Razzismo e lotta per l’ambiente

Una sinistra coincidenza ha unito la Marcia del Secolo per l'ambiente e la giustizia sociale con la strage in Nuova Zelanda

Il mondo intero ha assistito, quasi in contemporanea, allo scontro tra due ideologie opposte:
Da un lato cortei gioiosi e colorati hanno riempito le piazze in tutto il mondo , ragazzi e non, animati dalla consapevolezza che per le sorti del pianeta tutto è connesso, mentre il commando che ha compiuto la strage nelle due moschee a Christchurch era animato da una teoria aberrante e di separazione come quella della supremazia bianca.
Un’idea che pretende la “rigenerazione” del mondo, dividendo gli esseri umani in razze, e la pretesa di assegnare ai “bianchi” maggiori diritti rispetto alle persone “non bianche”, anzi, preferibilmente con quest’ultimi fuori dall’Europa, così come dal Nord America, e ora perfino dalla Nuova Zelanda, dimenticando che in molte di queste terre, i coloni bianchi sono arrivati solo recentemente. In fondo uccidere 49 persone cosa significa se non  sentirsi diversi o separati da loro? La violenza che diventa rito, dove si  rivendica una specie di diritto, quello di determinare il destino altrui o di porre fine alla sua esistenza.
Una mentalità miserabile che ingigantisce l’ego ma che svilisce l’anima.
Combattere per l’ambiente invece equivale a combattere per la vita contro l’odio.  Significa riconoscere che le nostre azioni o non azioni hanno delle conseguenze, e le conseguenze derivano da precise responsabilità, ricordando sempre che siamo responsabili per il destino di questa terra, come per quello di tutti gli esseri viventi, ecco perché riconoscere l’interconnessione ecologica contiene una bellezza profonda, equivalente all’amore. Questa è la garanzia del perchè i movimenti come quello del Friday forFuture sono e resteranno non violenti.
Il mondo ha assistito all’ennesimo scontro tra ’incultura del razzismo e la cultura dell’amore per la vita.

Le teorie su cui si fondano le preoccupazioni per i cambiamenti climatici si basano sulla scienza, che riconosce l’interconnessione tra tutte le specie viventi e i sistemi come l’ acqua, il suolo, le stagioni, gli oceani, da cui dipende ogni forma di vita, compresa quella umana. Gli slogan e i cartelli di venerdi hanno ricordato quanto il nostro destino sia indissolubilmente legato a quello degli insetti, degli uccelli, della vita nel mare e nelle foreste e dalle malattie che inevitabilmente si diffonderanno su un pianeta più caldo.
Ci hanno ricordato che estrarre carbonio dal suolo per bruciarlo, ad esempio, produce un cambiamento del clima facendolo diventare più caldo e caotico, alimentando la violenza degli uragani, la furia degli incendi, temperature estreme e fenomeni come la siccità, estinzioni e carestie.
Lo sanno bene sia i popoli dell’interno con i loro raccolti falliti, sia quelli sulla costa, flagellati dagli uragani o come la popolazione della California, quando l’anno scorso alcuni incendi diventati ingestibili a causa di fortissimi e anomali venti, hanno contato un centinaio di morti, migliaia di ettari bruciati ed intere contee evacuate.
Sempre in tema di coincidenze, non è certo un caso che la negazione dei problemi climatici sia parte integrante del pensiero Liberista e di questa Destra regressiva, imperante ormai in quasi tutto il mondo. La loro idea di sviluppo e di progresso, da sempre ha fatto dei profitti derivanti dai combustibili fossili, uno dei pilastri fondamentali.
L’inazione e la negligenza volontaria sono comunque forme di azioni e possono avere conseguenze devastanti. Anche per il cambiamento climatico. Le politiche economiche neoliberiste,  i tagli alla ricerca, gli sgravi fiscali agli inquinatori, hanno portato le nazioni ricche a scaricare grandi quantità di anidride carbonica e altri gas serra nell’atmosfera. Se non si invertirà rapidamente la rotta, la crisi climatica farà del male alle persone in tutto il mondo, ma i Paesi che hanno contribuito al minimo al problema stanno per soffrirne di più. Nei prossimi decenni, il caldo estremo, la forte siccità e le inondazioni pericolose porteranno a migrazioni umane di massa dalle nazioni vulnerabili come quelle dell’Asia meridionale, dell’Africa subsahariana e dell’America latina

La presa di coscienza che tutto è connesso, significherebbe oltre a riconoscere che le nostre azioni hanno conseguenze, anche considerare come ineludibile la transizione energetica verso fonti “pulite”, accompagnate da politiche che disincentivino l’uso dei combustibili fossili.
In pratica sarebbe la negazione dell’attuale machismo liberista della destra basato sul “posso fare tutto ciò che voglio”, come lo sfilarsi senza alcuna conseguenza da accordi internazionali tipo quelli di Kyoto e Parigi. Un’idea che pretende di deregolare tutto da tutto e dove tutti possono semplicemente badare a se stessi, sia che si tratti di sicurezza individuale, ambientale, alimentare, che di qualità dell’aria e dell’acqua.  Quella di venerdi qualcuno l’ha definita la “Marcia del Secolo” per il clima e la giustizia sociale e in Italia ha detto una cosa fondamentale, che è finito il tempo di discutere, ora è tempo di agire ed anche i partiti devono decidere da che parte stare e dirci se preferiscono salvare il Partito o il Pianeta.

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
No commento

Lascia risposta

*

*