Quod agendum

Non è più possibile astrarre il contesto socio-economico da un ripensamento del rapporto uomo-natura

Ci troviamo ad attraversare un periodo di grave instabilità politica ed economica a livello nazionale ed internazionale, ma non è questo il luogo per una analisi approfondita di una situazione tanto frastagliata. Vorrei solo sottolineare che il futuro del pianeta dipende dall’intersezioni di politica, tecnologia, economia e scienza. Non è più possibile astrarre il contesto socio-economico da un ripensamento del rapporto uomo-natura e da una rivisitazione dello stesso processo evolutivo e cognitivo della specie H. sapiens.

Gli assetti storici maturati nel secolo scorso sono in crisi: il disordine demografico squilibra gli stati nazionali; la globalizzazione integra in un diverso rapporto spazio-temporale particolarità economiche-produttive; nuove contrapposizioni etniche si verificano negli e tra gli stati; nuovi sub-imperialismi si contendono spazi economici e militari.

In questo quadro le direzioni politiche della borghesia sono assolutamente inadeguate e vivono alla giornata: la maggioranza dei capi di governo delle massime potenze mondiali sono uomini di basso livello culturale e le masse popolari non trovano soggettività politiche in grado di far valere i propri interessi. Malgrado ciò, lavoratori, donne, comunità indigene, continuano a lottare senza essere sufficientemente visibili, evidenziando che le contraddizioni del sistema capitalista sono più vive che mai nella fase attuale del neoliberismo.

Anche le maggiori potenze europee sono lontane da aver raggiunto una posizione di stabilità politica: la Gran Bretagna è in crisi di governo nel mezzo del processo di Brexit; la Francia ha vissuto un anno di scontro dei gilets jaunes; la Spagna è tuttora senza governo; in Germania avanza l’ estrema destra; nei paesi dell’Europa orientale prevale il nazionalismo e nei Balcani movimenti antigovernativi riempiono regolarmente le piazze.

Il contesto economico è altrettanto preoccupante: dopo la crisi del 2008 (non ancora superata nel nostro paese) si prospetta una nuova recessione causata anche dall’aumento dei dazi e da scontri economici giganteschi.

Non è possibile analizzare la crisi italiana senza tener conto del contesto descritto; ogni riflessione riferita a scontri tra esponenti di partiti e sub-partiti, ogni posizionamento su singoli episodi non fa avanzare la comprensione della fase. Il dato più evidente è che si è costruito un governo basato su mediazioni su temi che corrispondono alle pulsioni degli elettorati delle singole forze politiche; nessuna scelta programmatica chiara, solo fumoserie per non scontentare nessuno dei partner di governo. Dietro le quinte l’affannosa ricerca di rispondere in modo più organico alle esigenze del sistema economico dominante, di venir incontro ai dettami europei, di sostenere un sistema imprenditoriale sempre più vorace, di sacrificare il pubblico ed i servizi sociali. È del tutto superfluo seguire il meno peggio; il programma che si è concordato non elimina le nefandezze del precedente governo e nuove convergenze si delineano sull’antipolitica a cominciare dalla riduzione del numero dei parlamentari. L’idea che questa maggioranza possa fronteggiare la destra emergente è del tutto sbagliata, anzi questa è la via per farla ulteriormente crescere.

In questo contesto sembra del tutto assente la sinistra d’alternativa: i residui di LEU balbettano cercando un’ancora di sopravvivenza in una non richiesta alleanza di governo. Le altre forze di sinistra non sono in grado di emergere sulla scena politica e mediatica ed assumere un ruolo politico chiaro essendo anche divise al proprio interno.

L’unica risposta possibile oggi è mettere momentaneamente da parte ogni velleità elettoralistica e concentrarsi sullo scontro sociale senza la cui ripartenza non sussistono prospettive di avanzamento del quadro politico. Naturalmente facile a dirsi, ma difficilissimo a farsi. Le resistenze dei lavoratori non sono del tutto assenti, ma sono disperse in lotte essenzialmente difensive; la direzioni sindacali sono del tutto inadeguate e compromesse con il sistema politico; le organizzazioni del sindacalismo di base sono autoreferenziali e in competizione tra loro. I movimenti per il clima e quello femminista sono invece in crescita e possono essere un fattore determinante se intraprendono la strada delle lotte su obbiettivi immediati e si collocano in una prospettiva anticapitalista.

L’unica strada è la riunificazione di quanto esiste nella sinistra d’alternativa diffusa per aprire un confronto programmatico: soggetti politici, organizzazioni sindacali, pratiche di mutuo soccorso, centri di cultura alternativa, movimenti ambientali ed antimilitaristi. È il momento di un’assemblea nazionale che veda tutti compartecipi, senza nessun tentativo di una parte di prendere le redini del tutto. Come Sinistra Anticapitalista stiamo cercando in queste settimane di confrontarci su questo con altre formazioni, ma il processo evolverà positivamente se si metteranno in campo, oltre alle parole, azioni concrete.

È per questo che l’agire politico di questa fase deve essere l’azione condivisa su temi quali il salario, l’occupazione, il regionalismo differenziato, l’antimilitarismo, l’ecosocialismo, il disagio sociale. Su questi temi bisogna agire politicamente in questo autunno e dobbiamo darci un adeguato calendario organizzativo per essere efficienti. L’azione deve essere parallela all’approfondimento analitico che superi una discussione che molto spesso è esclusivamente polemica spicciola tra i compagni.

Ci attende un anno di duro lavoro, ma con una adeguata pratica comunitaria, sono sicuro che faremo e faremo fare all’anticapitalismo, passi in avanti.

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

 

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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