica di Mussolini, più volte gli devastarono la casa ai Quartieri Spagnoli, bruciando i suoi libri, compreso  un’opera inedita che poi non riscrisse mai più. Grazie all’intercessioni di Eleonora Duse nel 1929, riuscì a far tornare sulle scene una sua opera, quella che Bracco considerava come il suo capolavoro: “I Pazzi”.
La rappresentazione a Napoli fu un successo, ma all’Eliseo di Roma i fascisti irruppero durante lo spettacolo distruggendo le scenografie e picchiando selvaggiamente gli spettatori che avevano applaudito. Azioni squadriste esemplari, un chiaro monito per tutti gli altri teatri, affinchè si scoraggiassero dal mettere in scena le opere di Roberto Bracco. Seguirono anni difficilissimi e lontano da Napoli,  malato ed abbandonato da tutti, povero fino ad essere impossibilitato a curarsi, la censura oltre ad impedire la rappresentazione delle sue opere teatrali, impediva ai giornali di pubblicare i suoi scritti e la vendita dei suoi libri.

Grazie all’interessamento della diva Emma Grammatica, il ministro Alfieri del regime di Mussolini,  gli riconobbe un assegno di 20mila lire come vitalizio, ma Bracco lo rimandò al mittente, raccomandandosi che fosse destinato a chi ne avesse più bisogno di lui. Fu un grande smacco che mandò su tutte le furie Mussolini. Morì solo, il regime era riuscito a togliergli tutto, ma non la dignità!
Il 4 Dicembre votiamo NO anche per questi eroi!!

Roberto Bracco e gli «-ismi» del suo tempo
Armando Rotondi
Editore: Edizioni Scientifiche Italiane

L’intellettuale intransigente: il fascismo e Roberto Bracco
Pasquale Iaccio
Guida Editori

 

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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