Quattro giorni per liberare la città

La festa più bella, l'orgoglio di essere napoletani. Le quattro giornate raccontate dallo storico Giuseppe Aragno

Definire una festa, una rivolta che comunque ha causato circa 1000 morti tra partigiani e civili non è facile. Napoli, e non era certo la prima volta, irruppe su tutti i giornali del mondo, nei cinema Americani il 1 ottobre si comunicò come notizia precedente la visione del film: “Napoli caccia i tedeschi in tre giorni, gli alleati trovano la città libera”. con relative immagini del popolo esultante e a seguire dell’arrivo degli alleati.

E che dire della radio clandestina norvegese che aprì il notiziario dell’1 ottobre definendo eroico il popolo napoletano? pochi giorni dopo una piccola cittadina nordica seguendo l’esempio di Napoli si liberò da sola.

Napoli era la prima città europea a liberarsi della morsa nazifascista, a mani proprie attendendo da troppo tempo che gli alleati entrassero in città, giravano le voci, sono a Salerno, poi il giorno dopo sono a Sorrento, poi un altro a Vico Equense, erano giorni in cui giravano le voci e l’esasperazione popolare era messa a dura prova, in quei momenti il popolo subiva di tutto.

Leggendo la storia scopriamo gli atti più semplici, a Napoli sembrava esserci l’esercito più forte del mondo, invece sarebbe meglio definirlo un’accolita di camorristi, che entravano nelle case con i fucili imbracciati e rubavano soldi, beni, chi lo aveva l’oro, polli, farina e viveri, in poche parole dei ladri morti di fame, altro che potente esercito di forti soldati.  I fascisti  erano tutti spariti, e qualcuno passò dalla parte opposta unendosi al popolo in lotta.

Ladri e basta, perfino i resti di Corradino di Svevia furono messi su un camion destinazione Germania, anche alcune opere votive furono rubate, insieme ai risparmi della chiesa del Carmine, ma in quel caso nei pressi di Portici il popolo si oppose bloccando i camion con la refurtiva per riportarla al loro posto, Piazza Mercato.

4 giornate2Quell’accolita di mascalzoni in divisa si divertiva a distruggere patrimoni storici di inestimabile valore; come all’Archivio di Stato di Napoli, ove furono bruciati documenti risalenti al regno Angioino,

Napoli era di fatto occupata da 20mila ladri e teppisti delinquenti che scorazzavano per tutta la città rubando, distruggendo e uccidendo.

Al Colonnello Scholl fu affidato da Adolf Hitler l’incarico di “ridurre Napoli in cenere e polvere, che della città non restasse una pietra più grande di un metro quadrato”.

In pochi giorni i tedeschi cominciarono tutta una serie di provocazioni terribili, fucilazioni di massa ove la cittadinanza fu costretta a partecipare e battere le mani, pena la rappresaglia.

I cannoni tedeschi da Capodimonte, cominciarono a distruggere Porta Alba, Piazza Dante e Via Foria, poi un altro cannoneggiamento furioso si abbatté sul quartiere di Ponticelli,  dopo la morte di un marinaio sulle scale di Piazza Borsa ci fu l’assassinio di due ragazzi napoletani in un conflitto a fuoco contro i tedeschi. i due furono portati esposti sul tetto di un taxi per via Salvator Rosa, Corso Vittorio Emanuele, scendendo poi per Via Gilardi e fermarsi in una casa in un vicolo dei quartieri spagnoli, la scena è mirabilemente raccontata nel film “le quattro giornate” di Nanny Loy e candidato all’Oscar come migliore film straniero.

L’episodio scatenò la rabbia di quei quartieri, era la goccia che fece traboccare il vaso, per giunta cominciarono i rastrellamenti per reperire trecentomila uomini da mandare a lavorare all’estero, la convinzione di essere finiti diede il coraggio ai napoletani di ribaltare il destino disegnato da Hitler, morte e distruzione su Napoli.

Intanto a Napoli in quelle ore arrivavano i carri armati Tiger, una macchina invincibile, prodotta in numero ridotto, circa 1500, quasi tutti impegnati sul fronte francese, ma ben trenta arrivarono a Napoli, segno di quanto stesse a cuore la distruzione della città di Virgilio.

4 giornate 3La tarda mattinata del 27 settembre presso la Masseria Pagliarone, in Via Belvedere, alcuni partigiani, tutti ragazzi tra i 16 e i 30 anni, bloccarono una camionetta di militari tedeschi armati uccidendo l’autista e maresciallo, in quel momento si sparse la voce di quello che accadeva, e così in altri quartieri, come fosse diventato un gioco, cominciò la caccia al tedesco che presero a nascondersi e a cercare rifugi. la situazione divenne assurda, la città assediava gli occupanti.

Da Stella a Capodimonte, da Foria a Bagnoli e alla Sanità, e anche nella più prossima provincia a Nola e San Giorgio a Cremano, il popolo cominciò a mani nude, con pietre e poche armi rubate al nemico in qualche armeria debolmente vigilata, la caccia ai tedeschi e i temibili tiger.

Ci fu il bagno di sangue, la situazione divenne paradossale, 20mila uomini armati sino ai denti, carri armati di ottima fattura che retrocedevano e si nascondevano ora nella Floridiana, ora a Castel Sant’Elmo oppure nei tunnel delle funicolari.

I napoletani la battezzarono “la guerra strana” perché era sempre in movimento, si spostava di quartiere in quartiere, e tutti ma proprio tutti, borghesi, proletari, professionisti e artigiani, giovani, donne, anziani, bambini, anche i reclusi del riformatorio, che si costituirono in una piccola brigata capitanata dal comandantino Ajello, parteciparono alla caccia al tedesco.

hitlerNapoli non si ridusse a cenere e polvere come aveva comandato Hitler, ma apparve per tutta Europa come una città che, per la prima volta da quando il Nazismo cominciò a invaderla, si era liberata.

La notizia girò il mondo in poche ore, fu lanciata da Radio Londra, e sembra che lo stesso Giuseppe Stalin quando seppe disse una frase negli anni poi rilanciata da Ho chi Min, “nessun esercito potrà mai sconfiggere un popolo, dopo quel successo a Napoli possiamo dire che li annienteremo”.

Fu una corsa per tutta la città, il grido era uno solo “se n’hanna j”, in altre parole “se ne devono andare e basta”.

Il Primo ottobre il mattino presto cominciò la vera festa prima sfociata nel sangue ma quel sangue era lenito dall’esempio che i cittadini avevano dato al mondo, sconfiggere il nazismo era possibile.

La festa si ravvivò a piena sera con l’arrivo degli americani in città e con le loro musiche colori e cioccolata, da quel giorno comincerà per Napoli e l’italia, un’altra storia.

È una delle feste più belle e più antiche, che persegue un rituale ogni anno sempre consolidato, Napoli sente molto questa festa laica fatta di partecipazione, tra le tantissime manifestazioni che in questi quattro giorni ci sono in città,

Calendario delle manifestazioni:  http://www.cantolibre.it/le-quattro-giornate-di-napoli-1943-2015/

porco_rosso

ci piace ricordare anche quelle cosiddette non ufficiali, ma autorganizzante. A tal proposito, si prevede un evento particolare questo pomeriggio, presso il Chiostro di Santa Fede Liberata alle 18.30, della serie “piuttosto che essere fascista, meglio essere maiale” un film di animazione del 1992 di un popolare regista giapponese Hayao Miyazaki “Porco Rosso” è una storia antifascista con una tenera sceneggiatura che combatte gli elementi negativi della vita, la lotta contro la sopraffazione e i soprusi, una favola d’amore e, una serie di mirabili metafore contro la guerra.

Di seguito pubblichiamo una bella intervista del 2010 allo storico partenopeo Giuseppe Aragno a riguardo dei quattro giorni che sconvolsero tutto il Paese, con riflessioni anche amare e una sola certezza, tenere viva la Costituzione.

Le riprese sono di Massimiliano Giuliani, l’intervista di Vincenza Muto

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