Referendum abrogativo

Trivelle SI - Trivelle NO

Domenica 17 aprile 2016 dalle ore 7.00 alle ore 23.00 si terrà il referendum abrogativo per far decidere agli italiani se le trivellazioni per cercare gas e petrolio nella nostra penisola, mari compresi, debba continuare o no. Sul sito del Ministero dell’Interno si legge che: il Consiglio dei ministri, nella seduta del 10 febbraio 2016, ha approvato il decreto per l’indizione del referendum popolare relativo all’abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.

Il referendum contro le trivellazioni, promosso da nove consigli regionali, appoggiati da numerosi movimenti e associazioni ambientaliste tra cui il coordinamento No Triv, chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito quindi riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa. Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente.

La piattaforma Ombrina ricevuta da Nuovo Senso CivicoPer Greenpeace “Le trivelle sono una grave minaccia per i nostri mari, e già questo sarebbe motivo sufficiente per respingerle. Ma esse rappresentano anche un indirizzo energetico insensato, che condanna l’Italia alla dipendenza dalle fonti fossili. Un favore alle lobby del petrolio che espone a rischi enormi economie importanti come il turismo e la pesca”.

Purtroppo il referendum non è stato accorpato alle elezioni amministrative di giugno e quindi con uno spreco di circa 350-400 milioni di euro di soldi pubblici, tutto per cercare di non raggiungere il quorum necessario per la validità stessa del referendum che si attesta al 50% degli aventi diritto. Questo referendum è importante anche per dare la giusta direzione energetica all’Italia che, andandosi esaurendo sempre più petrolio e gas, dovrebbe andare verso le energie rinnovabili.

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