Quale futuro per la Grecia – e per l’Europa?

Le estenuanti trattative tra la Troika e la Grecia per evitarne il default si sono concluse con un buco nell’acqua.

Le proposte presentate da una parte e dall’altra sono state accolte con diffidenza ed hanno portato la delegazione greca ad abbandonare il tavolo delle trattative, rimettendo la decisione nelle mani del popolo. E Tsipras annuncia le dimissioni in caso di vittoria del “sì”.

Dal paese che ha inventato la Democrazia non ci si poteva aspettare nulla di diverso. Sarà il popolo a decidere, il 5 Luglio prossimo. Continuare a seguire le misure di austerità e il modello economico Franco-Tedesco oppure provare a ricostruire, poco alla volta, un paese ed un economia che appartengano veramente ai greci? La risposta sembrerebbe scontata.

Intanto il 30 giugno è stata depassata la deadline per restituire al FMI 1,6 miliardi di euro. Dalla mezzanotte del primo luglio la Grecia è quindi insolvente verso il Fondo Monetario Internazionale.

Ma come si è arrivati a questo punto? E’ vero, il governo greco si può biasimare per le spese folli e ben aldilà delle proprie possibilità, per la corruzione, per il mancato controllo fiscale dell’ultimo decennio. Ma da allora, tagli numerosi (e sostanziali) sono stati fatti seguendo il modello dell’austerità.  Considerando tra gli altri i tagli di stipendi e di pensioni, le misure adottate sarebbero state più che sufficienti per eliminare il deficit. Ma, ahimè, una tale politica di sacrificio e austerità ha avuto un impatto ben più ampio e devastante sull’economia greca, che è collassata su sé stessa: il prodotto interno calato del 25% , con una disoccupazione giovanile che ora tocca quota 60%. Difficile ricordare una depressione di tali proporzioni.

tsipras-varoufakisPrima di analizzare la proposta Europea, permettetemi qualche digressione. Molti si domandano che fine abbiano fatto tutti i fondi dati alla Grecia. Ebbene, non si deve dimenticare che la più parte di essi non sono andati al paese, ma bensì nelle tasche degli investitori stranieri, la più parte dei quali Francesi e Tedeschi. Inoltre, c’è da dire che i reali creditori (FMI e BCE) non hanno affatto bisogno di ricevere questi capitali, ma l’imposizione di una deadline e di sanzioni in caso di mancato pagamento serviva piuttosto a mettere pressione (politica) al governo centrale, non tanto amato dagli amici di Bruxelles. Un modo per far inginocchiare la Grecia, per farla implorare perdono e chiedere redenzione, un modo per trascinarla volontariamente sulla strada dell’austerità.

Tornando alla situazione degli ultimi giorni, la soluzione che la Troika (ovvero il triumvirato Commissione – Consiglio – Parlamento) ha proposto prevedeva ancora tagli e sacrifici, con riforme mirate. Diversi sono i punti: una riforma fiscale con forti misure legislative, una riforma delle pensioni, una riforma della Pubblica Amministrazione e un sistema di monitoraggio delle entrate per combattere la corruzione e l’evasione.

La proposta – ha dichiarato Juncker in un discorso strappalacrime – non prevede tagli agli stipendi né alle pensioni, ma piuttosto una riforma fiscale che mira ad aumentare il PIL dell’1% annuo, riformando il sistema delle pensioni, l’amministrazione pubblica e introducendo seri emendamenti contro evasione fiscale e frode.

Ma il Primo Ministro Greco e il suo entourage hanno rifiutato tale offerta, rimettendo nelle mani del popolo greco la decisione ultima. Già a Gennaio si era tenuto un referendum in cui gli ellenici avevano chiaramente dichiarato di non voler più sottostare ad un’economia e ad una politica di sacrificio, ma Tsipras ha deciso – un po’ a sorpresa di tutti i leader Europei – di chiamare un’ultima consultazione popolare, lasciando la possibilità ai cittadini di decidere del proprio futuro. Come biasimarlo?

Quali sono gli scenari possibili?

La vittoria del “sì” (nai) manterrebbe – anzi, rafforzerebbe addirittura – le misure d’austerità, ma darebbe la possibilità al paese di risanare il debito. Tutto questo in un processo lungo e doloroso le cui vittime sarebbero i cittadini greci. Un harakiri. Al tempo stesso porterebbe alla caduta del governo e all’apertura a nuove negoziazioni con il nuovo PM, cosa che (quasi) tutti gli stati membri si augurano.

Dall’altro lato, la campagna per il “no” (oxi), guidata da Tsipras e il governo spingono verso un rifiuto della proposta. La vittoria del “no” esprimerebbe la volontà del popolo greco di non ricevere più prestiti internazionali per le riforme, di non sottomettersi (ancora) ad un’economia che ha messo in ginocchio la penisola. Ci sarebbe il default della Grecia e – ipotesi da non scartare – la possibile uscita dall’Euro. Ovviamente Tsipras ci ha tenuto a sottolineare – in un intervento a reti unificate – come uscire dall’Eurozona non sia l’obiettivo e né tantomeno una soluzione auspicabile.

grL’uscita della Grecia avrebbe un impatto enorme sia per la Grecia che per gli altri paesi membri. Segnerebbe innanzitutto una sconfitta per un’Unione che si vuole superpotenza economica e sociale (?) ed aprirebbe le porte ad una possibile fine della moneta unica, soprattutto considerando l’impatto che tale risultato potrebbe avere sulla propaganda politica dei gruppi Euroscettici.

Per concludere, due elementi di riflessione. Il primo è che i due stati che guidano la Crociata per l’austerità – Francia e Germania – sono gli stessi due che mezzo secolo fa hanno beneficiato di un annullamento del debito pubblico nazionale e la consequente possibilità di far ripartire le loro economie. Ironico, non trovate?

Il secondo è che, proprio mentre io sto scrivendo, Thom Feeney, un commesso ventinovenne di Londra ha lanciato una campagna di fundraising su Indiegogo.com per pagare il la rata al FMI. Sembra un’assurdità, ma 1.6 miliardi di euro, divisi per 500 milioni di cittadini europei, fa circa 3€ a testa. Meno di una pita. Forse non si arriverà al raggiungimento della cifra, ma quello che conta è che sia nato un movimento dei cittadini, per i cittadini.

https://www.indiegogo.com/projects/greek-bailout-fund#/story

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