Rifondazione: occorre unità, evitare l’ennesima sbandata

Viaggio in Potere al Popolo, intervento di Gabriele Gesso, Rifondazione non si è mai sciolta... ma bisogna preparare il cammino comune della sinistra

Al Segretario napoletano di Rifondazione rivolgiamo una domanda ripresa da una dichiarazione di Bertinotti, ex segretario Nazionale rilasciata a coffe break martedì mattina  “la situazione del Paese e la crisi della Sinistra è colpa solo di lei stessa”, a cui risponde

“Non ho letto questa dichiarazione. Dopodiché se lo ha detto ne prendo atto. L‘autocritica è sempre un esercizio positivo.

Sembra una frase premonitrice dell’intero intervento di Gabriele Gesso a proposito di cosa stia avvenendo all’interno di Potere al Popolo, di tanto lo ringraziamo.

Che sta succedendo in Potere al Popolo?  È una bella domanda, ma vorrei evitare di partecipare al coro delle tante ricostruzioni dei fatti. Non faccio parte del coordinamento nazionale di Potere al Popolo e quindi non ho vissuto personalmente le contrapposizioni. Posso sforzarmi di dare una lettura politica un po’ più distaccata.

Credo che si sia riversata sulla discussione in merito allo statuto di Pap, cioè sulle regole generali che dovrebbero essere condivise da tutti, una disputa sulla linea politica, che ha prodotto laceranti discussioni. In questo la responsabilità non può che essere di tutti e tutte, anche se è più facile riversare tutte le responsabilità su un unico soggetto, o magari sui partiti, Rifondazione, Sinistra Anticapitalista, PCI (gli ultimi due hanno lasciato Pap).

Credo che l’oggetto della controversia sia, a mio avviso la discussione sul cosiddetto “Quarto Polo”. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha promosso a partire dal giugno scorso degli incontri per proporre una “confluenza” tra forze diverse a sinistra.

Sebbene l’iniziativa partisse giustamente dalla costruzione dell’opposizione al governo giallo-verde, ha subito preso nel dibattito una proiezione elettorale, facendo pensare ad unità ampie non meglio definite in vista delle europee. Siccome sono abituato a parlare prima di tutto delle mie scelte, credo che Rifondazione Comunista abbia quindi sbagliato ad indicare, nel Comitato politico nazionale di luglio, nel “Quarto Polo” il suo principale obiettivo politico di fase. Una proposta poco chiara e senza interlocutori precisati, che ha spinto a pensare che lo scopo fosse appunto una unità generica da costruire attorno alla proposta di de Magistris.

Rifondazione si dichiarava quindi disponibile a stare dentro quella dimensione mentre allo stesso tempo stava costruendo Potere al Popolo. Ciò ha creato malumori dentro e fuori al partito e prodotto un’ incredibile realtà parallela, mi si lasci passare l’uso del termine.

Rifondazione è diventata nel racconto il soggetto elettoralista che vuol mettere insieme tutto per poterla sfangare alle elezioni europee ed in nome di questo obiettivo ha dato disponibilità al Sindaco di Napoli rispetto al suo progetto, che peraltro egli stesso definisce rivolto ad un’ampia coalizione per il superamento di settarismi ma fuori dalle logiche che hanno caratterizzato i fallimentari progetti di “unità della sinistra” in passato in Italia. Che è un discorso complesso. Io credo che il vero problema sia la dispersione di massa. Fino a quanto la ricomposizione dei soggetti sfruttati e colpiti dalla crisi strutturale del capitale è delegata a gruppi dirigenti di partito o di movimento, il rischio di fallire è grande.

Il paradosso è che la critica feroce arrivava da chi proviene ed è in DemA, da chi si è candidato con la lista DemA alle scorse comunali e anche da chi, in una riunione metropolitana di PAP, ci aveva comunicato la decisione di accettare la proposta del Sindaco a ex-Opg di entrare nella giunta comunale.

Giunta in cui ad oggi ad esempio, Rifondazione non è rappresentata, pur sostenendo la maggioranza in consiglio. Insomma se non è realtà parallela questa! Credo che di questa situazione abbia non poca responsabilità il gruppo dirigente nazionale del Prc.

Ma dall’altra parte, già dall’assemblea di Napoli dello scorso maggio, dunque ben prima della discussione sul “Quarto Polo”, ex-Opg e Rete dei comunisti hanno deciso di lasciarsi alle spalle il manifesto di adesione a PAP, che prevede la presenza di strutture organizzate anche se attraverso l’adesione dei singoli (si può leggere il manifesto sul sito di Potere al popolo) e di virare decisamente sulla costruzione di un partito e non di un Movimento Politico e Sociale. Il combinato disposto di questi atteggiamenti ha prodotto il desolante scenario di questi giorni.

Al livello nazionale è stato formalmente chiesto al coordinamento di PAP di prendersi un momento di riflessione. Prendere atto che gran parte degli aderenti non ha votato e creare i presupposti per ricomporre. Sabato ci sarà la direzione nazionale del partito e verrà fuori una posizione più articolata.

Se devo pensare che siamo nei pressi dell’ennesima scissione devo dire purtroppo sì. E sarebbe una iattura. Penso che lo spazio politico che Potere al Popolo ha occupato sia importante per ricostruire in questo Paese un movimento politico e sociale capace di opporsi concretamente alle politiche di austerità e all’avanzamento della destra.

Mi auguro dunque che prevalgano le ragioni dell’unità. Perché ciò avvenga c’è bisogno di chiarezza politica e senso di unità, che però non sia inteso come senso di annessione. Insomma: sarebbe utile che la direzione del PRC uscisse con una linea politica chiara e non riversasse tutta la discussione sulle contrapposizioni di questi mesi; democratizzazione del percorso con cambio di atteggiamento di ex-Opg e Rete dei comunisti, che non stanno facilitando processi inclusivi. Se è possibile un ricompattamento della situazione? Mi auguro di sì e lavorerò per questo obiettivo.

La Federazione di Napoli ha una posizione chiara su PAP. Come dicevo, ritiene quello uno spazio politico importante. All’ultimo congresso il documento che criticava aspramente le unità fallimentari stile Brancaccio e auspicava un’unità dei conflitti ha stravinto con percentuali altissime.

Purtroppo il clima ha condizionato le assemblee al di là delle posizioni politiche. In molti casi abbiamo assistito ad attacchi gratuiti a compagni dei territori solo perché erano iscritti a Rifondazione Comunista. Questo atteggiamento è inqualificabile. Bisogna rispettare chi lavora e stare nel merito delle questioni. Anche se comprendo che avere un capro espiatorio è sempre utile e funzionale. Facilita.

 Per ciò che mi riguarda sento la fiducia dei miei compagni e non c’è alcun problema da questo punto di vista, come dicevo la posizione della Federazione di Napoli è chiara. Qui da noi i cosiddetti vertici coincidono con la base. Il mio compito e quello di ogni compagno o compagna è innanzitutto quello di tenere insieme una comunità politica fatta di case del popolo e di esperienze diffuse su tutto il territorio metropolitano, di passione politica. Questi avvenimenti minano le motivazioni di tanti e tante. Io sono fra questi.

A domande com’è lo stato economico di Pap? rispondo che  non saprei. Gli aderenti hanno versato 10 euro e immagino che basti moltiplicare per 10 il numero degli aderenti.

 Così com’è certo che lo stato economico non è assolutamente protagonista del nostro dibattito  ci mancherebbe! Certo che no. Quest’ aspetto non lo prendo proprio in considerazione.

Ora, oggi,  importante portare avanti la battaglia per salvare l’esperienza, ma non in vista delle europee quanto per una prospettiva politica di lungo periodo. Sono stanco di parlare di elezioni. Sono importanti, ma rovesciamo l’ordine delle priorità. Non lavorare per le elezioni ma per unire ciò che questo sistema economico ha scientemente diviso. Poi i risultati elettorali saranno una conseguenza.

Su eventuali discorsi su come potrebbe essere il futuro della Comunità di Rifondazione, se correremo da soli e cose così dico: intanto non precorriamo i tempi e facciamo tutte le verifiche. Poi Rifondazione non si è mai sciolta, ha un suo simbolo e un suo statuto che restano. Il punto non è questo e che ad ogni passo falso ci condanniamo all’irrilevanza.

Oggi vediamo che  il nemico, o meglio l’avversario di classe, non è cambiato. Il governo giallo-verde si muove dentro le compatibilità europee e per far digerire questa propensione al proprio elettorato usa la propaganda e il populismo della destra più becera”.

 

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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