Quando scoppiò la bomba

Ieri l'anniversario di quello che passa alla storia come la strategia della tensione, bombe in piazze e stazioni, un migliaio di mirti, e un tentativo di colpo di Stato. racconto di una giornata da dimenticare

Scritto da Vittorio De Asmundis

 Scrivevo per Umanità Nova “nonviolenza dinamica”. Ero nel pieno dell’organizzazione della Marcia Antimilitarista Napoli – Gaeta. C’era il Gruppo Anarchico Napoli 2.

l 12 dicembre del 1969 mi trovavo a Napoli nel pieno dell’organizzazione della Marcia Antimilitarista Napoli – Gaeta. Avevo già preso dei buoni contatti con alcuni Sindaci delle cittadine che sarebbero divenute le tappe della Marcia. C’era nell’aria una grande stupefacente attesa. Ma come? Un gruppetto di anarchici di quattro gatti che organizzano la prima Marcia antimilitarista  del Sud? Certamente, rispondevo candidamente, saremmo quattro gatti ma diventeremo un fiume in piena. Gaeta è il simbolo dell’oppressione militaresca, è il luogo del “carcere”, dell’infamia, dove molti testimoni di Geova scontavano la galera per obiezione di coscienza contro il servizio militare di leva obbligatorio, che sarebbe stato un anno dopo il carcere del primo obiettore politico napoletano Ciro Cozzo, che era il carcere di tanti proletari in divisa, derisi e umiliati per “il mancato mantenimento della posizione di attenti”, per aver urlato “signornò”, e perfino per chi era stato scoperto a scrivere sui tovagliolini di carta “viva la diserzione!”.

La Marcia si sarebbe snodata in 5 tappe. Da Napoli a Giugliano, poi da Giugliano a Castelvolturno, poi a Mondragone, quindi a Minturno e poi a Gaeta. Il gruppuscolo era Napoli 2, perché all’inizio era formato da due soli compagni, uno era Guido Giannini, l’altro non l’ho mai saputo. Poi eravamo entrati in una ventina, tra cui, ricordo, c’ero io, Silvano Redaelli, Mimmo Bianco, Ciro Cozzo, Peppe e Massimo Tassone, Maria Ingegno, qualche Alfano, forse Raffaele Intonti, e altri. Parlavamo di anarchia. Scrivevamo sui muri “Né Dio, né Stato, né servi, né padroni”. Certamente eravamo antimilitaristi, come potevamo non esserlo? leggevamo e diffondevamo Umanità Nova… Avevo studiato un nuovo tipo di nonviolenza, la nonviolenza dinamica, poi diventata la nonviolenza attiva, per distinguerci dai tanti falsi pacifisti che, allora come ora, affollavano le riunioni collettive e rompevano le scatole con il loro perbenismo piccolo borghese.

La nonviolenza non poteva rimanere nelle intenzioni di chi ha paura anche di urlare uno slogan, la nonviolenza doveva esprimersi nelle contestazioni, nelle disobbedienze, nelle obiezioni di coscienza, nella “Resistenza”. Nelle Marce. E con noi c’erano i cattolici del dissenso, preti, ragazze e ragazzi pieni di entusiasmo. Fui invitato dal parroco di San Giorgio a Cremano a parlare di anarchia ai suoi giovani parrocchiani. Un’atmosfera fantastica, parlai dall’altare di una chiesa a straordinari fanciulli con la bocca aperta e dagli occhi stralunati.

Poi venne il 12 dicembre. Ma ch’è stato? Ch’è succiesso? Na bomba! E’ scuppiata na bomba! Ma addò è scuppiata? A Milano! A Piazza Fontana!

Era scoppiata una bomba a Milano, a Piazza Fontana, 17 morti e centinaia di feriti. Ma chi è stato? ‘E fascisti? So’ state ‘e fascisti? No, ‘a televisione dice ca so’ state gli anarchici…

Stavo svenendo. Gli anarchici? Nun po’ essere… Gli anarchici nun hanno mai mmis’’e bbombe. Sono sempre stati accusati, ma mai, mai hanno colpito gli innocenti. Comunque ci fu un momentaneo fuggi-fuggi generale. Mi telefonarono i Sindaci, i segretari dei Sindaci delle cittadine contattati per la Marcia Antimilitarista. Ma che avete fatto? Avete messo la bomba a Milano? Ma non vi fate più vedere dalle nostre parti che vi cacceremo a calci in culo! Sporchi anarchici, assassini, maledetti terroristi! Figli di puttane!

La Marcia andò a finire a male. La gente ci puntava per le strade e ci inveiva addosso. Guido Giannini e altri avemmo perquisizioni e minacce. La sede di Napoli 2 fu sprangata e non si aprì più. Valpreda fu incarcerato e Pinelli fu suicidato. Ci incontravamo alla spicciolata e ci nascondevamo veramente come quattro gatti.

Ma fu un attimo. Ci fu immediata la riscossa. La Strage è di Stato!

Dopo pochi mesi aprimmo una nuova sede in Via Domenico Soriano a Piazza Dante e un nuovo Gruppo a cui demmo il nome di Gruppo Comunista Anarchico Kronstadt, con militanti e simpatizzanti e con la migliore gioventù di Napoli. Erano appena appena cinquantuno anni fa.

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