Rampini e la storia dello “scienziato” anti-Ogm pentito 

Operazione opaca de "la Repubblica". Uno dei suoi massimi giornalisti, s'occupa di OGM dando risonanza a un personaggio a dir poco controverso

Scritto da TIZIANO GOMIERO  Ricercatore indipendente.

Domenica 24 giugno, su la Repubblica, Federico Rampini ci ha presentato lo “scienziato” Mark Lynas e il suo pensiero sugli Ogm.

L’occasione: un articolo apparso su The Wall Street Journal, nel quale Lynas presenta il suo nuovo libro “Seeds of Science: How we got it wrong on GMO” (Semi di scienza: come ci siamo sbagliati sugli Ogm), dove l’autore spiega perché ci dobbiamo affidare agli Ogm per risolvere i pressanti problemi agroalimentari del mondo, e fa un pubblico mea culpa per la sua precedente militanza nel movimento anti-Ogm.

Non è ben chiaro che tipo di pezzo sia quello di Rampini. Non è una recensione del libro, di cui Rampini ha letto solo un’anticipazione, e che probabilmente non sarebbe in grado di leggere (Rampini è un noto giornalista di economia e politica, ma non è certo un esperto di agricoltura). Il pezzo di Rampini appare come un semplice sunto del testo apparso su The Wall Street Journal (Confession of an Anti-GMO Activist, trad. Confessione di un attivista anti-OGM), un brano che anticipa e pubblicizza il libro di prossima uscita.

Ciò che rende il pezzo di Rampini interessante, e degno di un commento, è il modo in cui è titolato e in cui il giornalista introduce e chiude l‘articolo. Rampini ci fa credere che l’autore sia uno scienziato anti-Ogm che ha preso coscienza dei suoi errori e invita chi ancora si oppone agli Ogm a ricredersi.

Perché Rampini faccia questo è un mistero. È chiaro dal titolo del pezzo su WSJ (Confessione di un attivista anti OGM) che Lynas si presenta come un attivista, non come uno scienziato. Nell’articolo, inoltre, Lynas scrive di essere uno “science writer by profession”, cioè uno che per professione scrive di scienza, non dice mai né di essere uno scienziato né di aver fatto ricerca. Da wikipedia e dal sito dell’autore medesimo vediamo che non si tratta ovviamente di uno scienziato, ma di un giornalista-attivista.

Mark Lynas è laureato in storia e si è occupato di problemi ambientali, come giornalista e come attivista, scrivendo per lo più sul cambio climatico. Non ha mai conseguito un dottorato di ricerca, né svolto attività di ricerca e non vanta alcuna pubblicazione scientifica. È noto come giornalista per la collaborazione con prestigiose testate giornalistiche britanniche (p.es. The Guardian) e per alcuni libri divulgativi di successo (in italiano “Notizie da un pianeta rovente”, Longanesi, 2005, e “Sei gradi. La sconvolgente verità sul riscaldamento globale”, Fazi, 2008). Dal CV si legge che nell’ottobre 2013 è stato Visiting Fellow all’ufficio per i programmi internazionali al College of Agriculture and Life Sciences (Facoltà di Agricoltura e Scienze della vita) della Università di Cornell (stato di New York, USA), non presso un gruppo di ricerca dunque.

Non è chiaro per quanto tempo Lynas sia stato Visiting Fellow, ma il titolo indica un ospite (in genere non salariato) di una università, che potrebbe essere invitato a tenere dei seminari, o svolgere delle ricerche per un certo periodo (anche una semplice ricerca bibliografica, la Cornell è una università privata). La presente occupazione di Lynas è alla Cornell Alliance for Science, uno spazio creato e finanziato dalla fondazione Bill & Melinda Gates presso l’università di Cornell per la promozione degli Ogm (così recita la presentazione). In sintesi, la Cornell Alliance for Science è un ufficio, con sede alla Cornell, dal quale si gestisce un sito web per promuovere gli Ogm. Gli impiegati presso questo ufficio non fanno ricerca ma pubbliche relazioni.

In un famoso seminario tenuto da Lynas a Oxford nel 2014, nel quale spiegava la sua conversione agli Ogm, Lynas ci informa anche sulla sua “etica professionale”. Per giustificare il suo cambio di opinione Lynas confessa che quando scriveva contro gli Ogm, non sapeva nulla sull’argomento, non aveva alcuna conoscenza di biologia o genetica, e non aveva letto alcun lavoro scientifico sul tema. Immagino che i nuovi datori di lavoro abbiamo provveduto a colmare le lacune.

Ma forse presentarci un Lynas scienziato anti-Ogm, ora pentito, serve a rafforzare il vero messaggio dell’articolo di Rampini, e cioè che gli scienziati, rappresentati da Elena Cattaneo, sono a favore, mentre chi è privo di cultura scientifica e si aggrappa a visioni ideologiche, rappresentati da Carlo Petrini, si oppongono. Spiace vedere un giornalista del calibro di Rampini trattare in modo tanto semplicistico e fuorviante un tema così complesso. Perché poi si debba far passare la professoressa Cattaneo, che si è sempre occupata di malattie genetiche e di cellule staminali, come un luminare sui problemi dell’agricoltura mondiale è un mistero della fede nei titoli scientifici (una dannosa credenza che affligge tanto i colti che gli incolti e che porta a credere che un esperto in un campo lo sia automaticamente in tutti gli ambiti dello scibile; ricordo negli anni Novanta il fisico Tullio Regge sostenere la sicurezza dei pomodori Gm, pomodori poi non più commercializzati perché poco produttivi a causa di impreviste modificazioni secondarie indotte dalla modificazione genetica).

La gestione del sistema agroalimentare tocca questioni agronomiche, ecologiche, economiche, sociali, politiche, molte delle quali di estrema complessità. Potrebbe ben essere che un Petrini, che si è sempre occupato della questione agroalimentare, della medesima ne sappia ben di più della Cattaneo, che ha passato la vita in un laboratorio a studiare le malattie genetiche umane.

Venendo al contenuto dell’articolo, su alcune questioni ho scritto in un mio predicente intervento, “Ogm sicuri, una colossale bufala mediatica”. Di seguito alcune note su alcuni punti dell’articolo di  Lynas sul WSJ, ripresi da Rampini su Repubblica.

In merito alla diminuzione dell’uso dei pesticidi del 37 per cento, il dato fa riferimento a un lavoro del 2014, di dubbia qualità, su cotone, mais e soia. Il lavoro usa molti dati datati (dove quindi lo sviluppo della resistenza da parte dei parassiti e delle infestanti poteva non essere un problema). Molti di questi dati provengono da relazioni tecniche, e stazioni sperimentali, non pubblicati su riviste scientifiche. La maggior parte di questi dati riguarda il cotone Bt, ma nell’analisi dei risultati si include tutto senza distinzione di coltura, anno di test rispetto all’introduzione della coltura Gm, area geografica, significatività dei lavori considerati…

Per il caso delle melanzane Bt in Bangladesh (prodotte dalla succursale indiana della Monsanto) Lynas ci racconta la sua storia senza riferimento ad alcun lavoro scientifico. Secondo quanto riportato da altri giornalisti (The Guardian 2014) un cinquanta per cento degli agricoltori che hanno coltivato melenzane Bt hanno visto i raccolti ridursi e hanno avuto le colture attaccate da parassiti.

Sul fatto che i suicidi degli agricoltori indiani non siano direttamente imputabili agli Ogm posso essere d’accordo. Tempo fa, per curiosità, ho visto la letteratura scientifica in merito e la problematica è assai complessa. Tuttavia alcuni ricercatori non escludono che, in alcune regioni, l’alto costo delle sementi Gm in concomitanza con ridotte produzioni, non possa aver esacerbato alcune situazioni critiche.

L’idea che vi sia un consenso tra gli scienziati circa la necessità degli Ogm è fuorviante (certamente immagino vi sia una posizione concorde tra i biotecnologi). Ciò che rende i sostenitori degli Ogm più visibili è la loro organizzazione e capacità di apparire nei media col loro messaggio. Il rapporto IAASTD (the International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development), sul futuro dell’agricoltura, pubblicato nel 2009, e finanziato dalla Mondiale delle Nazioni Unite, ha visto la partecipazione di più di 400 esperti internazionali, i quali hanno concluso che l’adozione degli Ogm non è la soluzione più adeguata ad affrontare i problemi di sicurezza alimentare e della fame nel mondo. Francesco Branca, direttore del Dipartimento Nutrizione e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (come molti altri noti nutrizionisti), ha spiegato che il riso dorato non è la soluzione adeguata a risolvere il problema di carenza di vitamina A. Credo che quasi tutti gli agroecologi (e tra loro vi sono molti importanti scienziati) siano critici verso questo approccio all’agricoltura. Che gli Ogm non risolvano il problema fame ce lo dicono i risultati dell’esperimento statunitense. Negli USA, da un ventennio, tutte le maggiori colture sono Gm, un trenta per cento di quanto si produce va sprecato/buttato, cinquanta per cento del mais e della soia sono bruciati per ridurre il surplus (biofuels), l’inquinamento e le malattie aumentano a ritmi vertiginosi, sempre più agricoltori finiscono in bancarotta e un cinquanta milioni di persone non riesce a nutrirsi adeguatamente.

Non mi pare che gli Ogm siano stati un grande successo per gli USA (per la maggior parte dei cittadini almeno, per alcuni senz’altro).

Come ho scritto nel mio precedente intervento, che si parli di Ogm va benissimo. Come tutte le tecnologie possono avere delle utilità. Benché io sia critico per l’uso che se ne è fatto fino ad ora, non escludo che non possano essere di qualche utilità in futuro. Se ne deve discutere però caso per caso, e il tema va affrontato con la dovuta serietà e correttezza nei confronti del pubblico e dei fatti.

Si ringrazia Ytalia per la cocessione

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