Quatrano: voto Ruotolo e tifo per Aragno

il consigliere municipale parla delle suppletive, Aragno? arricchimento a Sinistra, la vicenda Collana? una truffa! in città c'è emergenza verde, il lavoro del Governo non è da buttare,

Contributo di Daniele Quatrano, consigliere municipale del quartiere Vomero Arenella da due legislature, figlio d’arte, di quel magistrato facente parte del pool partenopeo del Filone “Tangentopoli”

Daniele è appassionato militante prima di Rifondazione ora con Sinistra Italiana ci spiega un po’il quadro politico e cittadino di questi momenti, a cominciare proprio dalla sua Municipalità, cui sembra andare tutto per il verso giusto, il Vomero è una città nella città o è parte di essa?

 Faccio prima una battuta: dal numero di vomeresi che compongono giunta e consiglio comunale sembra che il Vomero sia la città e non parte di essa.

Ma al di là degli scherzi, secondo me è vero solo in parte che tutto vada bene! Perché? Viviamo in un quartiere con problemi diversi ma altrettanto complessi: penso alla carenza di spazi pubblici che ha reso difficile, ad esempio, l’apertura di asili nido comunali sul nostro territorio, penso a tutto quello che comporta la vocazione commerciale del quartiere in termini di lavoro nero e grigio o di riciclaggio di denaro da parte della criminalità organizzata (come altro si spiega sennò che i fitti commerciali in questi anni sono calati in tutta la città, mentre al Vomero sono, di fatto, raddoppiati ?

Ricordo, ancora, che sia la zona ospedaliera che importanti poli museali come Floridiana e San Martino ricadono sulla nostra Municipalità e questo non è solo motivo di vanto ma comporta un impegno triplo nell’affrontare i problemi. Per intenderci, se l’anello ospedaliero è bloccato dal traffico vuol dire che in mezzo alle auto sono bloccate anche le ambulanze.

Per quanto riguarda Floridiana e Collana. Ci vorrebbero due interviste a parte per parlare di loro.

Iniziamo dallo Stadio Collana, che – faccio un inciso – sarebbe giusto chiamare “Stadio della Liberazione” in ricordo dei tanti napoletani antifascisti che furono rastrellati, portati dentro lo Stadio e fucilati poco prima che scoppiassero le Quattro Giornate di Napoli.

Quello che sta avvenendo col Collana non è altro che una grande truffa a danno di cittadini e utenti: 5 anni fa la Regione guidata da Caldoro decide di affidare tramite bando di gara la gestione dello Stadio ai privati con la motivazione di non avere i soldi per la ristrutturazione, effettivamente necessaria, della struttura. Dopo 5 anni e infinite diatribe legali alla fine i soldi per la manutenzione straordinaria li ha messi in parte la Regione e in parte l’Agenzia delle Universiadi, ma l’affidamento della gestione al privato – la Giano srl – resta, ma (e qui invece le responsabilità sono tutte del Pd e di De Luca) senza dover pagare un solo euro di concessione per 15 anni.

Perché la società ipotizzava di aprire dei negozi all’interno della struttura che, si è scoperto poi, sono in contrasto con il piano regolatore del Comune di Napoli, risultato: la Regione “compensa” i mancanti introiti non chiedendo, appunto, un solo euro per tutti i 16 anni della concessione.
Come vi dicevo è una truffa bella e buona, il pubblico vede sottratto l’unico impianto sportivo della zona collinare ad una funzione anche sociale e se ne avvantaggiano solo i privati. E stiamo aspettando che escano le rette mensili per gli utenti per scoprire che il costo è aumentato di 5 volte rispetto a quello precedente alla gara.

La Floridiana invece, come si sa, è una struttura di competenza ministeriale e proprio dal Ministero sono arrivate rassicurazioni qualche mese fa di un investimento di due milioni di euro per la manutenzione del Parco, soldi che ancora non si sono visti nonostante, mi risulta, la direttrice Ambrosio abbia già presentato al Ministero un piano di intervento.

Oltre queste cose c’è anche da sottolineare che tra le tante emergenze della città c’è il  verde.

Si, perché l’inefficienza della macchina amministrativa ha trasformato una risorsa in un problema, se non un’emergenza.

Di base manca una cultura della manutenzione del verde, che o viene lasciato all’abbandono o viene aggredito e capitozzato in malo modo.
Non a caso, su impulso di molte associazioni e comitati ambientalisti, sia come Municipalità 5 sia come gruppo comunale “Napoli in Comune a Sinistra” abbiamo proposto l’approvazione di un regolamento del verde pubblico che innanzitutto dica quali alberature sono adatte al tessuto urbano e quali no, specifici come si mantiene il verde, preveda forme di partecipazione della cittadinanza (che su questi temi può davvero dare  un contributo vero e fattivo all’amministrazione).

Niente di tutto ciò è stato fatto e, peggio ancora, manca anche il censimento sullo stato di salute degli alberi che diventa fondamentale considerando che si chiudono le scuole ad ogni emergenza meteo, anche proprio per paura del crollo degli stessi alberi e il censimento permetterebbe di sapere quali aree sono più in pericolo e quali meno.

Il quartiere Vomero Arenella, e anche altri, sono  in questi giorni è agli onori della cronaca nazionale, la morte di Ortolani ci costringe di nuovo a recarci alle urne. Queste sono elezioni particolari, perché svolte nell’indifferenza pressoché totale della popolazione (in media alle suppletive vota il 15-20% dell’elettorato), per cui vincerà chi è in grado di motivare i “suoi” e spingere più persone alle urne.
Secondo questa logica l’unico nome che sembra creare entusiasmo nel proprio elettorato è Sandro Ruotolo.
Questo ragionamento non tiene però conto che nel seggio in questione il M5S, nonostante il disastro delle elezioni europee, ha retto e conservato circa il 30% dei voti. Diciamo che il risultato finale non è scontato.

Detto questo, a me sembra la cosa più normale del mondo che i partiti che compongono e rappresentano la maggioranza di governo (Pd, Leu, Iv) convergano in un’unica candidatura soprattutto per rafforzare gli scarni numeri della maggioranza in Senato. Ma allo stesso tempo mi sembra normale che un partito che si pone come alternativa di sinistra a questo governo presenti la sua candidatura.

Però, io che voterò Ruotolo,  non ho avuto problemi a firmare e far firmare per la candidatura di Aragno, quando mi è stato chiesto. Ritengo che sia solo un arricchimento del dibattito a sinistra.

In ogni caso finché si parla di nomi e non di proposte politiche che ci si divida o che ci si unica è totalmente ininfluente.

Siamo persone realiste e nessuno si aspetta grandi cose da governi che nascono in questo quadro di bipolarismo politico, e, con gli attuali protagonisti politici. Allora, avere un governo che non fa danni è già tanto e non lo dico per fare una battuta. Ci sono delle cose indiscutibilmente positive come aver messo definitivamente da parte flat tax, decreto Pillon e aumento dell’IVA. Ci sono scarsi tentativi di combattere l’evasione fiscale come di distribuire un po’ di soldi ai lavoratori invece di mettergli le mani in tasca, ma questi sono tentativi ancora troppo timidi Il problema vero è capire come vogliono mettere mano al memorandum ed ai decreti sicurezza, nessun governo “amico” può essere complice di quello che avviene nei lager libici. Devo però dire che Sinistra Italiana (il mio partito) in queste ore sta imponendo di mettere questo tema al centro dell’agenda politica, vediamo come va.

Ma, più in generale, sono elezioni marginali e l’affluenza sarà così bassa che solo il politicismo più misero potrebbe utilizzare il risultato delle elezioni, qualsiasi esso sia, per trarre bilanci su qualcosa, che sia il governo nazionale o quello cittadino.

Al Comune il bilancio della prima consiliatura è sicuramente migliore di quello sulla seconda. Il motivo è semplice: nel 2011 de Magistris era un outsider, sostenuto solo da un pezzo della sinistra napoletana e da una rete disorganizzata di sinceri e onesti cittadini, non c’erano quindi gli sciacalli che sono saliti sul carro del vincitore nel 2016. E, sia chiaro che non sto parlando solo di chi viene dal PD o dalla destra.

Per il futuro… mi chiedo non tanto il nome, ma quale sarà la coalizione che vorrà vincere la città,  mi auspico, più che l’ennesima discussione sui nomi, che si faccia un ampio e sincero bilancio sullo stato della città, che è in una condizione indubbiamente pietosa.

Ovviamente non deve neanche essere un referendum sì/no sul Sindaco, che può interessare solo i tifosi dell’una e dell’altra parte, ma un’occasione per mettere assieme le idee e le competenze migliori della città e che parli di problemi e fatti, non di nomi: dal porto alle periferie, dall’emergenza abitativa alle politiche sociali, dalla fiscalità locale al turismo, dal verde pubblico ai trasporti ecc.

Non vedo altra strada, l’alternativa sono gli accrocchi politici.

La politica deve essere e restare una passione, partiamo dal presupposto che la militanza politica ti riempie la vita anche se non la fai a tempo pieno.

Accertato ciò in 21 anni di militanza ho visto troppe persone vendersi per un piatto di pasta perché la politica era diventata la loro unica fonte di reddito.

Questo perché, purtroppo, non esistono più le grandi organizzazioni di massa a cui dedicavi la tua vita e nelle cui mani mettevi la tua vita (“il Partito non ti lascia mai solo” mi sa che si diceva) motivo per quale non possono esistere i “rivoluzionari di professione”.

Sia chiaro, questo vale per chi intende la militanza politica come dare il proprio contributo disinteressato alla costruzione di una società più giusta. Se per politica intendiamo la carriera politica allora, il tema non è farlo a tempo pieno o no, ma avere i soldi per farla.

La politica, anche a sinistra, è diventata una cosa per ricchi, per chi ha il tempo e i soldi di andare a farsi vedere a Roma nelle assemblee che contano, per partecipare ad ogni sacrosanto avvenimento politico. I dirigenti vengono scelti tra “chi ci sta”, e chi ci sta è colui – ripeto – che ha il tempo e le risorse per “starci”, non c’è altro criterio.

Dopodiché, visto che mi è stato chiesto dirò: in questi anni di attività istituzionale mi sono preso una laurea specialistica, abilitato alla professione e iniziato l’attività di dottore commercialista, proprio per fare politica da uomo libero

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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