RI-BELLE, L’ALTRO TEATRO DELLE DONNE DI NAPOLI

“Ri-Belle sconvenienze, ribellioni e altre faccende” un' inedita performance andata in scena online, con la regia di Marina Rippa, sui canali digitali del Madre.

Scritto da Antonio Grieco

RI-BELLE, L’ALTRO TEATRO DELLE DONNE DI NAPOLI

Ri-Belle sconvenienze, ribellioni e altre faccende” è una interessante e inedita performance andata in scena online, con la regia di Marina Rippa, sui canali digitali del Museo Madre con grande partecipazione di pubblico

Mentre scorrono le immagini, dalle sale vuote del Museo Madre di Napoli che ospitano le opere della collezione permanente, fuori campo, ci giungono solo voci di donne che raccontano frammenti di vita e storie di personalità e artiste famose – come quelle di Mia Martini, Elisabeth Arden, Moana Pozzi, Gertrude Jekyl, Maria Callas e Christiane F. -, che in tempi diversi hanno lottato per la propria indipendenza e autonomia culturale contro una società maschilista e violenta.

Le immagini di cui parliamo si riferiscono ad uno dei due video performance inediti dal titolo “Ri-Belle sconvenienze, ribellioni e altre faccende”, con la regia di Marina Rippa, che l’associazione f.p. femminile plurale ha presentato online il 25 Novembre (sul sito del Madre), nell’ambito del progetto D-Madre della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e in occasione della Giornata Internazionale per la eliminazione della violenza contro le donne. Protagoniste di questo lavoro, in versione virtuale per l’emergenza Covid, sono 25 donne di tutte le età, individuate con bando pubblico e provenienti da diverse zone della città.

Il primo dei due video è dedicato a Pippa Bacca, straordinaria artista nipote del maestro dell’Arte Povera Piero Manzoni, brutalmente uccisa in Turchia, nel 2008, nel corso della sua performance itinerante “Brides on tour“ (“Le spose in viaggio”), in collaborazione con Silvia Moro; sorprende in ogni immagine di questo lavoro una profondità di sguardo che fa immediatamente pensare a una lacerazione interiore, a un dolore, a una parte di noi che ci è stata irrimediabilmente strappata da una inaudita barbarie umana. Così, quegli abiti da sposa che compaiono nel video ci appaiono al tempo stesso come lieve traccia di una drammaturgia dell’assenza ed un ricordo che vive nel presente, in quel sogno di liberazione che ogni giorno ritorna nella quotidianeità dell’universo femminile. Solo alla fine, nel cortile del Museo, incontriamo ì corpi delle donne che con movimenti lenti, ai limiti dell’astrazione concettuale, evocano uno spazio della vita in cui è ancora possibile riconoscersi come comunità di diversi.

Il secondo video mostra invece frammenti del progetto “La Scena delle donne” – percorsi teatrali con le donne a Forcella; un’idea di Marina Rippa che nel corso degli anni ha coinvolto tantissime donne napoletane, che hanno scelto il teatro per liberare la propria energia creativa e ricostruire identità e memoria del proprio vissuto. Ed è per questo che pur partendo da un contesto culturale molto strutturato come quello di uno dei quartieri più popolari della città, questo progetto, nel tempo, è apparso allusivo di un orizzonte più vasto, una dimensione umana comune alle donne che in ogni parte del mondo non hanno mai smesso di lottare perché siano riconosciuti i propri diritti, la propria dignità e soggettività.

In questa seconda performance virtuale, le immagini riprendono frammenti dei loro laboratori teatrali tenuti, oltre che al Madre, anche nello Spazio Comunale di Forcella.

Qui le donne si raccontano, parlano di se stesse, rivivono i loro sogni, l’insopprimibile desiderio di sottrarsi al dominio maschile, come nel racconto di una di loro che ricorda, con disincanto ed ironia, quando da bambina chiedeva al padre in regalo una bicicletta simile a quella dei maschi ma le veniva sistematicamente negata. Alla fine vincerà, otterrà in dono l’oggetto che ha sempre sognato, semplicemente perché  ha creduto in se stessa rifiutando di essere proiezione dell’ideale maschile.

Ma anche ai mariti non sarà facile far accettare la decisione di molte donne napoletane di uscire dal soffocante nucleo familiare per partecipare ai laboratori teatrali. Molto allusiva, e ben realizzata, anche la scena della sfilata di moda dentro il Madre, in cui, con disarmante semplicità le donne mostrano i loro corpi, in qualche modo irridendo ad uno dei riti più mondani e “sacri” della “Società dello Spettacolo”.

Questo delle donne dell’associazione femminile plurale è un modo nuovo di stare in scena che deve essere inteso in tutto il suo valore artistico, culturale ed etico; a colpire è soprattutto quell’energia profonda dei corpi che si manifesta in una gestualità naturale, in cui in ogni istante è possibile rintracciare il filo di una infantile innocenza; e dunque, in un mondo di false verità e illusioni, questa drammaturgia del corpo e della differenza femminile che svela un mondo reale, dobbiamo intenderla come un vitale gesto di resistenza dentro la Storia che ci spinge a immaginare altro: una società che sia rispettosa di tutte le differenze e possa ritrovare se stessa, rifondarsi come comunità, alimentare un più autentico sentimento del nostro tempo e della nostra vita.

foto di Sara Petrachi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un commento

Lascia risposta

*

*

  • Marisa Crudele Borgia
    15 dicembre 2020 at 14:17 - Reply

    I temi della Indipendenza e autonomia delle donne e della violenza che subiscono, prevalentemente in ambiente domestico, sono quelli trattati nella suddetta performance online. Antonio Grieco, sempre attento a tutte le forme dell’arte e ai problemi reali contemporanei registra e ne descrive tutte le sequenze.