Ricordare Viviani nei giorni della pandemia. Teatro anno zero

Spunto dal grande drammaturgo: nessuno parla del teatro, nessun aiuto ad un settore in crisi. la nostra solidarietà, il teatro grida "almeno qualcuno paghi i debiti"

Scritto da Antonio Grieco

Siamo solidali con tutto il mondo del teatro, dal Produttore, ai Direttori e per finire al Magazziniere. in questo periodo stiamo sentendo parlare di tutto, tranne che per gli aiuti a compagnie e teatri  che avevano o stavano già preparando la stagione, spettacoli annullati, rette da onorare, spese correnti, ma nessuna parola. Come al solito la cultura, spesso sbandierata come “pane quotidiano” è lasciata sola. perché il teatro è solo.

Il grido che giunge da questo mondo così ricco di tutto, tranne che di denaro, è che almeno, un ente, Stato, Comune Regione, Città Metropolitana, paghi almeno i debiti contratti per la stagione, per non parlare di pensare a qualche investimento su compagnie che renderanno felici dai centomila ai tre spettatori.

Noi ci sentiamo parte di questo mondo, perché ci siamo entrati con la commedia “il caso Diciotti” quindi la nostra vicinanza è un obbligo visto che conosciamo bene tutte le vicende, soldi, tempo, ambizioni, illusioni e delusioni. che qualcuno faccia sentire la voce del Teatro. (CantoLibre)

Ricordare Viviani

 

L’ appello di Mario Gelardi per salvare i piccoli teatri; il ricordo di Raffaele Viviani nel settantesimo anniversario della morte: dai “Cantieri Viviani” all’ “Omaggio a Viviani”, ora in rete, del Centro Studi sul Teatro Napoletano Meridionale ed Europeo

Con Il contagio da covid 19, le nostre vite sembrano aver perso ogni legame col passato. Si vive solo nel presente, colpiti al cuore da un sistema orientato esclusivamente al profitto che ha respinto sempre più ai margini gli ultimi, i disperati, gli esclusi.

In questo dramma collettivo, distruttivo e “moderno”, un prezzo altissimo lo stanno pagando il teatro e gli attori, che si possono considerare da sempre una delle massime espressioni della fragilità e della precarietà sociale, come in questi giorni ci ha ricordato anche l’accorato appello di Mario Gelardi, regista e direttore del Nuovo Teatro Sanità, che di fronte alla insensibilità istituzionale (di Governo, Regione e di altri Enti di riferimento) per la drammatica crisi del settore – e in particolare per quella dei piccoli teatri – chiede che almeno siano pagati i debiti, che sia “Pagato il dovuto”.

E noi non possiamo che essere solidali con loro, con i tanti attori, registi e lavoratori dello spettacolo che oggi –  nell’impossibilità di creare eventi dal vivo – cercano di resistere, anche con  un utilizzo intelligente del web, difendendo la memoria del teatro, le tracce dei tanti autori, poeti e attori che ci hanno aiutato a capire il mondo.

Uno di questi grandi artisti di cui oggi si cerca di custodirne il ricordo anche attraverso la rete, è Raffaele Viviani – il grande poeta e drammaturgo stabiese di cui quest’anno cade il settantesimo anniversario della morte. Un evento che il mondo culturale e teatrale napoletano si era preparato per tempo a celebrare, partendo proprio da Castellammare di Stabia, sua città natale, dove – promosso dalla Regione Campania, dalla Fondazione Campania dei Festival, da Le Nuvole, da Vesuvioteatro e dallo stesso Comune stabiese – si è dato vita nel 2017 a “Cantieri Viviani”, un progetto triennale sulla drammaturgia vivianea – a cura di Giulio Baffi, cui hanno collaborato anche Pasquale Scialò, musicologo, e Antonia Lezza, autrice di importanti studi su Viviani e curatrice dell’opera completa delle sue poesie – che si proponeva di far conoscere ai più giovani la sua straordinaria produzione teatrale, poetica e musicale.

Nell’ambito di questo progetto – che comprendeva attività laboratoriali, mostre, spettacoli, seminari e concerti – straordinario rilievo culturale ha assunto la digitalizzazione e la pubblicazione in rete del “Teatro”, che ora – come ha scritto Lezza nel sito dell’Associazione “Centro Studi sul Teatro Napoletano Meridionale ed Europeo” da lei presieduta – “può essere più facilmente conosciuto, apprezzato e studiato dentro e fuori i confini nazionali”.

Altre meritorie proposte in seguito all’emergenza coronavirus sono state necessariamente interrotte. Dunque, il rischio che solo parte del programma previsto per ricordare Viviani venisse realizzato, sembrava ormai ineludibile. Ed è proprio partendo da questa amara constatazione che crediamo l’associazione diretta dalla prof.ssa Lezza sia stata spinta a promuovere (dopo l’avvio dell’interessante laboratorio fotografico “Viviani in un clik” con un gruppo di giovani guidati dal fotografo Pietro Masturzo) un “Omaggio a Raffaele Viviani” molto particolare. Si tratta di sette video realizzati con pezzi scelti in assoluta autonomia da altrettanti attori napoletani di grande talento: Lello Giulivo, Gino Curcione, Lalla Esposito, Tonino Taiuti, Gennaro Cannavacciuolo, Anna Rita Vitolo, Enza Di Blasio.

Un ritorno a Viviani, alla sua poesia e al suo mondo, che oggi – al tempo delle “Postverità” dove diventa sempre più arduo distinguere il vero dal falso – possiamo in fondo considerare come un vitale gesto di rottura all’interno di un sistema globale dell’arte che stenta a riconoscere le espressioni “altre” della nostra creatività. Pur nel diverso approccio drammaturgico, ciò che nelle performances di questi attori sorprende è l’intima, sentimentale connessione con l’orizzonte umano e artistico del grande autore attore napoletano.

Come se ciascuno di loro avvertisse in ogni istante la responsabilità di non tradirne l’afflato poetico, quel filo sottile che in ogni sua opera unisce mente e cuore, sentimento e ragione.

Da qui l’assoluto controllo del proprio comportamento attoriale, che possiamo riconoscere già dal primo video di Lello Giulivo che con lieve ironia interpreta “Commediografo” tratto da “Dalla vita alle scene con l’aggiunta di numeri di Varietà”; nel secondo video, Gino Curcione rilegge con naturalezza e semplicità “O santuario” da ‘A festa ‘e Montevergine”; segue Tonino Taiuti che nella penombra – e con straordinaria intensità drammatica – dà una interpretazione molto personale di “Quant’aucielle”, un testo poetico particolarmente allusivo della nostra condizione esistenziale; Lalla Esposito ci fa invece rivivere con sofferta partecipazione l’emozione del terzo atto di “Circo equestre Sgueglia”, capolavoro assoluto della drammaturgia vivianea; Gennaro Cannavacciuolo rilegge con eleganza “Fifi Rino”, una macchietta di grande successo sia nell’interpretazione dello stesso Viviani, che di altri attori comici del primo Novecento; mentre Anna Rita Vitolo, come assorta in un’intima confessione, interpreta “Chi ha fatto ammore a Napule”, un brano poetico che è un commosso atto d’amore di Viviani per la nostra città; infine, Enza Di Blasio, con verve spontanea e popolaresca, recita “Primitivamente”, quei versi in cui Viviani già scorge i disastri del consumismo e sogna il ritorno alla vita libera e semplice del mondo contadino.

Questo singolare omaggio a Viviani oggi è  visitabile in rete, e noi, insieme al Centro Studi sul Teatro che lo ha ideato, desideriamo ringraziare vivamente questi bravissimi attori napoletani che con la loro arte, anche nel buio di questa terrribile pandemia, ci consentono di tener vivo il ricordo di uno dei più grandi drammaturghi e poeti del Novecento europeo.

 

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  • Salvatore
    28 aprile 2020 at 13:43 - Reply

    È

  • Maria Luisa Crudele Borgia
    28 aprile 2020 at 15:00 - Reply

    In questo drammatico momento della nostra vita,uno dei settori maggiormente penalizzato è quello teatrale come evidenzia egregiamente Antonio Grieco,pur prendendo atto di tanti volenterosi che stanno lavorando sui social. Ma il teatro e tutti quelli che vi lavorano hanno bisogno del rapporto con il pubblico. Ma soprattutto hanno bisogno di lavorare per non morire di inedia e di fame. Antonio Grieco,come sempre,fa da cassa di risonanza dei problemi più urgenti del nostro Paese.